Cultura - 

Ieri i cento anni della Grande Genova: la città che si è allargata fino a diventare “tante città in una” e oggi rivendica i suoi territori

Dal grande “allargamento” del 1926 alle celebrazioni del 2026: Genova nasce dall’unione di identità fortissime. Salis vuole ridare centralità ai Municipi, Montanari punta sulle trasformazioni urbane del Novecento, Bucci ricorda che gli ex comuni non sono mai stati periferie

C’è una data che ha cambiato per sempre la mappa e l’anima di Genova: 14 gennaio 1926. È il giorno in cui nasce la Grande Genova, l’unificazione che trasforma il capoluogo in una città lunga, articolata e inconfondibile, capace di tenere insieme costa e valli, delegazioni e quartieri con storie diverse ma con lo stesso mare sullo sfondo.

Prima del 1926: Genova aveva già iniziato ad allargarsi

La “Grande Genova” non arriva dal nulla: già nell’Ottocento la città aveva capito che la crescita non poteva restare chiusa nel perimetro tradizionale. Il primo grande passo risale al 1874, quando Genova ingloba diversi comuni della bassa val Bisagno che oggi consideriamo parte naturale del tessuto urbano. È l’inizio di un processo: Genova diventa sempre più una città che assorbe, collega, intreccia.

Il 1926: l’unificazione che ridisegna tutto

Il salto vero, però, è quello del 1926. Con l’unificazione entrano nel Comune diciannove comuni allora autonomi, dal ponente al levante, passando per la val Polcevera e la val Bisagno. È l’atto che porta Genova a estendersi lungo l’arco costiero e dentro le valli, creando una metropoli particolare: non una città con “periferie” indistinte, ma un mosaico di centri con un’identità ancora riconoscibile.

Da lì in poi cambia tutto: il peso del porto e dell’industria, la pianificazione, i servizi, la governance. L’allargamento serve anche a far combaciare l’amministrazione con una realtà che, nei fatti, era già urbana e interdipendente. Ma produce un effetto culturale ancora più forte: molte zone continuano a sentirsi “se stesse” dentro Genova, e questa doppia appartenenza – al quartiere e alla città – diventa uno dei tratti più tipici dei genovesi.

Centenario 1926–2026: la politica riscopre le identità locali

Nel centenario, la sindaca Silvia Salis ha collegato direttamente quella storia al presente, sostenendo che la Grande Genova nasce proprio dall’unione di comuni con identità forti e che oggi il compito dell’amministrazione è valorizzarle, restituendo ai territori un ruolo centrale e attivo nel rapporto con il Comune, anche attraverso i Municipi. In sostanza, per Salis la coesione non si costruisce cancellando le differenze, ma riconoscendole e facendole dialogare.

L’assessore alla Cultura Giacomo Montanari ha letto l’unificazione come la nascita di un’identità urbana complessa e plurale, profondamente legata a quartieri e comunità. E ha spiegato che, proprio per dare sostanza a questa riflessione, nel 2026 il filo conduttore della proposta culturale cittadina sarà quello delle trasformazioni urbane del Novecento, per capire come Genova è cambiata e come può continuare a cambiare senza perdere le sue radici.

Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, nel ricordare il secolo della Grande Genova, ha insistito sull’idea che i territori aggregati non siano mai diventati “zone minori”, perché hanno mantenuto un’anima propria: ed è anche questa, secondo lui, una parte della ricchezza cittadina. Nel suo ragionamento ha trovato spazio anche la memoria delle prove recenti, richiamando la tragedia del ponte Morandi come momento in cui Genova ha mostrato compattezza e capacità di reazione.

Una città nata dall’unione, ancora costruita sulle sue differenze

A cento anni dall’unificazione, la Grande Genova continua a essere questo: una città unica, ma fatta di tante Genova diverse, ciascuna con la sua voce. Il punto, oggi, non è solo celebrare una data, ma decidere cosa farsene: trasformare quella pluralità in un motore, non in una frattura.

In poche righe, il cuore della storia è qui: unificazione il 14 gennaio 1926, diciannove comuni entrati nel capoluogo, una città diventata più grande nei confini e più complessa nell’identità; e nel 2026, un centenario che punta a rimettere al centro i territori, con Municipi più valorizzati e un racconto culturale dedicato alle trasformazioni urbane del secolo scorso.

1926, l’anno che ha cambiato le regole del gioco: cosa è successo in Italia e nel mondo

Tra svolte politiche, grandi scioperi, repressioni, scoperte e simboli pop, il 1926 è un anno-chiave: ecco un box “pronto da inserire” con i principali eventi italiani e internazionali.

Eventi principali in Italia e nel mondo

Italia

  • Stretta autoritaria e svolta istituzionale: il regime fascista consolida il controllo dello Stato e accelera sulle norme repressive, con limitazioni alla libertà politica e di stampa e un modello di governo sempre più centralizzato.
  • Attentati contro Mussolini e ondata di repressione: nel corso dell’anno si susseguono tentativi di attentato che diventano il pretesto per irrigidire ulteriormente il quadro politico e colpire l’opposizione.
  • Comuni e amministrazione: prosegue la trasformazione della governance locale con un’impostazione sempre meno elettiva e più “calata dall’alto”, in linea con l’accentramento del potere.
  • Economia e “quota 90”: prende forma la linea di rivalutazione della lira, con effetti diretti su prezzi, salari e politiche economiche.
  • Impresa simbolo tra Italia e mondo: la spedizione del dirigibile Norge sul Polo Nord, con protagonisti italiani, diventa uno degli eventi più iconici dell’anno per immaginario e impatto mediatico.

Mondo

  • Regno Unito: lo sciopero generale paralizza il Paese e diventa un punto di svolta nelle relazioni tra lavoro, industria e politica.
  • Germania nella Società delle Nazioni: un passaggio diplomatico di peso che ridisegna equilibri europei nel dopoguerra.
  • Cina: inizio della Spedizione del Nord: parte la grande campagna militare e politica che mira a riunificare il Paese sotto un’unica autorità.
  • Messico: inizio della Guerra Cristera: esplode un conflitto interno di lunga durata, con forti tensioni tra Stato e mondo religioso.
  • Giappone: cambio d’era: muore l’imperatore Taishō e sale al trono Hirohito; comincia l’era Shōwa, destinata a segnare decenni di storia asiatica.
  • Tecnologia e futuro in diretta: primi passi decisivi della televisione sperimentale e progressi che aprono la strada alla comunicazione moderna.
  • Spazio e razzi: la ricerca sui propulsori compie un salto storico con i primi test riusciti di razzi a combustibile liquido.
  • Infrastrutture e modernità (Stati Uniti): nasce la Route 66, che diventa subito un simbolo di mobilità e cultura pop.
  • Disastri naturali: l’uragano che colpisce l’area di Miami lascia un segno profondo e diventa uno degli eventi più ricordati dell’anno.
  • Cultura e società: escono opere destinate a diventare classici e l’immaginario del Novecento si arricchisce di icone, mode e nuove narrazioni.

In copertina: veduta d’insieme della Grande Genova eseguita da Giuseppe Mazzoni – credits Archivio storico del Comune di Genova 


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