Scienza e Tecnologia 

Brillamento solare, attesa forte attività magnetica. Probabili aurore boreali

L’immagine del brillamento è stata catturata da Marina Costa dell’Osservatorio Astronomico del Righi, utilizzando un telescopio solare

Un brillamento solare, cioè un’eruzione di materiale solare che esplode dalla fotosfera della nostra stella, è stato catturato in diretta dall’Osservatorio astronomico del Righi. Sulla fotosfera del Sole, la superficie visibile, è comparsa infatti una gigantesca macchia solare con un diametro di 140.000 chilometri, caratterizzata da due enormi nuclei scuri. Si trova nella zona equatoriale della stella. È magneticamente molto attiva e gli scienziati hanno già registrato diversi brillamenti di classe M, cioè brillamenti solari medio-grandi che ausano blackout radio da piccoli a moderati sul lato diurno della Terra. Alcuni brillamenti solari eruttivi di classe M possono anche causare tempeste di radiazioni solari.

I brillamenti solari sono all’origine delle tempeste magnetiche che colpiscono anche il nostro pianeta, specialmente durante i periodi di massima attività solare. Negli ultimi tempi, il Sole ha raggiunto il picco del suo ciclo, durante il quale passa da un massimo a un minimo, correlato all’inversione dei poli magnetici solari. Questo fenomeno avviene circa ogni undici anni.

A seguito dello scatenarsi del brillamento, ci si aspetta nelle prossime ore un’intensificazione dell’attività magnetica registrata a terra, con la possibilità di insorgenza di aurore boreali.

Il brillamento solare, noto anche come eruzione solare o stellare, è un’imponente esplosione di materia che si verifica nella fotosfera di una stella, liberando un’energia equivalente a decine di milioni di bombe atomiche. Questo fenomeno è il risultato di un improvviso rilascio di energia legato alla riconnessione delle linee del campo magnetico. Grazie alla sua enorme potenza, può generare disturbi nelle telecomunicazioni terrestri.

I brillamenti delle stelle danno origine a spettacolari protuberanze solari e producono fasci di vento solare altamente energetico. In particolare, la radiazione emessa durante questi eventi sul Sole può rappresentare un rischio per le astronavi al di fuori della magnetosfera terrestre e interferisce con le comunicazioni radio sulla Terra. Questi fenomeni sono spesso correlati alle macchie solari e sono probabilmente causati dal rilascio di energia durante la riconnessione delle linee di campo magnetico.

I brillamenti furono osservati per la prima volta nel 1859 dall’astronomo britannico Richard Christopher Carrington e, più recentemente, sono stati registrati anche su altre stelle. La frequenza di tali brillamenti può variare: si possono verificare molte esplosioni al giorno quando il Sole è particolarmente “attivo”, riducendosi a circa uno alla settimana quando è in uno stato “quieto”.

Questi eventi richiedono molte ore, o persino giorni, per “accumulare” energia, ma la vera e propria eruzione solare avviene in pochi minuti. Le onde d’urto generate si propagano lateralmente attraverso la fotosfera e viaggiano verso l’alto attraverso la cromosfera e la corona, a velocità di circa 5.000.000 chilometri all’ora (circa 1.389 km/s), rispetto ai circa 300.000 km/s della luce. Le particelle energetiche rilasciate durante questi fenomeni sono le principali responsabili della formazione dell’aurora boreale e dell’aurora australe.


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