“Basta, il quartiere è stanco”: le proteste per i disagi attorno a via Montevideo accende la replica di Genova Antifascista

Dopo il racconto attraverso diversi media dello stato d’animo dei residenti della Foce, esasperati dalle chiusure ricorrenti, Genova Antifascista risponde con un messaggio durissimo: «quella sede non va spostata, va chiusa». E sostiene che dal quartiere arrivino «ringraziamenti e incoraggiamenti» a continuare le manifestazioni

Da settimane, ormai a ritmo regolare, la zona tra piazza Alimonda e via Montevideo torna a vivere lo stesso copione: strade chiuse, deviazioni, traffico a singhiozzo e residenti che si ritrovano a fare i conti con una quotidianità interrotta. Ieri, sulla nostra pagina Facebook, abbiamo pubblicato un post che provava a raccontare proprio questo: lo stato d’animo di chi abita e lavora lì, dove si trova la sede di CasaPound e dove, con frequenza ravvicinata, si svolgono le iniziative di Genova Antifascista contro l’associazione neofascista.


Il punto emerso dai commenti – al netto delle tifoserie – è semplice: la stanchezza. C’è chi distribuisce colpe alla “parte politica avversa”, a seconda dello schieramento, ma la maggior parte delle persone non sembra nemmeno voler entrare in quella dinamica. Chiede solo una cosa: far finire i disagi.

Oggi arriva la risposta di Genova Antifascista, che sui propri canali pubblica un post (corredato dalla foto dei cartelli appesi alla sede di CasaPound) e ribalta completamente la lettura della giornata.
“Spostate questa sede”? La risposta: “Va chiusa”
Nel messaggio, Genova Antifascista parte da una frase comparsa su uno dei cartelli affissi attorno a piazza Alimonda, riportandola così: “Genova ‘BASTA!! SPOSTATE QUESTA SEDE, IL QUARTIERE E’ STANCO DEI DISAGI CAUSATI’ questo è stato scritto su uno dei tanti cartelli appesi nelle vie attorno a piazza Alimonda. Questo, nello specifico, è proprio appeso alla saracinesca di Casap….”
Da lì il salto: “Quella sede non va semplicemente spostata, VA CHIUSA, come ogni covo fascista di questa città!!!”
Poi la parte più politica – e più polemica – del post: secondo Genova Antifascista, il quartiere starebbe comprendendo sempre più “la radice politica del disagio” e molti residenti “sempre più spesso dalle finestre si affacciano per ringraziarci e ci incitano a continuare e a non lasciarli soli”. E chiude con una frase che è, di fatto, una contestazione diretta al termometro dei social: “Questa è la realtà, non sono i commenti sui social!”
Due narrazioni opposte, un’unica certezza: i residenti restano in mezzo
La distanza tra le due letture è evidente. Da una parte il racconto di chi vive la zona e dice “basta, non se ne può più”, spesso senza voler aderire a una bandiera, ma chiedendo una normalità che sembra sempre rinviata. Dall’altra, Genova Antifascista che sostiene che la spinta reale del quartiere non sia quella della “fine delle manifestazioni”, ma quella della chiusura della sede, e che il sostegno esista e sia crescente.
In mezzo ci sono le strade, le chiusure, i sabati complicati e le attività commerciali che devono convivere con deviazioni e transiti bloccati.
Per ora, una cosa è chiara: la protesta non si ferma, la sede di CasaPound continua a rimanere dove è, e il quartiere – qualunque sia la sua maggioranza silenziosa – continua a pagare il prezzo più immediato: tempo, pazienza e normalità.
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