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Amt, debiti per 200,5 milioni e la procura chiede il fallimento. La partita si gioca in tribunale e il tempo stringe

L’udienza è fissata per giovedì 12 febbraio davanti alla giudice Chiara Monteleone. Il debito verso Menarini (produttore di bus) è di 2,4 milioni e l’azienda sarebbe tra quelle che hanno presentato istanza

La situazione di AMT entra in una fase cruciale, perché la richiesta della procura di Genova, anticipata questa mattina da Matteo Indice e Tommaso Fregatti su “Il Secolo XIX”, punta dritto alla liquidazione giudiziale dell’azienda del trasporto pubblico, ritenuta non più rinviabile davanti a un’esposizione complessiva che, secondo i dati riportati, arriva a 200,510 milioni di euro. Un conto che pesa come un macigno e che non si concentra su un’unica voce, ma si distribuisce su più capitoli che, sommati, costruiscono il passivo: una parte rilevante riguarda i fornitori e le partite commerciali legate anche ai comuni azionisti, poi ci sono i rapporti con le banche, gli accantonamenti per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti, i debiti fiscali e previdenziali e le esposizioni verso le assicurazioni, oltre ad altre voci minori di natura finanziaria e tecnica.

Il primo passaggio ufficiale è già fissato: l’udienza è in calendario per giovedì 12 febbraio davanti alla giudice Chiara Monteleone. La richiesta di fallimento, però, si incrocia con un elemento che rende lo scenario meno lineare di quanto sembri. AMT, infatti, ha ottenuto il 24 dicembre l’accesso a una tutela nell’ambito della procedura di composizione negoziata, una sorta di “scudo” che la mette temporaneamente al riparo dalle iniziative dei creditori per 120 giorni. In sostanza è una finestra di respiro, ma non è un salvacondotto: serve a guadagnare tempo per costruire un percorso di risanamento. Esiste la possibilità che il tribunale scelga di rinviare la decisione finale fino a quando non sarà chiaro se la protezione avrà prodotto effetti concreti. Resta anche un’altra variabile: lo scudo non sarebbe intoccabile e, in presenza di elementi particolarmente gravi, potrebbe teoricamente venire meno.

C’è un dettaglio che pesa: lo “scudo” non è intoccabile. La normativa prevede che possa essere revocato se emergono elementi gravissimi e fin lì ignoti (ad esempio ipotesi di frode o fatti assimilabili).

Il creditore che può “bucare” la protezione: il caso Menarini

Tra i passaggi che emergono c’è anche un nome: Menarini Società Per Azioni, gruppo storico che produce autobus, creditore con un’esposizione oltre 2,7 milioni di euro e come soggetto che avrebbe presentato un’istanza, elemento rilevante nel mosaico delle pressioni che circondano AMT.

Dentro questo conto alla rovescia si gioca la vera partita. AMT dovrà chiarire quanto e come aumenteranno i contributi pubblici nell’ambito del contratto di servizio con Città Metropolitana, perché senza certezze sulle risorse è difficile immaginare un piano credibile. In parallelo dovrà mettere mano ai costi, individuando misure di contenimento che, secondo quanto riportato, potrebbero includere anche un pacchetto di prepensionamenti. E poi c’è il capitolo più delicato, quello che inevitabilmente tocca la politica e gli assetti societari: l’aumento di capitale e l’ingresso annunciato di Regione Liguria attraverso l’acquisizione di quote, un passaggio che viene presentato come uno dei tasselli decisivi per dare stabilità al futuro dell’azienda.

Sul fondo, intanto, resta un clima teso anche sul piano delle verifiche. Esistono un fascicolo conoscitivo e contestazioni interne che chiamano in causa scelte gestionali e trasparenza delle informazioni contabili verso soci e organi di controllo, oltre al fatto che alcuni documenti di bilancio non risulterebbero ancora approvati. Elementi che, pur viaggiando su binari diversi rispetto all’udienza fallimentare, contribuiscono ad aumentare la pressione in un momento in cui ogni decisione diventa più pesante della precedente.

Accanto al fronte economico, l’articolo cita anche il percorso parallelo dell’attenzione giudiziaria: un fascicolo “conoscitivo” coordinato da Marcello Maresca (pool reati finanziari) e dal procuratore capo Nicola Piacente.

Tra gli elementi richiamati compare il licenziamento dell’ex presidente e direttrice generale Ilaria Gavuglio. Nella lettera del nuovo consiglio di amministrazione (citata come acquisita agli atti) si parla di “gravi irregolarità gestionali”, omissioni e condotte che avrebbero inciso sul funzionamento aziendale e sull’equilibrio economico-finanziario, oltre che sulla trasparenza delle informazioni contabili verso soci e organi di controllo.

Nelle settimane recenti, sempre secondo l’articolo, gli investigatori avrebbero sentito anche il nuovo presidente Federico Berruti, ma i contenuti dell’audizione restano riservati. Viene inoltre ricordato che non sarebbero ancora stati approvati né il bilancio consolidato 2024 né il preventivo 2025.

Nei prossimi giorni, quindi, AMT si troverà a correre su due tempi: da una parte la scadenza del 12 febbraio, dall’altra la finestra dei 120 giorni che può trasformarsi in un’occasione di salvataggio oppure in un semplice rinvio del problema. Il punto è che il tempo, adesso, non è più un alleato: è la variabile che decide tutto.


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