Al Museo della Certosa la Genova dell’Ottocento tra campi e fabbriche

Dal 30 novembre al 28 febbraio “Genova e il secolo del cambiamento” racconta, con documenti, oggetti e paesaggi, come i nuovi equilibri tra città e campagna abbiano trasformato il territorio


Come cambiò il rapporto tra chi abitava sotto le mura e chi viveva tra vigne, boschi e alpeggi quando l’Ottocento portò industrie, ferrovie e nuove leggi sui terreni? A queste domande prova a rispondere “Genova e il secolo del cambiamento. I nuovi rapporti tra campagna e città nell’Ottocento”, la mostra che verrà inaugurata sabato 29 novembre alle 11.30 negli spazi della Cella del Monaco e del loggiato rinascimentale del MuCe – Museo della Certosa, a Rivarolo, e sarà visitabile dal 30 novembre al 28 febbraio.

Il percorso espositivo, che rientra nel programma “Genova e l’800”, è curato da Anna Maria Stagno, Patrizia Garibaldi e Caterina Piu ed è frutto della collaborazione tra il museo e il Laboratorio di archeologia e storia ambientale (LASA – Centro interdipartimentale di ricerca DAFIST-DISTAV dell’Università di Genova).
Al centro della rassegna ci sono gli alberi, i boschi e le risorse naturali che hanno segnato la storia della città e delle valli circostanti: dagli usi pastorali e agricoli tradizionali alle profonde trasformazioni dell’Ottocento, quando la prima legge forestale nazionale, varata nel 1877, vietò gli usi multipli del suolo favorendo la monocoltura, con effetti sulla biodiversità e sull’estensione dei boschi. Un filo rosso che, idealmente, parte già dall’epoca della Tavola di Polcevera e arriva alle conseguenze che ancora oggi vediamo nel paesaggio.
Il MuCe propone al visitatore un vero e proprio “viaggio nel tempo”: mappe, documenti d’archivio, studi recenti e testimonianze materiali raccontano come lo spazio intorno a noi conservi le tracce di conflitti, consuetudini e diritti d’uso ormai quasi scomparsi, complice l’abbandono della campagna e lo spopolamento delle aree rurali.
Una sezione è dedicata alla curiosa “biografia sociale della neve” negli ultimi quattro secoli: dalle fosse e dalle neviere montane dove veniva accumulata per rinfrescare le tavole di nobili e monasteri tra Seicento e Settecento, fino a diventare un bene di largo consumo e un elemento del cambiamento della società urbana.
Per l’assessorato alla Cultura, la mostra è l’occasione per ribadire come lo studio del territorio e delle sue trasformazioni sia parte integrante dell’identità cittadina e di una divulgazione che il MuCe porta avanti con costanza, mettendo in dialogo ricerca scientifica, memoria dei luoghi e racconto al pubblico.
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