Giunta Bucci, la Liguria si spacca sul “nuovo corso”: opposizioni parlano di regia nazionale, la maggioranza rivendica civismo e merito

Dopo la riorganizzazione della giunta regionale guidata da Marco Bucci, le opposizioni attaccano: per Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Lista Orlando–Linea Condivisa e Movimento 5 Stelle il civismo sarebbe ridimensionato e l’allargamento dell’esecutivo risponderebbe più a equilibri politici che ai bisogni dei liguri. Dalla maggioranza, Vince Liguria difende il ruolo delle liste civiche e Bucci respinge l’idea di “spartizioni”, sostenendo che la spesa non aumenti e che l’obiettivo restino risultati concreti
La riorganizzazione della giunta regionale ligure finisce al centro di un confronto durissimo, ma con una linea di frattura piuttosto chiara: da un lato le opposizioni che leggono il nuovo assetto come un segnale politico di “normalizzazione” dentro gli equilibri nazionali del centrodestra; dall’altro la maggioranza che rivendica civismo, merito e una scelta fatta per “dare risposte” e non per moltiplicare poltrone.

Il dibattito, in aula, ha toccato quasi tutto: autonomia della Regione, peso dei partiti di governo, costi della struttura politica, sanità e grandi opere. E, sullo sfondo, un punto che torna in più interventi: se questo cambio di assetto produrrà risultati misurabili, o se resterà una mossa di equilibrio interno.

La lettura del Partito Democratico: “civismo ridimensionato” e Regione più “allineata”
Il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Orlando ha sostenuto che, con il nuovo assetto, l’apporto civico che aveva rappresentato un elemento distintivo e decisivo della maggioranza risulterebbe oggi “chiaramente ridimensionato”. Orlando ha interpretato la riorganizzazione come una scelta che seguirebbe indicazioni politiche nazionali e come una scommessa precisa: nella sua lettura, Bucci starebbe affidando la Regione al peso politico di Edoardo Rixi.
Orlando ha collegato questo presunto spostamento di baricentro a conseguenze concrete: meno autonomia decisionale e maggiore inserimento nel quadro nazionale dei partiti. Ha aggiunto che, proprio quando servirebbe più forza negoziale, la Regione rischierebbe una posizione di sudditanza verso il governo centrale.
Sul piano delle politiche pubbliche, Orlando ha citato il tema delle infrastrutture come banco di prova: a suo giudizio, a fronte di una campagna elettorale centrata quasi esclusivamente su quel tema, oggi non si registrerebbero progressi concreti e resterebbero punti interrogativi su opere come tunnel subportuale, Val Fontanabuona e sull’aumento dei costi della diga. Ha chiesto inoltre maggiore chiarezza sul disavanzo della sanità, sostenendo che non possa essere un tema eludibile.
L’attacco del capogruppo del Partito Democratico: “manovra di sopravvivenza, non progetto”
Ancora più politica la lettura del capogruppo del Partito Democratico Armando Sanna, che ha definito l’allargamento della giunta non un progetto per la Liguria ma una manovra di sopravvivenza della coalizione di centrodestra. Sanna ha sostenuto che, dietro la narrazione di rafforzamento e competenze, ci sarebbero tensioni interne e una maggioranza da ricompattare.
Sanna ha anche contestato l’idea di una reale apertura alla società civile, affermando che alcune scelte presentate come “tecniche” verrebbero poi ricondotte rapidamente agli equilibri di partito. Nella sua posizione, il paradosso sarebbe che, mentre la Regione affronta crisi su sanità, trasporti, servizi e conti pubblici, l’esecutivo si allargerebbe, con l’obiettivo di guadagnare tempo e tenere insieme la maggioranza.
Alleanza Verdi e Sinistra: costi, centralizzazione e priorità sociali
La capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Selena Candia ha letto la riorganizzazione come “manovra di palazzo” e ha concentrato l’attenzione su costi e funzionamento istituzionale. Nella sua ricostruzione, l’aumento delle “poltrone” dall’inizio della legislatura avrebbe un costo stimato di un milione e mezzo di euro l’anno, e la maggioranza verrebbe tenuta insieme più da incarichi che da un progetto di Regione.
Candia ha inoltre criticato un’impostazione definita accentratric e ha richiamato vari temi sociali e di sviluppo: riforma sanitaria avviata “in fretta”, attenzione alla terza età, fuga dei giovani, emergenza abitativa, e assenza di un piano per lo sviluppo economico e la transizione industriale. È una piattaforma di critica ampia, che mette insieme governance e risultati.
Lista Orlando e Linea Condivisa: “rafforzare l’esecutivo senza rafforzare il Consiglio crea squilibrio”
Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando e rappresentante di Linea Condivisa, ha spostato il focus sul tema dell’equilibrio istituzionale: a suo giudizio, aumentare il numero degli assessori non sarebbe di per sé un problema tecnico, ma diventa un problema politico se non si rafforza parallelamente la rappresentanza e il controllo del Consiglio regionale.
Pastorino ha sostenuto che la scelta non produrrebbe automaticamente un salto di qualità nei servizi e ha indicato come preoccupante, in particolare, la gestione sanitaria: ha parlato di un assetto ribaltato in pochi mesi, con deroghe e incertezze organizzative, e ha messo l’accento su una riforma su un settore che pesa la maggioranza del bilancio regionale, chiedendo visione complessiva e più sanità territoriale.
Movimento 5 Stelle: “momento sbagliato” e tema opportunità istituzionale
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano ha definito la riorganizzazione una scelta politica nel momento sbagliato, dentro un contesto fragile: sanità sotto pressione, conti incerti, liste d’attesa e pronto soccorso in difficoltà, oltre a lavoro precario e territorio esposto al dissesto.
Nel suo intervento, Giordano ha anche sollevato un tema di opportunità istituzionale legato al passaggio di Claudia Morich da un ruolo dirigenziale apicale dell’amministrazione regionale alla carica di assessora. Ha chiarito che la richiesta non sarebbe una contestazione personale o delle competenze, ma una domanda di garanzie: presìdi di separazione dei ruoli, trasparenza, meccanismi di astensione, per tutelare credibilità e fiducia dei cittadini.
La risposta civica: Bogliolo rivendica peso elettorale e “nuovo civismo”
Dal lato maggioranza, Federico Bogliolo (Vince Liguria) ha respinto l’idea di “morte del civismo”. Ha ricordato che le liste civiche sarebbero legittimate da circa il 15,5 per cento dei votanti e ha sostenuto che il loro compito sia servire il territorio e dare risposte concrete, citando come priorità liste d’attesa, sovraffollamento dei pronto soccorso e criticità sulle autostrade liguri.
Bogliolo ha anche proposto una lettura più ampia: un civismo che non sarebbe alternativa ai partiti, ma forma politica autonoma e radicata nei territori, e che potrebbe assumere una connotazione nazionale con la Liguria come laboratorio. Nella sua impostazione, la nuova giunta offrirebbe l’opportunità di rafforzare questo percorso, a patto che produca risultati.
Bucci: “spesa non aumenta, niente manuale Cencelli”
Marco Bucci ha risposto in aula respingendo una lettura di spartizione. Ha sostenuto che il numero degli assessori non lo decide il presidente ma la legge dello Stato, e che la normativa consentirebbe di fermarsi a nove. Bucci ha affermato che la spesa complessiva non aumenterebbe.
Sul piano politico, ha rivendicato il civismo come metodo: servizio ai cittadini e non spartizione, dialogo con i partiti senza esserne condizionati. Ha respinto l’idea di applicare manuali di spartizione e ha insistito sul concetto di risultati concreti, sostenendo che ai cittadini non interessano le delibere in sé ma le soluzioni.
Bucci ha inoltre difeso il lavoro su sanità e rifiuti, contestando le critiche dell’opposizione e rivendicando una maggioranza numericamente stabile, ribadendo che i voti della coalizione restano 18 e che l’esecutivo intende andare avanti con determinazione.
Il punto di equilibrio: chi avrà ragione lo diranno i dossier
Al netto delle dichiarazioni, la questione centrale resta verificabile solo sui fatti: tempi e chiarezza sulla sanità, stato di avanzamento delle grandi opere, capacità di tenere insieme autonomia regionale e rapporti con il governo, e trasparenza su passaggi istituzionali delicati.
Le opposizioni descrivono una Regione più dipendente da equilibri nazionali e meno concentrata sulle urgenze quotidiane; la maggioranza rivendica invece un cambio organizzativo orientato a “fare” e a produrre risultati. In mezzo, i liguri giudicheranno sul terreno più concreto: liste d’attesa, trasporti, conti, cantieri e sicurezza del territorio.
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