I furbetti del reddito di cittadinanza, la Gdf scopre oltre 1.500 indebite percezioni

Immediatamente interrotta l’erogazione. La maggior parte nel centro storico dove le domande erano state elaborate e inviate dai Caf della zona

I finanzieri del Nucleo Operativo Metropolitano del I Gruppo di Genova, agli esiti di una specifica indagine in materia di tutela della spesa pubblica, in sinergia e collaborazione con l’INPS, hanno accertato l’illiceità di 1.532 domande di “reddito di cittadinanza”, presentate nel 2020 da cittadini extracomunitari abitanti a Genova, ma prive dei requisiti necessari, quali la residenza ed il soggiorno sul territorio nazionale per dieci anni (di cui gli ultimi due continuativi).

L’indagine nasce nell’ambito dell’intensificazione dei controlli operati dalle fiamme gialle – decisi in più riunioni in Prefettura in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica – e finalizzati a contrastare le forme di illegalità più insidiose, perpetrate nel centro storico di Genova.

Le complesse attività di analisi sono state condotte anche mediante l’incrocio di dati ed informazioni tratte dalle numerose banche dati in uso al Corpo, nonché da informazioni raccolte con la collaborazione della locale Questura, facendo così affiorare un modus operandi particolarmente diffuso, soprattutto tra i soggetti extracomunitari dimoranti – in buona parte – tra i caratteristici carruggi del centro storico genovese e rivoltisi per l’assistenza ai C.A.F. ivi ubicati.

Le singole condotte sono state segnalate alla Procura della Repubblica di Genova, configurandosi il reato di cui all’art.7 comma 1 D.L. 4/2019, specificatamente previsto tra gli aspetti sanzionatori nel corpus normativo che disciplina il reddito di cittadinanza

La corposa lista di indebiti beneficiari è stata tempestivamente segnalata – in accordo con la Procura della Repubblica di Genova – ai locali uffici INPS, che hanno così proceduto con l’immediata interruzione dell’erogazione e la revoca del beneficio.
Infatti, le indebite somme percepite dall’erario ammontano a complessivi €.3.458.736,04, che proiettate sull’intero periodo di erogazione (pari a 18 mesi) sarebbero state pari ad € 11.881.339.

Dagli accertamenti svolti è altresì emerso che numerosi dei predetti beneficiari, anziché acquistare beni di prima necessità come previsto dalla normativa, hanno monetizzato l’importo accreditato sulla card emessa dalle Poste, attraverso la compiacenza di alcuni commercianti operanti nel centro storico genovese.

L’operazione si inserisce nell’attività della Guardia di Finanza a tutela del bilancio dello Stato, anche con riferimento alle prestazioni assistenziali e alle misure di sostegno al reddito, il cui indebito accesso genera iniquità e mina la coesione sociale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: