Genovesi fermati in autostrada mentre vanno al corteo contro il riarmo: «Volevano farci arrivare in ritardo»

La Polizia chiama l’autista e chiede una deviazione per “controlli”. I 15 passeggeri: «Tentativo grave, volevano farci arrivare tardi». In piazza decine di migliaia contro il riarmo UE


È partita come una trasferta notturna di militanti e simpatizzanti liguri diretti a Roma per la manifestazione “Stop Rearm UE”, ma si è trasformata in un piccolo caso di “sorveglianza preventiva”.

Alle 4 del mattino di sabato, mentre il minibus GS 903 KS noleggiato dall’Arci di Genova (15 passeggeri fra iscritti AVS, GenovaCheOsa, Rifondazione, Arci e singoli cittadini) scorreva sonnolento in A1, l’autista ha ricevuto una telefonata dalla Questura di Roma: ordine di uscire all’area di servizio Feronia (Roma Nord) – ben fuori dal tragitto – per un controllo documentale.
«Sapevano numero di targa, ditta, cellulare del conducente e destinazione. Dopo varie chiamate all’ispettore D. e all’Ufficio di Gabinetto abbiamo spiegato che il detour ci avrebbe impedito di arrivare in tempo al corteo», riferiscono i viaggiatori in un comunicato. «Solo allora la Polizia ha “concesso” di proseguire».
Il gruppo denuncia «un fatto grave» e un clima che rende «andare a una manifestazione affare di Stato». Il comunicato inviato dal pullman è firmato da Alleanza Verdi Sinistra, GenovaCheOsa, Arci e gli altri viaggiatori presenti sul pullman.
L’Arci Nazionale, presieduta dal genovese Walter Massa, era in contatto con il pullman. «Abbiamo subito avvisato la Questura di Roma e il Viminale -spiega Massa – e tutto è tornato nella normalità».
Il corteo di Porta San Paolo
Nonostante l’incidente, la comitiva è arrivata in tempo per unirsi alle decine di migliaia che da Porta San Paolo hanno sfilato sotto il sole di giugno. Striscioni contro l’aumento delle spese militari, la militarizzazione dell’Europa e la logica della guerra hanno attraversato Ostiense fino al Colosseo.
«C’è un’Italia che non accetta di essere trascinata in un’economia di guerra permanente», ha spiegato Giovanni Barbera, co-segretario romano di Rifondazione Comunista. «I fondi vanno a sanità, scuola, casa, lavoro, non a F-35 e missili. La pace in Ucraina – come in ogni conflitto – passa dal cessate il fuoco e dalla diplomazia, non dalle armi».
La campagna Stop Rearm rivendica lo stop al passaggio al 2 % del Pil per la difesa, la sospensione delle esportazioni di armamenti verso Paesi in guerra e un’Europa «fondata su giustizia sociale e cooperazione».
Il precedente
Non è la prima volta che bus di manifestanti finiscono nel mirino dei controlli preventivi. «Un modus operandi che scoraggia la partecipazione e mette pressione sugli organizzatori», commentano dall’Arci ligure. I viaggiatori annunciano che inoltreranno una richiesta formale a Prefettura e Questura di Roma per conoscere la presunta “ordinanza” citata dall’ispettore.
Intanto da Genova a Roma il messaggio è arrivato: «No al riarmo, sì ai diritti». E, nonostante le deviazioni tentate, il corteo ha fatto sentire la propria voce.
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