Spaccio a domicilio in tutta Genova: 20 misure cautelari, la polizia locale smonta la rete di cocaina e crack – VIDEO

Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo il gip ha disposto 17 custodie cautelari in carcere e 3 divieti di dimora. Operazione del Reparto Sicurezza Urbana che ha indagato dal 2021. Contestati oltre 300 episodi di acquisto e vendita di cocaina e crack. La rete utilizzava auto, taxi, telefoni dedicati e sette laboratori per confezionare la droga


La polizia locale di Genova ha dato esecuzione oggi a una vasta operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti che ha portato all’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 20 persone, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova al termine di un’attività investigativa lunga e strutturata, avviata nel 2021 e sviluppata interamente dal reparto investigativo dell’RSU della polizia locale.

Delle 20 persone destinatarie dell’ordinanza, 17 sono state raggiunte dalla misura più grave, la custodia cautelare in carcere, mentre per altre 3 è stato disposto il divieto di dimora nel Comune di Genova. Diciassette indagati sono ritenuti componenti di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata – secondo l’ipotesi accusatoria – all’acquisto, al trasporto, alla detenzione e alla vendita di cocaina e crack. Come sempre in questa fase del procedimento, per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe operato in modo continuativo tra aprile 2021 e dicembre 2023 in diverse zone della città: dal centro storico a Castelletto, da Oregina a Marassi, fino a Molassana e Sampierdarena. Una presenza capillare, dunque, che avrebbe consentito alla rete di rifornire un’ampia platea di consumatori, anche attraverso consegne a domicilio.
Un elemento considerato qualificante dagli inquirenti è l’apparato logistico di cui l’organizzazione avrebbe disposto:
- più autovetture per spostare gli spacciatori e trasportare la droga;
- utenze telefoniche dedicate esclusivamente ai contatti con i clienti;
- sette diversi luoghi adibiti di volta in volta a stoccaggio, occultamento, preparazione e confezionamento dello stupefacente.
Nel corso delle indagini la Procura ha contestato oltre 300 episodi di acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti, raccolti in 46 capi di imputazione. A dimostrazione del carattere sistematico dell’attività, gli agenti hanno documentato anche l’uso di un taxi nella disponibilità degli indagati, utilizzato – secondo l’accusa – per effettuare numerose consegne di droga direttamente a casa dei clienti, rendendo più difficile l’individuazione dei pusher in strada.
L’inchiesta è nata da una segnalazione di un cittadino e da lì si è sviluppata con strumenti tipici delle indagini sul traffico di droga: intercettazioni, pedinamenti, tracciamento degli spostamenti dei veicoli, osservazioni prolungate. Tutte attività, sottolinea il comunicato, eseguite direttamente dalla polizia locale senza l’ausilio di altri corpi. Nel corso dei quasi tre anni di lavoro sono già stati eseguiti 11 arresti in flagranza e sequestrate diverse tipologie di stupefacenti – cocaina, crack, eroina e hashish – oltre a più di 30 mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.
Contestualmente alle misure cautelari personali, il giudice per le indagini preliminari ha anche disposto il sequestro di somme di denaro riconducibili alla presunta attività illecita, sempre su richiesta della Procura. Si tratta di un provvedimento patrimoniale che mira a colpire i profitti del traffico di droga, considerati dagli inquirenti il vero motore economico dell’organizzazione.
L’operazione di oggi rappresenta uno dei più consistenti interventi recenti della polizia locale contro lo spaccio organizzato in città e conferma, da un lato, la persistenza di una domanda di stupefacenti diffusa e, dall’altro, la tendenza delle reti locali a strutturarsi con mezzi, telefoni e basi logistiche per eludere i controlli. Le indagini proseguono per ricostruire l’intera filiera dei rifornimenti e i canali di approvvigionamento della droga.
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