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Genova, messa in suffragio dei deportati: “Commemorare non è un rito, è scegliere da che parte stare”

Nella chiesa di San Filippo in via Lomellini la celebrazione per i caduti nei campi di sterminio nazisti. L’orazione del presidente del consiglio comunale Claudio Villa richiama verità storica, responsabilità delle istituzioni e vigilanza contro odio e negazionismo

Questa mattina, nella chiesa di San Filippo in via Lomellini, si è svolta la messa in suffragio dei caduti nei campi di sterminio nazisti KZ, nel percorso di iniziative legate alla Giornata della Memoria. A tenere l’orazione commemorativa è stato il presidente del consiglio comunale Claudio Villa, che ha impostato il suo intervento come un richiamo alla responsabilità civile, oltre che al ricordo.

Oggi, nella nostra Genova, città che ha inciso nella storia d’Italia il sigillo della dignità e della libertà, ci raccogliamo per commemorare i martiri dei campi di sterminio. Lo facciamo con rispetto, sobrietà e gratitudine, sapendo che ogni volto, ogni nome, ogni storia che ricordiamo è una luce che squarcia l’ombra del più radicale disconoscimento dell’umano”, ha detto Villa, sottolineando che “commemorare non è un rito formale. È un impegno morale, un atto di cittadinanza, una pedagogia civile che ci aiuta a riconoscere i meccanismi dell’odio e a disinnescarli prima che si ripetano. Commemorare è scegliere da che parte stare”.

Nel suo discorso Villa ha ricordato come nei campi furono cancellati “popoli, comunità, differenze e dissidenze”, citando tra le vittime “ebrei perseguitati per il solo fatto di esistere, rom e sinti, deportati politici, omosessuali, disabili, testimoni di fede e resistenti”. Ha poi rimarcato che “la verità storica non è opinione, non è negoziabile” e che negarla significa colpire la democrazia: “La verità storica è fondamento della convivenza; negarla è attentare alla democrazia”.

Villa ha legato la memoria alla storia della città, parlando di una Genova che non vive il ricordo come “passatempo”, ma come responsabilità: “Genova conosce la memoria non come passatempo, ma come trasmissione di responsabilità. La nostra città ha visto il coraggio della Resistenza, ha custodito archivi, testimonianze, pietre d’inciampo che raccontano deportazioni, arresti, vite spezzate”. E ancora: “In questi anni, Genova ha fatto della memoria un bene comune, un patrimonio civico che non si consuma in un giorno, ma che vive nell’educazione, nella partecipazione, nel rispetto della dignità di ciascuno”.

Il presidente del consiglio comunale ha insistito sul fatto che la Giornata della Memoria non chiede neutralità: “La Giornata della Memoria non ci chiede silenzio, ma parola; non ci chiede neutralità, ma scelta; non ci chiede soltanto commozione, ma vigilanza”. E ha richiamato anche il tema dei linguaggi, soprattutto nell’epoca digitale: “Nel tempo presente, in cui le piattaforme digitali amplificano e distorcono, siamo chiamati a un nuovo alfabeto della responsabilità, capace di distinguere verità da falsità, e discussione da insulto”.

La parte finale dell’intervento ha messo al centro i rischi contemporanei: “Razzismo, antisemitismo, xenofobia, linguaggi disumanizzanti, e persino forme di negazionismo o riduzionismo storico minano la convivenza e la fiducia pubblica. È nostro dovere chiamarli per nome, senza ambiguità, e agire di conseguenza”. Villa ha ribadito che “negare, ridurre, relativizzare la storia dei campi di sterminio non è un’opinione: è un oltraggio alle vittime” e che la memoria, da sola, non basta se non si trasforma in educazione e cittadinanza: “La memoria è la nostra difesa, ma non basta ricordare: occorre educare, leggere, visitare i luoghi della memoria, ascoltare le testimonianze, proteggere gli archivi, sostenere la ricerca storica”.

In chiusura, il messaggio è diventato una dichiarazione di identità civica: “Genova sa che la memoria non divide: unisce. Non condanna il presente: lo responsabilizza. Non chiede vendetta: chiede giustizia” e “non commemoriamo solo ciò che è stato: impegniamo ciò che saremo”. L’ultima frase, quasi un motto, ha sigillato il senso della mattinata: “Genova ricorda, Genova vigila, Genova custodisce l’umano: finché ci sarà memoria, nessun odio potrà dirsi innocente”.

Alla funzione erano presenti, tra gli altri, il consigliere Claudio Chiarotti per Città Metropolitana, l’assessora e vicepresidente del Municipio IV Claudia Benassi, il consigliere regionale Stefano Giordano, la questora Silvia Burdanese e il vice prefetto Stefano Piccolo.


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