Oggi a Genova 

A Genova sta per aprire una straordinaria mostra di tappeti persiani del XVI secolo, ma a 6 giorni dall’inaugurazione pochi lo sanno

Nella nostra città, a Palazzo Rosso, dall’11 novembre, saranno esposti i tappeti persiani antichi più belli del mondo oltre ad opere dell’arte safavide. La mostra, a 6 giorni dall’inaugurazione, non è stata granché promossa. Così, nella frammentazione (spesso a gomitate, si narra) tra i soggetti del “tavolo comunale della cultura”, tra consulenti e svariati uffici comunali, Genova getta via le occasioni di promuoversi al mondo come città d’arte di qualità e a tutto tondo, abbandonandosi senza freni alla “monomania” Rubens-van Dyck

Nel momento in cui scriviamo non c’è traccia della mostra (se non qualche citazione nell’ambito di articoli più vasti che riguardano la “rete Rubens”) sul sito istituzionale Visit Genova e sui siti di informazione, c’è ben poco sul web salvo un articolo recentissimo su “Cosedicasa” (non esattamente un sito specializzato in arte o turismo), la ricerca degli sponsor per l’esposizione pubblicata sul sito del Comune qualche mese fa e un valido un articolo del giornale specializzato online “Finestre sull’Arte”. Qualche immagine e informazioni succintissime si cominciano a vedere da ieri su alcuni siti.

L’appuntamento con “I magnifici tappeti Sanguszko. I tappeti più belli del mondo: capolavori dalla Persia del XVI secolo“, esposizione curata da Michael Franses (presidente di Hali Publications prestigiosa casa editrice internazionale con sede a Londra, dedicata al tappeto antico e all’arte tessile), è per l’11 novembre prossimo. Si concluderà il 12 febbraio. È noto che la promozione deve anticipare almeno di un anno l’evento, ma a Genova, evidentemente, questo nessuno lo sa. Forse per scarsa conoscenza del tema, si è gettata via un’occasione straordinaria, che poteva essere da sola una calamita capace di attrarre in città visitatori “di nicchia” di tutto il mondo che non verrebbero per nessun altro motivo. Sotto la Lanterna, pare esistere solo il periodo di Rubens e van Dyck, riproposto in tutte le salse e all’ossesso, come se non ci fosse null’altro da mostrare, come se non sapessimo produrre nulla che si discosti da quel periodo. Per il prossimo anno, dopo Rubens, tornerà van Dyck insieme ai fiamminghi, che sa tanti di déjà vu rispetto all’esposizione del 1997 a Palazzo Ducale e si sovrappone, come periodo, proprio a quello della mostra dedicata a Rubens a un solo anno di distanza. Per carità, la “monomania” investe la gran parte dei luoghi d’arte. Ma a Genova si sta esagerando e si rischia di annoiare il pubblico, di convincerlo che non ci sia niente altro da fare né da vedere.

Sulla pagina Facebook dei musei del Comune si continuano a rilanciare, oltre a Rubens, musei che sono chiusi per ristrutturazione e lo saranno per parecchio tempo, cioè opere che non sono visibili e per almeno un anno non lo saranno: una sorta di “didattica in pillole” per consumatori di contenuti “svelti” sui social. Perché non si può certo parlare di promozione quando gli oggetti raccontati sono inaccessibili. Pare quasi che, più che promuovere le possibili opzioni culturali in città, si tratti di un “messaggio a uso interno” e, cioè, che si voglia ricordare ai genovesi che quelle collezioni, nonostante che non siano visibili da tempo e che non lo saranno per diverso altro tempo, esistono ancora e non sono abbandonate. La divulgazione è molto migliorata rispetto a qualche anno fa, ma è ancora casuale e appare spesso più a respiro locale che legata a una regia finalizzata alla promozione al di fuori dei confini di Voltri e di Nervi, di Pontedecimo e di Struppa.

I post relativi alla mostra “I tappeti più belli del mondo” sono due e molto recenti: uno, del 27 ottobre scorso, rilancia l’articolo di “Finestre sull’arte”, l’altro, di ieri, 4 novembre, parla dell’evento legandolo a Rubens e van Dyck, tanto che a un’occhiata veloce i protagonisti sembrano ancora loro e non tanto le meraviglie che stanno per essere esposte. Le mostre saranno, infatti, inserite nell'”apologia di Rubens” attualmente in corso. Due, perché alla mostra a Palazzo Rosso si affiancherà quella a Palazzo Bianco: “Figure persiane. Rubens, i genovesi e l’arte Safavide”, a cura di Loredana Pessa, curatrice nei musei civici genovesi delle collezioni tessili e ceramiche. Saranno visibili preziose opere persiane databili al XVI e agli inizi del XVII secolo. Le due mostre sono legate dal filo rosso della raffigurazioni di personaggi in costume persiano che si riallacciano ai soggetti rappresentati sui tappeti esposti a Palazzo Rosso.

Vero è che i preziosi tappeti del periodo savafide una volta impreziosivano i Palazzi dei Rolli: Genova era centro nevralgico del commercio dei tappeti orientali. Vero è anche che, nei primi anni del Seicento, le raffinatissime ed esotiche figure affascinarono anche Rubens, come testimoniano alcuni disegni ora conservati presso il British Museum, la cui riproduzione sarà visibile in mostra, insieme a quella dei numerosi dipinti in cui il grande maestro fiammingo ha inserito costumi, tappeti e tessuti persiani.

L’esposizione “I magnifici tappeti Sanguszko. I tappeti più belli del mondo: capolavori dalla Persia del XVI secolo” nasce dal restauro, sponsorizzato dalla prestigiosa Fondazione Bruschettini, di uno dei tappeti Sanguszko, proprietà dell’Instituto Valencia de Don Juan di Madrid, ed è dedicata alla memoria di Alessandro Bruschettini, intellettuale e collezionista genovese recentemente scomparso. Scomparso, tra l’altro, prima che Genova si decidesse ad accettare la ricca donazione di arte orientale che voleva offrire alla città da almeno dieci anni e che avrebbe integrato e completato splendidamente il panorama del Museo di Sant’Agostino.

I pezzi che saranno esposti arrivano da illustri prestatori pubblici e privati, tra cui il Museo del Louvre, Il Museo del Tessuto di Lione, il Museo d’Arte Islamica di Berlino, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, la Fondazione Thyssen-Bornemisza, l’Instituto Valencia de Don Juan e la stessa Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica. Gira voce che con un piccolo investimento in più per trasporto e assicurazione dal Louvre sarebbe potuto arrivare un altro preziosissimo tappeto. Da una recente delibera pubblicata sull’albo pretorio del Comune si viene a sapere che parte della sponsorizzazione di Rimorchiatori Riuniti per le iniziative legate alla mostra di Rubens sarà utilizzata proprio per l’allestimento della mostra dei tappeti. Potrebbe essere per quello che la mostra è stata infilata a viva forza nel Network Rubens, in modo da coprire i costi. Questo significa che evidentemente c’è stata un’emergenza economica da coprire.

«Per la prima volta in Italia – si legge su “Finestre sull’Arte” – saranno presentati contemporaneamente al pubblico un numero rilevante di tappeti persiani del XVI secolo. Nella prima parte del percorso espositivo sarà riunito uno dei più importanti gruppi di tappeti safavidi, costituito da manufatti prodotti nella città di Kerman e denominato Sanguszko, dal nome della nobile famiglia polacca che ne ha posseduto uno degli esemplari più noti».

Il resto ve lo racconteremo quando l’esposizione sarà inaugurata.

Related posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: