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Striscione di contestazione contro Mattarella: “Che c… hai firmato? No al decreto Sicurezza”

La foto di un grande striscione di protesta sul canale Telegram di Genova Antifascista in occasione della visita a Genova del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la celebrazione della Festa della Marina. Firmato dal collettivo Genova Antifascista e commentato con le parole “Benvenuto Presidente!”

Lo striscione, esposto in strada, recitava in caratteri cubitali: “Mattarella che cazzo hai firmato!? No DL Sicurezza. Genova Antifascista”.

Una contestazione diretta alla recente firma da parte del Capo dello Stato del nuovo decreto Sicurezza, approvato dal governo e subito finito al centro delle polemiche, soprattutto da parte di sindacati, associazioni per i diritti civili e mondo della sinistra.

Cosa prevede il nuovo decreto Sicurezza

Il decreto Sicurezza — presentato come un provvedimento volto a rafforzare l’ordine pubblico e la tutela della legalità — contiene diverse misure contestate. Tra i principali punti:

  • Inasprimento delle pene per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate che degenerano in disordini.
  • Maggiore libertà d’azione per le forze dell’ordine nelle operazioni di ordine pubblico.
  • Nuove limitazioni per l’accoglienza dei migranti, con un ulteriore restringimento del sistema di protezione e il rafforzamento dei poteri prefettizi in materia.
  • Introduzione di nuove norme sui rave e sugli assembramenti, che secondo i critici rischiano di comprimere il diritto di manifestare.
  • Maggiore repressione dei reati legati all’occupazione abusiva di immobili.

Le critiche della sinistra e dei movimenti

Le opposizioni parlamentari e numerose realtà della società civile denunciano che il decreto:

  • comprima le libertà costituzionali, in particolare quelle di manifestazione e di dissenso;
  • criminalizzi il dissenso sociale, colpendo duramente chi partecipa a proteste di piazza;
  • alimenti una deriva autoritaria che tende a rafforzare il controllo repressivo dello Stato a discapito dei diritti;
  • aggravi la situazione dei migranti, già oggetto di normative restrittive, riducendo ulteriormente le tutele e i percorsi di integrazione.

Non a caso, il decreto è stato ribattezzato dai suoi oppositori “decreto Repressione”. La firma di Mattarella, pur formalmente obbligata nel rispetto dei meccanismi costituzionali, è stata vista da molti come una legittimazione politica del provvedimento, suscitando forte disappunto tra i movimenti antifascisti, che oggi hanno scelto di esprimere pubblicamente il loro dissenso proprio in occasione della visita presidenziale.

Una città divisa

La protesta odierna è solo l’ultimo episodio di una serie di mobilitazioni che stanno attraversando molte città italiane in risposta all’approvazione del decreto. Anche a Genova il clima è teso: la città, segnata da una forte memoria legata ai fatti del G8 del 2001, resta un terreno sensibile quando si parla di ordine pubblico e libertà di manifestazione.

Il messaggio del collettivo Genova Antifascista è chiaro: non è accettabile che provvedimenti percepiti come repressivi passino sotto silenzio o vengano normalizzati, neanche se firmati dal Presidente della Repubblica.


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