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«Quanti morti servono ancora?». Dopo l’investimento in Valle Scrivia, lo Spi Cgil alza la voce sulla provinciale 226 e chiede un tavolo urgente

Dopo l’ultimo incidente mortale a Savignone sulla strada provinciale 226, lo Spi Cgil chiede un incontro urgente a Città Metropolitana e Sindaco. Nel mirino il tratto tra Busalla e Casella, caricato ogni giorno da traffico pesante. Tra le richieste: tutor per far rispettare i 50 chilometri orari, manutenzione del manto, marciapiedi, controlli. Il Comune ha già scritto a Città Metropolitana e Carabinieri per concordare misure e interventi

L’ultimo nome è quello che riapre tutte le ferite e rende impossibile far finta di niente. Dopo l’investimento mortale avvenuto a Savignone lungo la strada provinciale 226, lo Spi Cgil Valle Scrivia chiede un incontro urgente con Città Metropolitana e con il sindaco di Savignone per discutere delle condizioni di manutenzione e sicurezza della provinciale. E lo fa con un messaggio che, nella sostanza, è un ultimatum civile: se non si interviene adesso, la scia di incidenti continuerà.

La richiesta: “Strada pericolosa, traffico pesante e interventi fermi”

Nel comunicato, lo Spi Cgil lega esplicitamente la richiesta di incontro al recente incidente nel quale ha perso la vita un pensionato residente in Valbrevenna, definendolo “solo l’ultimo di una lunga scia” di episodi lungo la provinciale.

Il tratto indicato come più critico è quello tra Busalla e Casella, con la parte “più consistente” che ricade nel territorio comunale di Savignone. Qui, sostiene il sindacato, insistono quotidianamente flussi pesanti che rendono la strada pericolosa e penalizzano chi vive e lavora lungo il percorso.

La petizione: 192 firme e nessuna risposta

Lo Spi Cgil ricorda anche che i cittadini non si sarebbero limitati alle lamentele informali: le segnalazioni sarebbero state presentate più volte “anche formalmente”. In particolare viene citata una petizione recapitata lo scorso novembre a Città Metropolitana e al Comune di Savignone con 192 firme allegate. Una petizione alla quale lo Spi Cgil dichiara di aver dato “sin dal primo momento” adesione piena.

Il punto che fa più rumore, però, è un altro: secondo il sindacato non sarebbe arrivato alcun riscontro ai promotori, e non risultano interventi “apprezzabili” messi in campo.

Cosa chiedono: tutor, asfalto, marciapiedi, controlli

Le richieste dello Spi Cgil e della cittadinanza vengono elencate in modo netto e operativo:

  • tutor lungo la tratta per obbligare i veicoli a rispettare il limite di 50 chilometri orari;
  • manutenzione del manto stradale, citando un “veloce degrado” della carreggiata;
  • ripristino dei marciapiedi dove esistono e realizzazione di quelli mancanti;
  • maggiori controlli da parte della polizia locale (che però nei piccoli comuni come Savignone non ha la consistenza di personale per garantire la sorveglianza h24);
  • altri provvedimenti ritenuti “non più rinviabili”.

Il Comune: richiesta di incontro anche su Birra e Besolagno

Nel quadro si inserisce anche un elemento amministrativo: il Comune di Savignone – nei giorni scorsi – ha già scritto a Città Metropolitana e al comando carabinieri provinciale per chiedere un incontro sulla sicurezza stradale e urbana nelle località Birra e Besolagno. Il ragionamento è quello tipico delle strade provinciali: la strada è provinciale e quindi ogni intervento strutturale richiede passaggi e autorizzazioni della Città Metropolitana; i carabinieri, in questa cornice, possono contribuire a individuare i punti più critici, rafforzare la lettura del rischio e garantire ulteriori controlli.

L’incidente che ha riacceso tutto: cosa sappiamo finora

La notizia dell’investimento mortale ha acceso il dibattito proprio perché riporta la provinciale 226 al centro di un tema più grande: la sicurezza sulle strade provinciali che attraversano piccoli centri, tra limiti di risorse, burocrazia e procedure. Secondo la ricostruzione pubblicata nei giorni scorsi, la vittima è Mario Parodi, pensionato di 66 anni residente in Valbrevenna, travolto da un furgone mentre attraversava in via Marconi sulla strada provinciale 226; il conducente del mezzo è stato denunciato per omicidio stradale e sono stati disposti esami per verificare eventuale assunzione di alcol o sostanze.

Nello stesso approfondimento viene evidenziato anche un punto tecnico che spesso diventa decisivo nelle valutazioni: la distanza delle strisce pedonali più vicine e la regola dei 100 metri, che può incidere nella ricostruzione delle responsabilità.

Perché la questione è esplosiva: provinciale “di scorrimento” ma con vita quotidiana addosso

La SP226, per come viene descritta da residenti e realtà locali, è una strada che in alcuni tratti funziona come asse di scorrimento, ma allo stesso tempo attraversa zone dove si vive: accessi, attraversamenti, auto in sosta, pedoni che devono passare da un lato all’altro per servizi e attività. È proprio questa sovrapposizione – “strada di transito” e “strada di paese” insieme – che rende ogni intervento delicato e ogni rinvio pericoloso.

Da qui la richiesta dello Spi Cgil: non un comunicato di circostanza, ma un tavolo urgente per definire cosa si può fare subito (controlli, segnaletica, manutenzioni rapide) e cosa richiede invece progettazione e autorizzazioni (marciapiedi, interventi strutturali, dispositivi di controllo della velocità).


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