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Fine ciclo rifiuti, Amiu rompe il silenzio sul ricorso: «Avviso non adeguato, rischia incertezze e distorsioni di mercato»

Scontro tra Regione e Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana sull’avviso esplorativo dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti per l’impianto di chiusura del ciclo, Amiu spiega perché è andata al Tribunale amministrativo regionale: «Criticità giuridiche e procedurali, dubbi di coerenza con il quadro normativo e con le regole sulla concorrenza. Strumento non adatto alla complessità, rischio di incertezze e possibili effetti distorsivi sul mercato». Ora il ricorso seguirà il suo iter

La battaglia sull’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria non è più solo uno scontro politico tra Genova e piazza De Ferrari: adesso è anche una partita giudiziaria. Dopo la notizia del ricorso presentato da Amiu contro l’avviso esplorativo promosso dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti, l’azienda partecipata genovese rompe il riserbo e mette nero su bianco le ragioni della scelta: non una questione “di tempi” o un braccio di ferro di principio, ma – sostiene – un problema di coerenza giuridica, procedura e concorrenza.

La nota chiarisce innanzitutto un punto di calendario: Amiu comunica che il 20 gennaio è stato presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale in relazione all’avviso esplorativo di Agenzia regionale ligure per i rifiuti. Poi entra nel merito, spiegando che alla base ci sarebbero valutazioni “di carattere giuridico e procedurale” legate alla compatibilità dell’avviso con il quadro normativo e con le regole che governano il mercato.

“Strumento non adeguato”: il cuore della contestazione

Il passaggio chiave della posizione di Amiu è la critica allo strumento scelto. Secondo l’azienda, l’avviso sarebbe impostato con una modalità ritenuta non adeguata alla complessità delle procedure che dovrebbero portare alla realizzazione e gestione dell’impianto. Una formulazione, questa, che apre due scenari che Amiu considera pericolosi.

Il primo è quello delle incertezze procedurali: quando una procedura complessa viene incanalata dentro uno strumento ritenuto “debole” o ambiguo, il rischio – nella lettura dell’azienda – è di generare passaggi poco chiari, contenziosi, interpretazioni divergenti e, in definitiva, un percorso più fragile anche sul piano amministrativo.

Il secondo scenario è ancora più sensibile: i “possibili effetti distorsivi sul mercato”. In pratica, Amiu sostiene che l’impostazione dell’avviso, così come costruita, possa influenzare in modo non neutro la competizione tra operatori economici, incidendo sulle dinamiche concorrenziali o sulla parità di condizioni.

Cosa succede adesso: “il ricorso segue il suo iter”

La nota chiude in modo asciutto: il ricorso “segue ora il proprio iter nelle sedi competenti”. Tradotto: si entra nella fase in cui saranno i giudici a valutare se le criticità indicate siano fondate e se l’avviso debba essere corretto, sospeso o lasciato in piedi così com’è.

E qui sta il punto politico-amministrativo: mentre il contenzioso cammina, resta sullo sfondo la domanda più concreta, quella che interessa cittadini e imprese. La Liguria deve chiudere il ciclo dei rifiuti con un impianto terminale, ma su dove, come e con quali regole si sta giocando una partita che rischia di trascinare tempi e decisioni dentro un terreno sempre più conflittuale.


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