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Aurelia chiusa, i sindaci chiedono «Pedaggi azzerati e più treni per i pendolari». E Arenzano chiede uno studio sul versante più instabile

Dopo la frana tra Vesima e Arenzano che ha bloccato l’Aurelia, i sindaci di Arenzano e Cogoleto scrivono ad Autostrade per l’Italia e a Ferrovie dello Stato: chiedono l’esenzione dal pedaggio in A10, lo stop a cantieri che riducano la capacità autostradale finché la statale resta chiusa e più fermate dei treni per aiutare i pendolari. Il sindaco Silvestrini chiede anche verifiche approfondite sul versante ritenuto oggi più critico

Quando l’Aurelia si spegne, Arenzano e Cogoleto non restano semplicemente “più isolate”: diventano, di colpo, due comuni compressi dentro un imbuto. Per chi ogni mattina deve raggiungere Genova per lavorare o studiare, l’emergenza non è un titolo di cronaca: è tempo perso, code, autobus pieni, e la paura concreta che un piccolo problema diventi una giornata intera da buttare. È con questo peso addosso che i sindaci hanno deciso di muoversi subito, mettendo nero su bianco richieste precise a chi può intervenire nell’immediato.

A raccontarlo è il sindaco di Arenzano, Francesco Silvestrini, con un video pubblicato sui social per aggiornare i cittadini dopo la frana che ha portato alla chiusura della statale tra Vesima e Arenzano. Silvestrini spiega di aver agito insieme al collega di Cogoleto, Paolo Bruzzone, inviando una doppia lettera: una ad Autostrade per l’Italia e una a Ferrovie dello Stato.

La richiesta ad Autostrade è diretta e nasce da una logica semplice: se l’Aurelia non è percorribile, il traffico e i pendolari vengono spinti sulla A10, e quel tratto diventa una sorta di “via obbligata”. Da qui, la domanda di esenzione dal pedaggio per chi è costretto a usare l’autostrada come alternativa alla statale chiusa. Ma non basta. I due sindaci chiedono anche un impegno operativo: evitare, finché l’Aurelia resterà interrotta, lavori di manutenzione straordinaria che possano comportare ulteriori riduzioni o chiusure del tratto autostradale interessato, perché il rischio è quello di sommare emergenza su emergenza e mandare in tilt l’intera mobilità del Ponente.

Sul fronte ferroviario, invece, il bersaglio è la tenuta quotidiana dei collegamenti. A Trenitalia viene chiesto un potenziamento “pratico”: più fermate ad Arenzano e Cogoleto, così da offrire ai pendolari un’alternativa realmente utilizzabile e da alleggerire la pressione sulla viabilità stradale. In altre parole, se la strada si strozza, il treno deve diventare più accessibile e più frequente nei punti in cui serve davvero.

Accanto alle misure tampone per reggere l’urto dei prossimi giorni, Silvestrini solleva anche un tema che guarda oltre l’immediato: capire, una volta per tutte, dove stia la fragilità più pericolosa del territorio. Il sindaco sottolinea che la frana si sarebbe verificata in un punto che, a suo avviso, non sarebbe collegato al progetto di Azienda Nazionale Autonoma delle Strade relativo alla galleria paramassi, ma in un tratto che negli ultimi tempi avrebbe già dato segnali di criticità, con un versante più ripido e più “nervoso”. Da qui la richiesta di un esame approfondito dell’intera zona, per individuare le vulnerabilità reali e non inseguire le frane solo quando sono già scese.

E c’è un ulteriore passaggio che pesa: la domanda di una valutazione complessiva delle criticità idrogeologiche, perché non tutte – viene evidenziato – sarebbero oggi coperte da interventi già programmati o inclusi in progetti esistenti. Un modo, insomma, per provare a spezzare il meccanismo più frustrante per chi vive su questo tratto di costa: aspettare la prossima emergenza per accorgersi che mancava un pezzo di prevenzione.

Intanto, mentre tecnici e operatori lavorano per affrontare la situazione, la vita quotidiana continua a bussare forte. E per due comuni che hanno un altissimo numero di residenti pendolari verso Genova, ogni ora di Aurelia chiusa è un problema che si moltiplica. Per questo la linea scelta dai sindaci è chiara: nell’immediato servono pedaggi azzerati e treni più “utili”, e sul medio periodo serve una risposta di sicurezza che non sia soltanto una toppa, ma una cura vera.


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