Cultura - 

Fake news e “fatti alternativi”: alla Feltrinelli il lato oscuro del discorso

Oggi Giuliano Galletta dialoga con il filosofo Carlo Penco sul potere pericoloso della disinformazione, da Trump al Pizzagate

Come nasce una fake news? Come si diffonde? Quali meccanismi linguistici e psicologici la rendono così potente da influenzare milioni di persone e perfino alterare il corso della storia? Di questo e molto altro si parlerà oggi, giovedì 12 giugno alle 18, alla Libreria Feltrinelli di via Ceccardi, durante un incontro con il filosofo e docente universitario Carlo Penco.

Autore di due recenti volumi, “Fatti alternativi. Teoria e pratica di disinformazione” e “Pizzagate. La madre di tutte le fake news” (Erga Edizioni), Penco porterà al pubblico genovese i temi della sua ricerca che si muove tra filosofia del linguaggio, teoria della comunicazione e analisi politica. I libri sono le prime due uscite della nuova collana Il lato oscuro del discorso, ispirata dal successo americano del suo The Dark Side of Speech, un’opera di 600 pagine pubblicata negli Stati Uniti e ora trasformata in un progetto editoriale italiano articolato in otto volumi.

L’obiettivo? Far luce su come parole, immagini e narrazioni possano essere usate per ingannare, manipolare e destabilizzare, in quella che oggi chiamiamo “era della post-verità”, concetto entrato nell’Oxford Dictionary nel 2016 proprio sull’onda della prima presidenza Trump.

“Siamo animali parlanti”, ricordava Aristotele, e il linguaggio è lo strumento che ci consente di comprendere il mondo e costruire relazioni. Ma quando il discorso si fa “oscuro”, quando viene piegato a fini di manipolazione, può diventare un’arma potentissima e distruttiva”, spiega Penco.

Nei suoi libri l’autore analizza i principali episodi di disinformazione degli ultimi anni, dalle elezioni americane del 2016 alla Brexit, passando per le teorie cospirative legate al Covid-19, agli assalti ai parlamenti e persino agli omicidi di massa ispirati da false credenze. Una sezione importante è dedicata all’analisi dei trucchi linguistici e dei metodi più usati per ingannare il pubblico: dai deep fake video sempre più realistici, ai più semplici shallow fake — notizie manipolate in modo superficiale ma efficace — fino ai meccanismi di micromarketing elettorale che costruiscono messaggi su misura per ogni singolo utente.

Un caso emblematico che Penco esplora a fondo è quello del “Pizzagate”: la folle teoria secondo cui in una pizzeria di Washington Hillary Clinton e altri esponenti democratici avrebbero organizzato un giro di pedofilia. Un esempio inquietante di come una fake news possa diventare un potente strumento politico: “Ha contribuito a creare un terreno fertile per la crescita della destra radicale americana e per il ritorno di Trump sulla scena politica”, osserva l’autore.

Il quadro che emerge è preoccupante: “Oggi una battuta su TikTok viene considerata attendibile quanto l’analisi di un esperto che ha dedicato anni allo studio di un problema. È un segnale della crisi di fiducia nella conoscenza e nei saperi”.

Il messaggio di fondo dei libri — e dell’incontro di oggi— è chiaro: imparare a riconoscere i meccanismi della disinformazione è il primo passo per non caderne vittima. Attraverso esempi concreti, Penco offre strumenti utili per difendersi da un discorso che, quando viene corrotto, può minacciare la stessa qualità della nostra democrazia.

Alla fine di ogni capitolo, una frase-sintesi offre al lettore un promemoria, una piccola bussola per navigare con consapevolezza in un mondo sempre più invaso da notizie false.

L’appuntamento di domani si preannuncia dunque come un’occasione preziosa per riflettere sul potere della parola e sulla responsabilità che ognuno di noi ha — come parlante e come ascoltatore — nell’era dell’informazione manipolata.


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