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«Il colpo è entrato in profondità. Emorragia irreversibile»: l’autopsia su Abanoud Youssef chiarisce la dinamica

Dai primi esiti dell’autopsia emergono elementi chiave sulla morte di Abanoud Youssef, lo studente ucciso a scuola: il fendente avrebbe provocato lesioni interne gravissime e un’emorragia massiva. L’indagato, compagno di istituto, è detenuto e accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi

La verità più dura, quella che pesa come una sentenza umana prima ancora che giudiziaria, arriva dai primi riscontri medico-legali. L’autopsia eseguita questa mattina sul corpo di Abanoud Youssef, lo studente ucciso a scuola alla Spezia, avrebbe evidenziato una ferita di eccezionale gravità: il colpo avrebbe causato lesioni interne irreversibili e una massiva emorragia che, in pochi istanti, avrebbe portato a un arresto cardiaco fatale.

Sono, secondo quanto riferito, i primi risultati dell’esame disposto dalla Procura e svolto dal professor Francesco Ventura, che si è riservato 60 giorni per depositare la relazione conclusiva. Un passaggio tecnico che, però, in una vicenda già segnata da dolore e tensioni, diventa immediatamente un punto fermo: aiuta a capire “come” si è consumata la tragedia, mentre resta aperta la partita più lunga – quella delle responsabilità – che si giocherà nelle sedi giudiziarie.

Una morte nei corridoi della scuola: indagine e accuse

La storia è quella che ha scosso un’intera comunità scolastica e cittadina: la morte di un ragazzo nei corridoi del proprio istituto. Per quel delitto oggi è detenuto Zouhair Atif, studente diciannovenne dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato (Ipsia) “Chiodo”, accusato di omicidio aggravato dai futili motivi.

Il giovane, secondo quanto riferito, si trova in carcere in isolamento e sarebbe sorvegliato a vista per prevenire gesti autolesionistici. È un dettaglio che racconta la tensione di queste ore e la necessità, per chi gestisce la detenzione, di evitare ulteriori tragedie.

Il movente ripetuto in Procura: “tutto per una foto”

Sul movente, nelle ultime ore è tornata centrale la testimonianza della fidanzata dell’indagato, una ragazza minorenne, ascoltata dai magistrati per circa due ore. La giovane avrebbe ribadito che il detonatore dei dissapori tra i due studenti sarebbe stato una foto che la ritraeva insieme ad Abanoud.

Non solo. La ragazza avrebbe anche raccontato un dettaglio che, se confermato, aggiunge un elemento inquietante alla ricostruzione di quella mattina: dopo l’aggressione, il diciannovenne sarebbe entrato nell’aula della minorenne mostrando il coltello sporco di sangue. È in quel frangente, secondo la versione riportata, che un professore lo avrebbe disarmato.

Sono passaggi che, inevitabilmente, finiscono sotto la lente dell’inchiesta e che saranno valutati con attenzione dagli inquirenti.

La Spezia si ferma: lutto cittadino e funerale in cattedrale

Mentre l’indagine prosegue, la città si prepara all’ultimo saluto. È stato annunciato il lutto cittadino e il funerale di Aba, che si terrà in cattedrale alle 15, celebrato da un sacerdote copto e da un sacerdote italiano. Il corteo funebre si formerà alle 14 all’obitorio, da dove partirà il percorso verso la chiesa. In cattedrale sono attese tutte le istituzioni cittadine: dal prefetto al direttore scolastico regionale, dal sindaco al corpo docente e al personale dell’istituto.

È la parte più silenziosa e collettiva di questa storia: quella in cui la città prova a trasformare lo shock in vicinanza, e la rabbia in rispetto.

La scuola nel mirino, la preside risponde: “Il silenzio non è omertà”

In parallelo, però, si è aperto un altro fronte: quello delle accuse, delle insinuazioni e del “processo mediatico” che in pochi giorni ha travolto anche la scuola.

La dirigente scolastica Gessica Caniparoli ha pubblicato una lettera aperta sul sito dell’istituto: “L’Einaudi-Chiodo prende le distanze dalle gravissime e ingiuste accuse mosse a mezzo stampa riguardanti l’operato dell’istituto in merito alla morte di Aba” e “intende specificare che il silenzio non significa complicità o omertà ma rispetto per un giovane la cui vita è stata brutalmente spezzata”. E ancora: “Il silenzio vuol rappresentare anche il rispetto per il lavoro delle istituzioni che stanno svolgendo le indagini”.

Parole che cercano di rimettere un confine: tra il dolore e il dibattito pubblico, tra le responsabilità individuali e la responsabilità – diversa – di una comunità scolastica ferita.

Il comitato dei genitori: “Valanga di fango, difendiamo l’onorabilità dell’istituto”

A sostegno della scuola si è schierato anche un comitato di genitori, con una nota che respinge con forza le accuse e il clima che si sarebbe creato attorno all’istituto. “Sentiamo il dovere morale di rompere il silenzio per proteggere la verità e l’onorabilità del nostro istituto”, scrivono, parlando di “una valanga di fango, accuse infondate e calunnie farneticanti”.

Il comitato descrive “uno spettacolo mediatico doloroso” e rivendica la risposta della scuola nei giorni più difficili: “Abbiamo visto un istituto che, pur ferito, ha reagito con una dignità immensa. È rimasto in piedi, aperto, presente”. E aggiunge che, mentre arrivavano “colpi ingiusti dall’esterno”, il corpo docente avrebbe speso ogni energia per sostenere gli studenti e gestire il trauma.

La doppia ferita: giustizia e comunità

Questa vicenda, ormai, ha due livelli che corrono insieme. Il primo è quello giudiziario: autopsia, testimonianze, ricostruzioni, accertamenti e un processo che dovrà stabilire responsabilità e circostanze. Il secondo è quello sociale: una città e una scuola che si ritrovano a fare i conti con una morte assurda, con le domande di genitori e ragazzi, e con la necessità di difendere dignità e verità senza trasformare il dolore in bersaglio.

Nelle prossime settimane arriveranno nuovi tasselli: la relazione finale del medico legale, gli atti dell’inchiesta, la definizione del quadro accusatorio. Ma intanto alla Spezia, nel pomeriggio del funerale, proverà almeno a fare una cosa: stringersi attorno ad Abanoud Youssef e alla sua famiglia, nel modo più semplice e più difficile.


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