Era finito online come un oggetto qualunque, ma era un tesoro del 1503: l’antifonario torna finalmente “a casa”

Oggi i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno riconsegnato al Convento di San Francesco d’Albaro un antico antifonario del 1503, individuato nel 2023 su internet grazie a un timbro della biblioteca francescana. Il manoscritto era stato donato illegittimamente anni fa a un privato e ora rientra tra i volumi antichi del convento

Un libro può sembrare solo un libro, finché non lo apri e capisci che dentro c’è un pezzo di storia. È con questo spirito che oggi, 29 gennaio 2026, nella sede del Convento di San Francesco d’Albaro, si è svolta la cerimonia di restituzione di un antifonario del 1503, un prezioso volume liturgico composto da pagine manoscritte con testi di canti su tetragramma a righe musicali. A riconsegnarlo al Guardiano dei Frati Minori Cappuccini, amministratore del convento, sono stati i carabinieri del locale Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, alla presenza dell’Arcivescovo metropolita Marco Tasca.

La storia del manoscritto, però, non comincia oggi. Riavvolgendo il nastro, si arriva al settembre 2023, quando l’antico volume è comparso in rete, pubblicato su un sito internet tramite una piattaforma social media. A far scattare l’attenzione degli specialisti dell’Arma non è stata soltanto la rarità del pezzo, ma un dettaglio che per chi lavora a tutela dei beni culturali può fare la differenza: il timbro dell’ente ecclesiastico presente su una pagina del volume, poi ricondotto alla biblioteca del convento.

Da quel momento si è aperta un’indagine che ha consentito di ricostruire un passaggio delicato: secondo quanto accertato, il corale miniato sarebbe stato illegittimamente donato circa vent’anni fa a un privato da parte di un religioso, come compenso per l’attività di volontariato svolta nella biblioteca francescana. Il manoscritto, tornato alla luce grazie al monitoraggio del web, è stato quindi riconosciuto dai frati, legittimi proprietari, che ne hanno chiesto la restituzione per poterlo ricollocare tra gli altri volumi antichi conservati nel convento, nel solco di una memoria che non è solo religiosa, ma anche culturale e identitaria.
Le risultanze investigative trasmesse all’Autorità giudiziaria hanno portato all’emissione di un decreto di sequestro del volume, eseguito a carico di una cittadina genovese. È un passaggio che sottolinea il ruolo della filiera istituzionale in questi casi: il lavoro sul territorio e online, la verifica delle provenienze, l’interlocuzione con i proprietari legittimi e infine l’atto formale che consente di riportare il bene nel suo contesto originario, dove ha senso non soltanto come oggetto antico, ma come testimonianza viva di una tradizione.
Il libro restituito è descritto come un corale miniato integro, datato 1503, composto da 108 carte manoscritte con parti musicali su tetragramma e testi di canti liturgici, con una legatura lignea in stile monastico. Non un semplice reperto da vetrina, dunque, ma un’opera nata per essere usata, consultata, cantata, e che oggi rientra nel luogo per cui era stata pensata, restituendo alla comunità un frammento concreto della propria storia.
L’operazione, spiegano i militari, si inserisce nell’impegno costante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale nella ricerca e nel recupero di opere disperse, con l’obiettivo di favorire la riappropriazione attiva del patrimonio culturale del territorio.
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