Oggi a Genova 

Nuovo studio sul dna di Colombo. E se si scoprisse che era di origine scozzese?

Le nuove analisi lanciate da un ricercatore dell’Università di Granada permetteranno finalmente di scoprire se Colombo era genovese, spagnolo o portoghese. O, magari, come ha sostenuto il genealogista e investigatore storico Alfonso Ensenat de Villalonga dopo uno studio di una trentina d’anni e la lettura di 330mila documenti, figlio di una famiglia genovese non di lanaioli ma di ricchi commercianti che sarebbe arrivata prima a Piacenza e poi a Genova dalla Scozia. Il suo vero nome sarebbe stato Pietro Scotto

Un ricercatore dell’Università di Granada lancia la sfida e coinvolge 4 laboratori, di cui due in Italia. E se lo studio del Dna avvalorasse, alla fine, quanto ha ricostruito attraverso ricerche e archivi Alfonso Enseñat de Villalonga, che ha studiato per decenni le antiche famiglie genovesi? Secondo il genealogista, il navigatore non arriverebbe da una famiglia di lanaioli di umili origini. Si tratterebbe del genovese di origine scozzese Pedro (o Pietro) Scotto (appunto, “proveniente dalla Scozia”) che avrebbe assunto (come all’epoca accadeva) il cognome dell’albergo in cui la sua famiglia era inserita (l’albergo Di Collone) e fu chiamato Cristoforo (cioè “portatore di Cristo”, tanto che il figlio Diego spiega che il padre firma “Xpo Ferens” o “Cristum Ferens” che in Latino significa, appunto, “colui che porta Cristo“) quando, durante gli studi in un convento del Portogallo (dove si trasferì a 5 anni con la famiglia) venne ordinato chierico minore, un ministero ecclesiastico che non comporta una vera e propria ordinazione sacramentale, ma conferisce comunque lo status di chierico a chi lo riceve. Alcuni di questo ministeri (ad esempio i soli due sopravvissuti alla riforma di Paolo VI del 1972) sono laicali (cioè concessi a laici e non a religiosi).

I vari studiosi lo danno per genovese, ma anche per spagnolo (di Maiorca o della Galizia), portoghese (in Portogallo certo ha vissuto e ha anche sposato la figlia del governatore di Porto Santo che si chiamava Bartolomeo Perestrello ed era di origine piacentina) o addirittura polacco. Occorre ricordare che in una testimonianza a favore della famiglia Centurione Scotto (già, proprio Scotto come quello che lo studioso spagnola ipotizza essere il suo vero cognome), Colombo si firmava “cittadino genovese”. Circa un secolo e mezzo dopo Bernardo Strozzi dipinge nel palazzo Nicoloso Lomellino (palazzo dei Rolli in via Garibaldi), in quel momento in possesso di Luigi Centurione che commissione l’opera, in una sala dove sono affrescati proprio gli abitanti del nuovo mondo, un nobile con la spada che si ipotizza essere proprio Cristoforo Colombo. Che l’intenzione fosse quella di sottolineare un prestigioso legame familiare con lo scopritore del nuovo mondo?

Da Douglass a Scotto

La tesi di Alfonso Enseñat de Villalonga non è poi così bizzarra. Anzi, è storicamente verosimile. Le remoti origini scozzesi dello scopritore del Nuovo Mondo sarebbero riconducibili alla famiglia scozzese dei Douglas. Un certo William Douglas, figlio di Sholto Douglas e cugino del mitico Acaio re degli Scoti, venne in Italia in aiuto a Carlo Magno per combattere Desiderio, re dei Longobardi, stabilendosi in seguito a Piacenza. Intorno al 1170 è documentata nei pressi di Piacenza la presenza di alcuni fili (figli) Scotorum, che ricoprivano la funzione di custodi di alcune imbarcazioni lungo il fiume Po per conto del comune piacentino, tuttavia la loro appartenenza al casato degli Scotti non è confermata con certezza.
Il primo esponente della famiglia Scotti la cui appartenenza alla famiglia sia stata confermata è Rainaldo, che nel 1184 divenne console del collegio dei mercanti.
Di origine popolare, come provato dall’iscrizione ai populares avvenuta nel 1221, la famiglia Scotti si arricchì nel corso del XIII secolo attraverso la pratica dell’attività bancaria e mercantile. Le fortune sviluppate nelle attività bancarie crebbero considerevolmente, permettendo agli Scotti di aprire filiali in Francia, Inghilterra, Fiandre e anche a Genova e in Portogallo. Così, per affari, il padre di Cristoforo (allora Pietro), non lanaiolo ma commerciante, si sarebbe trasferito prima nella nostra città, poi in terra lusitana dove il figlio, futuro navigatore, avrebbe, appunto, completato la propria educazione in un convento.

L’albergo genovese dei Di Collone

La famiglia nobiliare dei Di Collone giunse a Genova dalla Valbisagno intorno al 1150. Nel 1395 andò a formare uno degli alberghi cittadini. L’albergo si estinse nel corso del secolo successivo.
Dell’albergo dei Di Collone facevano parte, fino a quando ha resistito, le famiglie Castagna (originaria dell’area di Voltaggio), Galipoli, Leccavela, Calligepalio. Colombo bambino, secondo il genealogista e investigatore storico spagnolo, avrebbe abitato nell’ambito del convento di Santa Maria di Castello, a pochi metri da piazza Leccavela. Nel centro storico esiste ancora anche un vico dei Castagna. Le dimore dei Di Collone erano all’incrocio tra Canneto il Curto e Canneto il Lungo.
Dello stesso albergo facevano parte anche gli Scotto che vi entrarono nel 1429 quando tutti i membri cominciano a essere chiamati “Colonne olim Scotto”. Olim sta per “prima chiamati”.

Quando i Di Collone entrarono in difficoltà perché Costantinopoli era caduta in mano ai turchi (e si erano azzerati i commerci con l’Oriente), alcuni degli Scotto entrarono nei Centurione (quelli che poi comprarono palazzo Nicolosio Lomellino) mentre altri furono ascritti nei Pallavicino, nei Salvago e nei Cattaneo. Nel periodo in cui gli Scotto si allontanano dai Di Collone, il loro cognome cambia assumendo quello dei vari alberghi a cui i diversi soggetti aderiscono: Centurione olim Scotto, Salvago olim Scotto, Cattaneo olim Scotto.
Dalla storpiatura del cognome Di Collone, avvenuta nel 1429 prima della nascita di Pietro/Cristoforo (avvenuta nel 1451 mentre l’albergo Di Collone si stava estinguendo per il fuggi fuggi delle famiglie affiliate) in Colombo verrebbe il cognome del navigatore. Tra l’altro, lo stemma dei Di Collone erano due colonne d’argento (o d’oro) in campo (presumibilmente) azzurro: “columnas” in latino.
Quando l’ultima famiglia che aveva resistito da sola quando le altre si erano spostate da tempo, i Calligepalio, nel 1528, entrò nell’albergo Lomellini, l’albergo Di Collone finì definitivamente.

Val la pena di ricordare che Albergo era il nome usato nel periodo medievale per indicare una sorta di consorzio di famiglie nobili, legate da vincoli di sangue o da comuni interessi economici, spesso abitanti in palazzi vicini.

Tutto è straordinariamente verosimile. Tra l’altro, secondo suoi contemporanei, Cristoforo Colombo non sarebbe stato bruno e incanutito precocemente come vuole l’iconografia tradizionale, ma rossastro di capelli e di carnagione e con gli occhi chiari. Colori compatibili con l’origine scozzese.

La nuova indagine del Dna

A dare, finalmente, una risposta potrebbe essere proprio lo studio annunciato ieri dal ricercatore dell’Università di Granada José Antonio Lorente. Il tentativo fallì nel 2002, ma oggi la tecnologia e le nuove scoperte sul Dna consentirebbero grazie alle ossa del navigatore e di alcuni suoi parenti prossimi di dissipare ogni dubbio. Lorente ha coinvolto laboratori di Firenze, Roma, Stati Uniti e Messico e promette che i risultati arriveranno in tempo per prossimo il 12 ottobre, proprio il giorno dell’arrivo di Colombo nelle “Indie”.

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