Covid, la rincorsa della Liguria per il tracciamento con i tamponi antigenici

Siamo solo decimi tra le regioni italiane per quanto riguarda il tracciamento rispetto alla popolazione. Su questo dato pesano i numeri dei mesi passati, quando – dati alla mano – si è di fatto abdicato a un tracciamento realistico a causa di un numero di test davvero esiguo. In realtà, per quanto riguarda i tamponi molecolari, siamo decimi anche nell’ultima settimana anche se i test, rispetto al passato, sono aumentati, a seconda dei giorni, anche di 6 o addirittura 12 volte, perché anche le altre regioni hanno aumentato il ritmo. Ora il presidente della Regione Giovanni Toti, che ha tenuto per sé la delega alla Sanità, punta sui tamponi antigenici, che garantiscono anche una risposta più veloce quantomeno per la scrematura iniziale positivi/negativi. È proprio il tempo il fattore discriminante (con la tracciatura degli asintomatici): il tempo in cui si mettono in quarantena i contatti dei positivi. Col “vecchio sistema” occorre diverso tempo, mentre il virus viaggia indisturbato. Tante le proteste di persone in attesa anche per 15 giorni. . Il tracciamento è saltato quasi in tutta Italia da un bel po’. Vediamo cosa sta facendo la Regione per recuperare il gap

<È prevista nei prossimi giorni l’apertura di due nuovi centri che effettueranno test antigenici “walking trough” a Struppa e a Recco: in questo modo Regione Liguria, con i 6.340 tamponi effettuati oggi e i 1500 tamponi rapidi eseguiti nel nuovo punto di Villa Bombrini a Cornigliano (a cui si aggiunge il centinaio effettuato nel punto della Commenda, in centro storico n.d.r.) si pone ai vertici italiani delle regioni che effettuano più tamponi>. Lo ha comunicato ieri sera, nel consueto punto stampa il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti.

Cambia la filosofia. Da “se lo vuoi velocemente arrangiati coi privati” (che ha contraddistinto la prima ondata dei contagi e la “pausa” estiva) a “tamponi antigenici gratuiti per tutti”, perché il virus non è un problema personale, ma della collettività.

Vediamo quale è la situazione in Liguria grazie ai grafici di Covidguard che mette a sistema i dati della Regione registrati dal ministero della Salute.

Sopra: la percentuale di tamponi positivi rispetto a quelli effettuati. Sono, però, compresi quelli per verificare la guarigione di soggetti già individuati come positivi in passato. Si può notare come a lungo, nella prima ondata Covid, siano stati testati in gran parte quasi solo sintomatici
Questo è un grafico più realistico rispetto alla situazione: mette in luce soltanto i nuovi casi testati (e non i controlli di guarigione che diluiscono il reale impatto dei positivi).
Sopra: il confronto dei dati regionali relativi ai tamponi in rapporto con la popolazione dall’inizio dell’epidemia. Si nota come ancora oggi i numeri della Liguria, che pure ha aumentato finalmente il ritmo, sia molto indietro rispetto a molte regioni tra le più colpite. Non che stia molto meglio la Lombardia e il Piemonte, che ieri ha dovuto chiudere di nuovo tutta l’attività ospedaliera ordinaria, ricoveri e ambulatorio, è addirittura sotto di noi.
Nonostante il forte aumento del numero dei tamponi dopo il cambio di assessore post elettorale (prima era assessore la leghista Sonia Viale, ora il presidente della Regione Giovanni Toti ha tenuto per sé la delega alla Sanità e ha dato maggiore importanza al tracciamento) nell’ultima settimana siamo decimi nella “classifica” dei tamponi rispetto alla consistenza della popolazione, esattamente come prima. Questo perché anche le altre regioni hanno aumentato le attività di tracciamento. Bisogna dire che nella tabella non sono compresi i tamponi antigenici, che ora la Regione sta aumentando esponenzialmente.

GenovaQuotidiana aveva lanciato anche una petizione online per chiedere che finalmente il tracciamento decollasse. La potete vedere cliccando qui. L’hanno firmata, per adesso, 5.447 persone.
È inutile negare che, a causa della lentezza con cui vengono tracciati i casi (il tempo necessario per ottenere il tampone e, in caso di positività, lo screening dei contatti: un tempo totale lungo anche una decina di giorni, tempo in cui persone positive magari asintomatiche o paucosintomatiche – i contatti, appunto – non hanno alcun dovere di stare in quarantena) il contagio, com’è facile capire dai dati attuali, ha corso un bel po’. Positivo è l’attuale accordo coi medici di famiglia (avviato soltanto ora e totalmente assente nella passata ondata), ma bisogna anche potenziare un bel po’ anche i Gsat per i test domiciliari di persone che già stanno male. Proprio l’assistenza domiciliare è stata una delle pagine più negative della passata ondata pandemica. Le squadre sono arrivate a regime (un regime molto probabilmente insufficiente di suo) con settimane, a Genova addirittura mesi, di ritardo rispetto all’avvio dell’epidemia.

Vero è che, in questa seconda ondata, i casi di persone che necessitano di terapia intensiva, per adesso, sono ridotti. Stanno però aumentando le necessità in media e bassa intensità di cura. Vediamo cosa sta facendo la Regione per fare fronte.

PIANO INCREMENTLE

<Stiamo aumentando di ulteriori 600 posti letto la disponibilità negli ospedali e stiamo aprendo 5 nuove strutture, per un totale di 200 posti letto, da qui al 2 novembre, per aiutare gli ospedali nel turn over – ha sottolineato ieri Toti – Inoltre abbiamo dato mandato alla ASL 5 Spezzina di attrezzare con ossigeno una nuova struttura, per 100 posti, nella provincia di Spezia”. “Rispetto a tutto il lavoro in atto non sono d’accordo con i toni allarmistici di alcune sigle sindacali che credo non aiutino nessuno e sono largamente disattesi dalla realtà. Non è questo il modo migliore per dimostrare responsabilità>.

Sotto: l’intervento della Cgil a cui allude Toti.

ASSUNZIONI

<Stanno procedendo e aumentando le assunzioni– ha ricordato ieri il presidente della Regione – sono già stati assunti 882 unità tra medici, infermieri e professionisti di varie qualifiche. Questo sta a dimostrare che l’emergenza è stata preparata. Oltre a questo sono in corso, in queste ore, al San Martino, assunzioni di  580 infermieri, 34 anestesisti, pediatri, medici di medicina d’urgenza. E questa è la migliore dimostrazione della capacità di reazione della nostra sanità>.

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