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Ex Ilva, i lavoratori bloccano di nuovo la città, in corteo per difendere l’industria genovese

Operai delle acciaierie insieme ai colleghi di Ansaldo e Fincantieri: sindacati in pressing sul Governo e sulla premier. Viabilità cittadina nel caos. Secondo alcune voci il corteo si dirigerebbe verso l’aeroporto

Dall’assemblea davanti ai cancelli di Cornigliano al corteo lungo le strade del ponente: la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva è entrata oggi in una nuova fase, con una manifestazione che ha coinvolto anche i colleghi di Ansaldo Energia e Fincantieri. In testa, lo striscione “Genova in lotta per l’industria”, a ribadire che la vertenza dell’acciaio viene ormai letta come una questione generale di politica industriale e non solo come il problema di un singolo stabilimento.

Dopo il confronto del mattino, i lavoratori ex Ilva si sono mossi verso piazza Massena per incontrare il presidio di Ansaldo Energia, anch’esso in sciopero, e poi proseguire lungo via Cornigliano. Nel corso della giornata è previsto anche il coinvolgimento dei dipendenti di Fincantieri, a comporre un fronte comune delle grandi fabbriche genovesi.

Dal palco dell’assemblea e poi lungo il corteo, i delegati hanno ricordato come la mobilitazione sia nata dalla volontà di difendere la produzione a Genova e di ottenere risposte precise da Roma. I sindacati hanno sottolineato di attendere segnali chiari dal Governo e un coinvolgimento diretto della presidente del Consiglio, ritenendo insufficiente la sola solidarietà espressa dalle istituzioni locali.

Nicola Appice, della Fim Cisl, ha rimarcato come, a oggi, non sia arrivata alcuna risposta concreta dall’esecutivo e come la vertenza sia in una fase di stallo che alimenta il timore di una progressiva chiusura dei siti del Nord. Il sindacalista ha spiegato che la decisione del ministro delle Imprese di puntare sul “ciclo corto” viene già percepita dai lavoratori come un piano che, se non modificato, rischia di compromettere definitivamente gli stabilimenti settentrionali. Per questo, ha ribadito che Fim e lavoratori continuano a chiedere il ritiro di questa impostazione industriale.

Appice ha anche insistito sul fatto che la vicenda dell’ex Ilva non riguarda solo i dipendenti diretti o l’indotto, ma l’intero tessuto industriale cittadino e nazionale. La partecipazione di Ansaldo Energia, già impegnata in settimane di sciopero, e di Fincantieri è stata descritta come un segnale di solidarietà diffusa e di consapevolezza che le sorti delle diverse aziende sono intrecciate. I sindacati ritengono importante che la città e i lavoratori delle altre realtà produttive si riconoscano in una battaglia comune per il lavoro e per la presenza industriale sul territorio.

Nel corso della manifestazione è stato ricordato che quella di oggi è la seconda giornata di sciopero consecutiva e che non viene esclusa la prosecuzione della protesta nei prossimi giorni. Dal fronte sindacale si ritiene necessario un passaggio formale anche a Palazzo Chigi, sottolineando come sia considerato grave che, finora, dalla presidenza del Consiglio non sia arrivata alcuna presa di posizione esplicita sulla vertenza.

Armando Palombo, della Fiom Cgil, ha definito la giornata come una vera e propria “sfida” al Governo, accusato dai lavoratori di non difendere l’industria siderurgica. Ha ricordato come Genova sia impegnata da anni in una lunga battaglia per salvaguardare i propri poli produttivi, citando le ore di sciopero accumulate non solo all’ex Ilva ma anche in Ansaldo e in Fincantieri. Secondo Palombo, da Genova parte un messaggio nazionale: la richiesta di politiche industriali che puntino sul lavoro e non su soluzioni considerate poco credibili, come i percorsi di riqualificazione scollegati da un reale progetto di sviluppo.

I sindacati hanno riportato anche la memoria dei numerosi strumenti di ammortizzazione sociale attraversati in vent’anni – dalla cassa integrazione ordinaria e straordinaria ai contratti di solidarietà, fino agli ammortizzatori in deroga – per sottolineare come i lavoratori abbiano già sopportato a lungo le conseguenze delle crisi industriali. La giornata di oggi è stata descritta come un momento di difesa dell’industria e di richiesta di rispetto per un territorio che non vuole rassegnarsi alla deindustrializzazione.

Nel messaggio conclusivo della mobilitazione, le organizzazioni dei metalmeccanici hanno avvertito che Governo e premier non possono continuare a ignorare la protesta. In assenza di risposte, è stata annunciata la possibilità di un inasprimento delle iniziative di lotta, sempre all’interno di un quadro di mobilitazione collettiva e condivisa con le altre realtà industriali della città.

Articolo in aggiornamento

Alcune foto sono di Angelo Spanò


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