Presidio a Marassi per Hannoun: in piazza anche la famiglia. Il figlio Mahmoud annuncia nuove iniziative

In piazza circa un centinaio di persone, tra attivisti pro Palestina, amici e una delegazione dell’Associazione dei Palestinesi in Italia arrivata da Milano. Al microfono il figlio, presente con madre e sorella, ha annunciato che la mobilitazione proseguirà anche in altre città. L’imam Salah Husein ha detto di avere fiducia nella giustizia, ma ha segnalato criticità nell’impianto accusatorio

Davanti ai cancelli del carcere di Marassi, nel tardo pomeriggio, la solidarietà si è tradotta in un presidio pubblico. A riunirsi sono stati attivisti pro Palestina, amici e conoscenti di Mohammad Hannoun, l’architetto palestinese arrestato sabato nell’ambito dell’inchiesta che lo accusa di essere coinvolto nel finanziamento di Hamas (vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva).

A rendere l’appuntamento particolarmente carico sul piano emotivo è stata la presenza della famiglia: in piazza c’erano il figlio Mahmoud, la sorella Jinan e la madre Fathema, arrivati insieme a una parte della rete di relazioni costruita negli anni attorno alle attività dell’uomo.
Il figlio Mahmoud: mobilitazione destinata a continuare
Parlando brevemente al microfono, Mahmoud, 29 anni, ha sostenuto che l’iniziativa fosse soltanto la prima tappa di una serie di manifestazioni che, nelle intenzioni della famiglia e dei sostenitori, andranno avanti finché il padre non uscirà dal carcere. Ha ribadito di ritenere ingiusta la detenzione e ha collegato le accuse anche al ruolo delle informazioni provenienti da Israele, che ha definito responsabile di una narrazione ostile.
Mahmoud ha inoltre spiegato che, a suo avviso, la vicenda non dovrebbe essere letta come uno scontro tra schieramenti, ma come un tema di giustizia e umanità. Infine ha annunciato che sono previste nuove iniziative e cortei anche fuori Genova, indicando tra le città coinvolte Milano e Roma.
La piazza: circa cento persone e una delegazione da Milano
Al presidio hanno partecipato circa un centinaio di persone, tra attivisti pro Palestina e amici di Hannoun. Una presenza significativa è arrivata anche da fuori regione: una delegazione dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (Api) ha raggiunto Genova da Milano, segnalando come la vicenda stia mobilitando anche comunità e reti oltre l’area ligure.
L’imam Salah Husein: fiducia nella giustizia, ma dubbi sull’impianto accusatorio
Accanto ai familiari era presente anche Salah Husein, imam e presidente del Centro culturale islamico di Genova. Ha spiegato che il Centro intende mantenere fiducia nella giustizia e non entrare nel merito dell’indagine, ma ha aggiunto che, a suo giudizio, esisterebbero criticità nell’impianto dell’accusa, a partire dalla circostanza che molte informazioni sarebbero arrivate da Israele.
Sul piano personale, Husein ha detto di conoscere Hannoun da molti anni e di essere convinto della sua innocenza, aggiungendo che l’uomo era consapevole di essere sotto attenzione e che proprio per questo, a suo avviso, avrebbe agito con prudenza e correttezza.
Un caso che si sposta anche sul terreno della mobilitazione
Il presidio davanti a Marassi conferma che l’inchiesta sta producendo effetti anche fuori dai palazzi di giustizia. Mentre la difesa prepara i prossimi passaggi e la famiglia chiede la liberazione dell’uomo, la vicenda diventa terreno di mobilitazione e di confronto pubblico, destinato – secondo gli organizzatori – a proseguire nelle prossime settimane.
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