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Campopisano, l’erba cresce nell’acciottolato e nel rissêu appena restaurato. Rischio sollevamenti

Il presidente del Municipio Centro Est Carratù rassicura: «La prossima settimana cominceranno gli sfalci, sicuramente sarà compreso nel “giro”». Ma servirebbe uno sfalcio dedicato tutto l’anno per preservare l’opera il cui restauro è finito appena nell’agosto scorso

Diversi lettori del centro storico ci segnalano che tra i ciottoli di Campopisano l’erba sta crescendo rigogliosa. Nel caso specifico, non è solo una questione di estetica o di possibile pericolosità per i pedoni che potrebbero scivolarci. Il problema più concreto è che le pietre potrebbero sollevarsi, sia quelle del rissêu, sia quelle che completano la pavimentazione della piazza. Danni anche minimi, in situazioni come queste, rischiano di scatenare un effetto domino capace di squadernare l’intera, preziosa pavimentazione.

Abbiamo chiesto notizie al presidente del Municipio Centro Est Andrea Carratù, ha assicurato che la settimana prossima partiranno gli sfalci in tutto il territorio e che Campopisano è sicuramente compreso.

La pavimentazione di Campopisano, però, non è un marciapiede qualsiasi, che si rattoppa con un po’ di bitume. È sicuramente il caso di dedicare uno sfalcio più frequente e dedicato, per preservare il rissêu e l’acciottolato.

Il disegno del rissêu raffigura una galea nera in campo bianco, a memoria dei marinai pisani vinti e imprigionati proprio a in quell’area, dove in gran parte morirono e furono seppelliti.

Il restauro del rissêu, eseguito dal restauratore Gabriele Gelatti (una delle pochissimi persone che sa ancora realizzare o recuperare i rissêu con la tecnica originale) e terminato nell’agosto scorso, dopo che cedimenti del terreno e le radici delle erbacce lo avevano danneggiato. Ha visto un intervento filologico di ripristino del manufatto con il riutilizzo della stessa tipologia di ciottoli e di malta già impiegati negli anni ‘90 in occasione del rifacimento integrale della pavimentazione, curato dal maestro Armando Porta con il supporto di alcuni volontari.

In particolare, Sergio Vecchio, scomparso nel febbraio 2021, aggregò residenti della zona e lavoratori portuali, che andarono a recuperare le pietre di persona sulle spiagge. Era il 1992, l’anno delle Colombiane. Vecchio ha sempre lottato per il mantenimento dell’opera, lanciando forti critiche prima al sindaco Marco Doria, poi alla prima giunta di Marco Bucci perché il mancato diserbo, a causa delle radici che scalzavano le pietre, aveva causato, insieme al tempo e alle piogge, gravi danni. Più recentemente, una parte della piazza aveva cominciato a sprofondare. Per fortuna, i recenti lavori hanno messo rimedio a tutti i problemi.

Nel dettaglio, l’intervento di restauro ha consentito di ricostruire integralmente l’area meridionale del rissêu, al confine con il muraglione e di sistemare le lacune presenti nel campo del disegno principale con la sostituzione dei ciottoli rotti o mancanti, oltre a quelle presenti nei 3 scudi con mosaico isolati nella parte settentrionale della pavimentazione.

Ciottoli bianco Carrara e nero ebano, sacchi di calce idraulica naturale e polvere di marmo bianco i materiali utilizzati durante il processo di restauro, progettato ed eseguito nel rispetto della geometria, dello stile di posa e dei materiali adottati e impiegati in origine.

Foto di Dario Di Giorgi

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