Sotto Fontane Marose spunta un pezzo di Genova “nascosta”: il cantiere si ferma, arrivano gli archeologi

Nel cantiere di piazza Fontane Marose i saggi hanno portato alla luce strutture murarie a circa 70 cm di profondità, tra cui una volta ad arco interpretabile come parte di un ambiente sottostante, probabilmente una cisterna, con una tubazione verticale in terracotta. Sopra le strutture è stato trovato uno strato di macerie edili con laterizi, malta, schegge di ardesia e frammenti ceramici post-medievali. I lavori ripartiranno dopo documentazione e verifiche

Genova è una città fatta di strati: ogni volta che si scava, la storia si ripresenta e chiede tempo. È successo a Caricamento, alla Loggia di Banchi, e di recente anche lungo l’asse di via Balbi. Ora la “pausa archeologica” tocca a piazza Fontane Marose, dove gli scavi del cantiere hanno messo in evidenza nuove strutture e hanno fatto scattare i rilievi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Questa volta non si parla genericamente di “pavimentazione antica”: i rilievi descrivono con precisione cosa è emerso sotto il piano stradale. La trincea è stata scavata fino a una quota compresa tra -1,00 e -1,20 metri. Sotto lo strato di stabilizzato, a partire da circa -0,50 metri, è stato individuato un livello di macerie edili: frammenti di laterizi, malta e schegge di ardesia, con presenza anche di frammenti ceramici di epoca post-medievale. Un “tappeto” di materiali che ricopriva diverse strutture, alcune delle quali risultano parzialmente compromesse dalla posa della tubazione del gas.

La parte più interessante è però quella che arriva più in basso. A sud-ovest della trincea, a circa -0,70 metri, è stata messa in luce una struttura in mattoni legati con malta. In base alla disposizione dei laterizi, viene interpretata come una volta ad arco, appartenente a un ambiente sottostante, con un’ipotesi molto concreta: potrebbe trattarsi di una cisterna. Dentro la muratura è stata inoltre individuata una tubazione verticale in terracotta, dal diametro di circa 10 centimetri, dettaglio che rafforza la lettura “idraulica” del manufatto.
Il ritrovamento si inserisce in modo quasi naturale nella storia della piazza, legata fin dal Medioevo a sistemi d’acqua e cisterne. Fontane Marose, infatti, prende il nome da una fontana antica (oggi scomparsa) e la tradizione storica della zona parla proprio di una grande cisterna sottostante. Il lavoro degli archeologi servirà ora a chiarire tempi, funzione e relazione tra le strutture emerse e il contesto urbanistico della piazza.
Una piazza antichissima, ponte tra Strada Nuova e città “vecchia”
Piazza delle Fontane Marose è uno snodo storico del sestiere della Maddalena: sta al limite sud-orientale di via Garibaldi e collega idealmente le “Strade Nuove” con via XXV Aprile, cioè due assi che raccontano epoche e idee diverse di città. L’impianto moderno della piazza nasce nel XVI secolo, sotto il dogato di Luca Spinola, ma nel tempo è stata più volte ritoccata e trasformata, come spesso succede nei luoghi che diventano centrali.
Tra l’Ottocento e la fine del secolo, la piazza ha avuto anche un ruolo “pratico” e quotidiano: qui, tra 1826 e 1880, trovò spazio la sede centrale genovese delle poste. Un dettaglio che spiega perché ogni strato, anche recente, abbia valore: non sono solo pietre, sono abitudini, funzioni, vita di città.
Il nome: una fontana perduta e tre lapidi che la ricordano
Il toponimo “Fontane Marose” è una storia nella storia. Deriva da un’antica fontana a tre arcate, costruita nel 1206 e oggi scomparsa. Nel XIII secolo era chiamata fons marosus, per la turbolenza delle acque; più tardi, tra Quattrocento e Cinquecento, compare anche come fons morosus, con spiegazioni e interpretazioni diverse (non tutte sobrie, alcune davvero fantasiose) legate alla zona e alle sue funzioni nel tempo.
La fontana fu demolita nel 1849 per l’apertura di via Interiano, ma non è sparita del tutto dalla memoria: tre lapidi in marmo, murate sulla facciata di palazzo Interiano Pallavicini, ne raccontano le tappe principali. Una ricorda la costruzione del 1206, un’altra (1427) parla della pulizia della grande cisterna sottostante e ne indica le dimensioni, la terza (1559) celebra una ristrutturazione completa.
E proprio la cisterna, alimentata dalle acque di sorgenti provenienti dalla valle Bachernia (oggi Sant’Anna), sarebbe ancora esistente sotto la sede stradale: un altro indizio di quanto, nel centro di Genova, passato e presente siano letteralmente sovrapposti.
Cosa succede adesso
Ora la palla è ai rilievi: la Soprintendenza dovrà chiudere l’analisi e consegnare la documentazione necessaria. Poi il cantiere ripartirà. Con una certezza in più: anche questa volta, sotto una piazza che attraversiamo senza pensarci, Genova ha ricordato a tutti com’è fatta davvero: strato su strato, sorpresa dopo sorpresa.
Foto di Nico Cadosch
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