Scienza e Tecnologia 

Neuroscienze, il progetto Mnesys “apre” il cervello al pubblico: a Palazzo Ducale il giorno in cui la ricerca prova a diventare cura

Venerdì 30 gennaio 2026, dalle 9 alle 16.30, nella Sala del Maggior Consiglio , “MNESYS: Il viaggio nel cervello” porta in città ricercatori e istituzioni per raccontare risultati e prospettive del partenariato nazionale promosso dall’Università di Genova e finanziato dal Pnrr; previsti, tra gli altri, gli interventi di Maria Alessandra Gallone, Marco Bucci, Silvia Salis, Federico Delfino, Enrico Castanini e Antonio Uccelli, con videomessaggio del Nobel Thomas C. Südhof

Trasformare la ricerca di eccellenza in terapie concrete, comprensibili e, soprattutto, utili nella vita reale di chi convive con una malattia del sistema nervoso. È questa la promessa – ambiziosa e molto concreta – che accompagna “MNESYS: Il viaggio nel cervello”, la giornata conclusiva del progetto Mnesys che domani, venerdì 30 gennaio 2026, porta a Palazzo Ducale scienziati, clinici e istituzioni per raccontare cosa è stato fatto in tre anni e quali strade si stanno aprendo per la prevenzione e la cura. L’appuntamento è nella Sala del Maggior Consiglio, dalle 9 alle 16.30: l’evento è gratuito e aperto alla cittadinanza, con iscrizione richiesta dagli organizzatori.

Il progetto Mnesys, nato sotto la guida dell’Università di Genova, è uno dei grandi partenariati nazionali finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, con risorse che vengono indicate intorno ai 115 milioni di euro. Attorno a questa spinta si è costruita una rete ampia, descritta come la più grande in Europa per dimensioni nel settore delle neuroscienze: i numeri diffusi parlano di oltre 800 ricercatori coinvolti e circa 300 progetti, mentre la produzione scientifica viene quantificata oltre quota mille pubblicazioni internazionali, con un triennio di attività che ha generato una massa di risultati destinati a ricadere, nelle intenzioni, su diagnosi più precoci e terapie più mirate.

La giornata al Ducale nasce proprio con un obiettivo divulgativo: far uscire i risultati dai laboratori e dalle riviste specialistiche e metterli, finalmente, in dialogo con chi quei risultati li aspetta, li spera, li teme, o semplicemente vuole capirli. In sala, dopo l’apertura dei lavori, sono previsti i saluti istituzionali della consigliera del Ministero dell’università e della ricerca Maria Alessandra Gallone, del presidente della Regione Marco Bucci, della sindaca Silvia Salis e del rettore Federico Delfino; a seguire, la cornice scientifica sarà affidata agli interventi di Enrico Castanini e Antonio Uccelli e al videomessaggio del Premio Nobel per la Medicina 2013 Thomas C. Südhof, dedicato al valore delle neuroscienze nello sviluppo della medicina moderna.

Il programma, pensato per essere accessibile anche ai non addetti ai lavori, alterna momenti di confronto e focus tematici. Al mattino il racconto si concentra sull’impatto della ricerca sulla salute e sul sistema sanitario, passando dalle nuove strategie contro i tumori cerebrali alle prospettive su Parkinson e Alzheimer, senza trascurare le malattie del neurosviluppo e le domande più attuali sui disturbi della mente. Nel pomeriggio, invece, l’impostazione diventa ancora più “vicina” ai percorsi di cura, con sessioni parallele che permettono anche al pubblico di interloquire con i relatori e approfondire temi come epilessia, ictus e traumi cerebrali, sclerosi laterale amiotrofica, malattie neuromuscolari e medicina computazionale, quella che prova a costruire modelli e “gemelli digitali” del cervello per capire meglio diagnosi e terapie.

Per chi vuole partecipare, restano due passaggi pratici: verificare gli orari e presentarsi con un po’ di anticipo, perché la giornata è pensata per attrarre non solo addetti ai lavori ma anche cittadini curiosi e studenti, e consultare i canali ufficiali dell’organizzazione per l’iscrizione e gli eventuali aggiornamenti dell’ultimo minuto. L’idea, in fondo, è semplice e ambiziosa insieme: portare il “viaggio nel cervello” fuori dai convegni per pochi e farlo diventare un racconto condiviso, in cui la scienza non resta una promessa astratta ma un percorso che prova a tradursi, passo dopo passo, in cura.


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