Federparchi alla Regione: «Annullate l’autorizzazione alle ricerche di titanio nel Beigua»

«Viva preoccupazione» della Federazione Italiana dei Parchi, che ricorda il parere negativo dell’Ente Parco del Beigua. L’assessore Scajola: «Nessuna autorizzazione della giunta. Gli uffici tecnici competenti hanno permesso, nel pieno rispetto delle norme, uno studio non invasivo che non interessa l’area del parco del Beigua»

Federparchi chiede a Regione Liguria di annullare il decreto di autorizzazione alle ricerche minerarie nel comprensorio del Parco del Beigua.

<È con viva preoccupazione che Federparchi Liguria apprende dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Liguria alla Società CET per le ricerca di minerali di Titanio ai confini del Parco regionale del Beigua – scrivono alla Federazione Italiana dei Parchi -. Lascia interdetti il fatto che a distanza di pochi mesi da una valutazione di contenuto opposto, dettagliatamente motivata, la Regione smentisca se stessa decretando, sia pure su un areale più limitato, l’autorizzazione a ciò che neppure un anno fa aveva negato. Nel sottolineare il parere negativo espresso tanto da parte dell’Ente Parco del Beigua quanto dai Comuni di Sassello ed Urbe, interessati per territorio, giova ricordare che i 229 ha nei quali sono state autorizzate le ricerche minerarie (del tutto inutili, si legge nel decreto, ma allora perché autorizzarle?) si trovano in una zona ai confini dell’area protetta e quindi ad essa funzionalmente connessa e che di questi 46 ha ricadono nella ZSC IT1331402 – “Beigua – M. Dente – Gargassa – Pavaglione” gestita dallo stesso Ente Parco attraverso un Piano integrato con quello del Parco stesso. A tale proposito si fa presente che ben dettagliate sentenze emesse dalla Magistratura (fra le altre la sentenza Cass. pen., Sez. III, 14 marzo 2014, n. 11875  e la sentenza N.01606/2019 del 5/12/2019 del TAR Puglia) hanno affermato che anche le aree ricadenti nelle zone di protezione speciale (ZPS) e le zone speciali di conservazione (ZSC) devono considerarsi “aree naturali protette” ai sensi della legge n. 394/1991 e s.m.i., quindi tutelate anche ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (art. 142, comma 1°, lettera f). Nello specifico delle attività di ricerca mineraria e apertura di cave e miniere tanto la L.394/1991 nazionale sulle aree protette (art.6, Misure di salvaguardia, art.11 C.3/b, Regolamento del Parco) quanto la L.R. 12/1995 “Riordino delle aree protetta (Art.42, Norme di salvaguardia ambientale) vietano espressamente l’apertura e l’esercizio di miniere, cave e discariche nonché l’asportazione di minerali.
Federparchi Liguria ritiene pertanto «che non dovrebbe essere ammessa alcuna attività di ricerca che, non essendo compiuta con esclusive finalità di studio da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva, avrebbe, come fine unico ed ultimo da parte della Società richiedente, l’estrazione di minerali».
«Invitiamo pertanto la Regione Liguria a voler riconsiderare l’autorizzazione concessa, tenuto fra l’altro conto del fatto che l’intero territorio del Comune di Sassello ricade nell’area “Geoparco UNESCO” e che tutto il vasto comprensorio è caratterizzato dalla presenza di rocce ricche di amianto che, nel caso di scavi ed estrazioni, costituirebbero una pesante fonte di rischio per le popolazioni e per l’ambiente di tutte le aree circostanti – proseguono i Parchi italiani -. Federparchi Liguria ritiene che l’Ente Parco del Beigua stia fornendo, con le proprie attività apprezzate anche ben al di fuori dei confini regionali, un contributo importante ad uno sviluppo sostenibile, basato sulle produzioni tipiche e sul turismo, di una vasta area compresa fra le Provincie di Genova e Savona sul cui futuro la deprecabile ipotesi di apertura di una cava o miniera per l’estrazione di grandi quantità di roccia (perché dovrebbe essere a tutti ben chiaro che qualora la Società CET ottenesse risposte favorevoli dai sondaggi non intenderà certo fermarsi a quelli) avrebbe esiti tombali».

Federparchi Liguria invita pertanto la Regione Liguria «a rispettare il parere negativo fornito dall’Ente Parco e a sospendere l’attuazione del Decreto autorizzativo».

L’assessore regionale Marco Scajola aveva chiarito ieri che «Non è stata fatta alcuna delibera di giunta autorizzativa per la raccolta del titanio nell’area del Beigua».
«Gli uffici tecnici competenti hanno permesso, nel pieno rispetto delle norme, uno studio non invasivo che non interessa l’area del parco del Beigua – ha fatto sapere Scajola, in una nota -. Non vi sarà alcuna attività di cava: lo studio verrà condotto senza alcun prelievo né alcun intervento sul territorio. Degli oltre 450 ettari richiesti ne sono stati concessi poco più di 200, escludendo l’area del parco naturale regionale del Beigua. Questo è stato fatto nonostante ci fossero pareri favorevoli ad autorizzare attività di studio in tutta l’area, anche del parco, da parte della Provincia di Savona, dell’Arpal e dell’Asl competente. Lo stesso Ministero dell’Ambiente ha confermato che l’attività di studio non dev’essere soggetta a VIA, proprio in virtù delle modalità non invasive che verranno impiegate. Nessuna autorizzazione quindi da parte della Giunta: chi afferma il contrario afferma il falso, senza conoscere minimamente l’argomento».

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