Oggi a Genova 

Cluster al Maragliano, altre due denunce di familiari tra cui quelli di una donna di 64 anni morta il 4 marzo

Una delle famiglie ha chiesto il sequestro delle cartelle cliniche e la riesumazione del cadavere per accertare i reali motivi del decesso. I familiari sostengono che la loro congiunta stava per essere dimessa quando si è aggravata ed è morta. Deceduto anche un uomo di 77 anni, di cui avevamo dato conto martedì scorso nonostante la mancata conferma dell’ospedale che parlava solo di un decesso, quello di Giulio Macciò, imprenditore 79enne titolare di agenzie di pratiche auto. La morte di Macciò è avvenuta il 12 marzo ed è stata attribuita al Covid solo due giorni dopo, alla luce del risultato del tampone post mortem. Anche in questo caso la famiglia ha presentato denuncia. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo

Anche la famiglia di Giuseppe De Maio, 77 anni, morto il 15 marzo, ha presentato denuncia. De Maio era ricoverato in pneumologia dal 1º marzo scorso e il 14 era risultato positivo allo screening avviato dopo la scoperta della positività di Macciò. Era stato uno dei pazienti trasferiti nei reparti Covid. Il giorno successivo era morto.
Il caso di Anna Maria Sostegni, 64enne, se attraverso l’autopsia si scoprisse che era positiva, getterebbe tutt’altra luce sul cluster, anticipandone di parecchio la data di formazione. La donna, infatti, è morta il 4 marzo scorso, 8 giorni prima di Macciò, 11 giorni prima di De Maio. Secondo la famiglia, che ha presentato denuncia al Nas dei Carabinieri, si sarebbe aggravata 5 giorni prima del decesso, cioè alla fine di febbraio, quando stava per essere dimessa perché le patologie per cui era stata ricoverata erano in miglioramento. I familiari avevano sospettato che si fosse contagiata col Covid e sostengono di aver chiesto il tampone. Oltre al sequestro delle cartelle cliniche, hanno chiesto la riesumazione del cadavere per scoprire se Anna Maria è morta di Covid.

Anche alcune delle famiglie delle persone che sono state contagiate nel reparto si stanno organizzando per avviare un’azione legale.

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