Marassi, detenuto dà fuoco alla cella e lancia bombola di gas, poi devasta tubi e sanitari e tenta di colpire gli agenti con una lametta

Fabio Pagani, segretario della UILPA Polizia Penitenziaria, ha dichiarato che nel carcere genovese il corpo è spesso chiamato a svolgere compiti pericolosi, affrontando turni doppi e mantenendo la calma tra detenuti facinorosi. Gli agenti sono sottoposti a una crescente stanchezza a causa di queste pesanti mansioni

È accaduto ieri nella Sesta Sezione al Piano Terra, una sezione che ospita detenuti con problemi di aggressività e comportamenti violenti. L’intervento della polizia penitenziaria è durato circa quattro ore e ha visto coinvolto un detenuto italiano, condannato fino al 2029 per reati di furto, resistenza, evasione, produzione e traffico di sostanze, in carcere dal 2017.

Il detenuto ha prima appiccato il fuoco nella sua cella, lanciando addirittura una bombola di gas, provocando un forte boato. Successivamente, ha distrutto l’intera cella, rompendo tubi e sanitari, allagando l’intero reparto. Armato di lamette, ha tentato di colpire gli agenti, i quali, con grande professionalità e in tenuta antisommossa, sono riusciti a contenere il detenuto e mettere in sicurezza il reparto.
Secondo Uilpa PA, il carcere è in continua sovraffollamento, con circa 700 detenuti presenti. Nel frattempo, mentre il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, continua a lodare la riqualificazione, spesso poco praticabile, di caserme dismesse delle forze armate come alternative carcerarie, il sovraffollamento e i problemi delle carceri si amplificano. Attualmente, ci sono circa 16mila detenuti in eccesso rispetto alla capienza, mentre oltre 18mila agenti mancano all’appello nel corpo della Polizia Penitenziaria.
“Il governo deve occuparsi seriamente dell’emergenza e fermare la sofferenza di detenuti e operatori – dice Pagani -. Questi ultimi sono ormai esasperati da turni massacranti, carichi di lavoro insostenibili e aggressioni continue, che toccano quota 3.500 in un anno. È necessario intervenire immediatamente per ridurre la densità detenitiva, potenziare le risorse umane, garantire assistenza sanitaria adeguata e riorganizzare l’intero sistema, avviando riforme significative. Diventa insostenibile proseguire in queste condizioni».
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