Pendolaria 2025, Liguria in chiaroscuro: treni nuovi, ma investimenti ancora troppo bassi

Nel nuovo report di Legambiente sul trasporto pubblico, la regione si distingue per una flotta tra le più giovani d’Italia, ma resta il nodo delle risorse: «Nel 2024 investito solo lo 0,39% del bilancio regionale». A Genova, sotto osservazione anche i progetti di mobilità urbana


Il trasporto pubblico locale “perde pezzi” e non riesce a tenere il passo delle sfide sociali, economiche e climatiche. È la fotografia scattata dal Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, presentato a Roma, che mette in fila numeri e tendenze di un sistema segnato da sottofinanziamento e scelte ritenute sbilanciate. Mentre le grandi opere stradali occupano spesso la scena, secondo l’associazione il servizio di tutti i giorni – quello su cui si reggono pendolari, studenti e lavoratori – continua a faticare.

Nel dossier viene richiamato l’andamento del Fondo Nazionale Trasporti, che negli anni avrebbe recuperato solo in parte i tagli e, considerata l’inflazione, varrebbe oggi molto meno rispetto al passato. Una dinamica che si traduce, nella lettura di Legambiente, in un deterioramento del servizio ferroviario quotidiano e in una capacità limitata di programmare potenziamenti strutturali. Il rapporto segnala anche un calo del numero di treni regionali in Italia rispetto agli anni precedenti, indicando un quadro complessivo che resta fragile.
La Liguria: flotta giovane e buona offerta, ma “serve più coraggio” sul servizio
Dentro questo scenario nazionale, la Liguria viene descritta come una regione “in chiaroscuro”. Da un lato, alcuni indicatori sono positivi: la flotta regionale viene indicata tra le più nuove del Paese, un elemento che può incidere su affidabilità, comfort e minori guasti. Un punto di forza che, almeno sulla carta, può rendere più competitivo il trasporto su ferro.
Ma per Legambiente il tema decisivo resta quello degli investimenti sul servizio. Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria, richiama una percentuale che diventa centrale nel dibattito: “Anche nel 2024 prosegue il trend negativo con la Regione Liguria che investe solo lo 0,39% del suo bilancio nel servizio ferroviario, per un totale di 17,33 milioni di euro, e per il materiale rotabile 2,6 milioni”.
Bigliazzi lega la richiesta di risorse a una serie di opere e scelte che, secondo l’associazione, non possono più essere rinviate. “La propensione all’utilizzo del treno dovrebbe invece spingere a maggiori investimenti, a cominciare da quelle opere ferme da anni come la tratta Finale Ligure-Andora ancora a binario unico”. E aggiunge altre priorità: “Sarebbe necessario potenziare le linee di collegamento con Torino, ripristinare i treni serali – in special modo da Savona a Genova, praticamente eliminati – e concludere la Pontremolese per il collegamento dalla Liguria all’Emilia”.
Genova: assi di forza e criticità dei progetti urbani
Sul fronte della mobilità urbana, il report richiama alcune infrastrutture finanziate con Pnrr e altri fondi che, a Genova, dovrebbero incidere su qualità e tempi di spostamento. Legambiente, però, avverte che non basta investire: bisogna farlo in modo da aumentare davvero capacità e attrattività del servizio.
Bigliazzi entra nel merito dei nuovi corridoi previsti: “A Genova, il nuovo progetto dei quattro assi di forza, nonostante gli ingenti investimenti, offrirà la stessa capienza dei mezzi attuali senza un vero potenziamento dell’offerta e di conseguenza non incentiverà le persone ad optare per il trasporto pubblico. Di fatto un’occasione mancata”.
E resta aperta la questione della Val Bisagno: lo scenario cambia – con lo Skymetro che non verrà realizzato – ma, secondo Legambiente, non può mancare un’alternativa credibile e rapida per spostare domanda di mobilità dall’auto al trasporto pubblico, soprattutto per chi vive e lavora in vallata.
Obiettivo 2035: mobilità elettrica e “Zero Emission Zone”
In chiusura, Legambiente indica una traiettoria di medio periodo: ridurre emissioni e impatti sanitari nelle aree urbane. “L’obiettivo per la Liguria è quello di arrivare in tutti i centri di grande urbanizzazione a una mobilità completamente elettrica prima del 2035 grazie all’estensione delle Zero Emission Zone e all’utilizzo di trazione elettrica per tutto il trasporto pubblico”, conclude Bigliazzi.
Il quadro che emerge è quello di una regione che può contare su un punto di forza – una flotta più moderna – ma che, secondo l’associazione, deve trasformare quel vantaggio in un salto di qualità concreto: più infrastrutture dove servono davvero, più servizio e più affidabilità. Perché la “grande opera”, per chi prende il treno ogni giorno, è arrivare a destinazione in orario.
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