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Ecco come Crisanti ha salvato il Veneto dalla strage Covid: “Testati tutti i pazienti del pronto soccorso”

Al seminario su internet “Terapie Covid consensis conference a cura di Officina Motore Sanità, il direttore del Laboratorio di microbiologia e Virologia dell’Università di Padova: <Ci siamo subito resi conto che c’era una percentuale alta di pazienti asintomatici. Siamo così riusciti a mettere in sicurezza l’ospedale di Padova>

Andrea Crisanti ha raccontato come ha minimizzato le conseguenze negative dell’epidemia in Veneto: <Con l’imminente arrivo del Covid-19, la prima cosa che abbiamo fatto è stato mettere a punto un test diagnostico con l’azienda e quando ci sono stati i primi casi abbiamo messo subito in sicurezza l’ospedale di Padova, perché se fosse diventato un focolaio di contagio avremmo messo a rischio tutto il Veneto ha detto -. La messa in sicurezza dell’ospedale è avvenuta a diversi livelli: personale sanitario, pazienti che arrivavano al pronto soccorso per qualsiasi causa e quelli che arrivavano con una sintomatologia clinica che faceva pensare fossero affetti da Covid-19. Abbiamo fatto il test a tutti i pazienti che sono passati dal pronto soccorso per vedere se fossero anche affetti da Covid-19 perché ci siamo subito resi conto che c’era una percentuale alta di pazienti asintomatici>.

Al seminario web hanno partecipato al dibattito sulla battaglia per sconfiggere l’infezione COVID-19, tra cui il direttore della clinica di Malattie Infettive del San Martino Matteo Bassetti che ha nuovamente mostrato scetticismo nei confronti del Plaquenil (lo aveva già fatto durante una conferenza stampa regionale) e ha reso nota una sua proposta più propria alla “politica sanitaria” che alla medicina, fatta propria dalla Regione Liguria. <Sicuramente ora, rispetto alla fase iniziale sull’utilizzo dell’idrossiclorochina (il Plaquenil n. d. r.) – ha detto -, siamo più scettici, perché i dati non sono entusiasmanti. Sulle ali dell’entusiasmo nato da alcuni studi francesi abbiamo somministrato a tutti questo farmaco però francamente io oggi mi sento più riluttante sull’utilizzo su tutti di questo farmaco, se non all’interno di protocolli clinici ben delineati e/o progetti di ricerca. Ad esempio, stiamo iniziando uno studio per conto dell’OMS e quindi potremo vedere, se ci sarà o meno un beneficio nell’usare questo farmaco. Abbiamo proposto alla Regione Liguria, che ha accettato, un’esenzione per tutti i soggetti affetti da Covid 19 che devono tornare in ospedale. In fase di follow up questi pazienti dovranno recarsi più volte in ospedale per tutta una serie di accertamenti e noi abbiamo proposto che per un anno i pazienti liguri non paghino il ticket, anche perché il pacchetto di esami arriverebbe a costare centinaia di euro e sarebbe importante che questa esenzione fosse attuata in tutta Italia>

Franchesco Menichetti, ordinario di Malattie Infettive, Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica) e Direttore U.O.C. Malattie Infettive, AOUP – Ospedale Cisanello, ha precisato che <Oggi contro il COVID-19 non esiste una terapia che abbia mostrato sicura efficacia> e ha invitato ad abbandonare <inutili e sterili protagonismi>.
<Il livello di evidenza prodotto dalle numerose pubblicazioni è infatti modesto – ha proseguito – trattandosi per lo più di esperienze preliminari, raccolte casistiche e studi non controllati. Questo impone che qualunque iniziativa terapeutica si intenda adottare per ogni singolo paziente (es: idrossiclorochina, azitromicina, lopinavir-titonavir, eparina, tocilizumab baricitinib, altri monoclonali, steroidi, plasmaterapia) debba rigorosamente avvenire arruolandoli in studi prospettici, randomizzati e controllati, perché i soli in grado di produrre la necessaria evidenza. Tra la concitata volontà di soccorrere i pazienti COVID-19, specie quelli più gravi ed il rispetto della mission della scienza di produrre evidenze, non deve esistere alcuna antinomia, ma una chiara volontà comune di fare il meglio, abbandonando inutili e sterili protagonismi, e contribuendo agli studi che il CTS dell’AIFA, con l’ausilio del CE dello Spallanzani, hanno validato>.

Anche Massimo Andreoni, direttore UOC Malattie Infettive, Policlinico “Tor Vergata” di Roma, ha confermato: <Tutti i trial farmacologici che sono stati utilizzati oggi non sono ancora in nessun modo risolutivi. Sono stati utilizzati una quantità di farmaci enormi e alcuni sono stati anche fallimentari, mentre altri hanno dato risultati scarsi. Qualche farmaco è stato testato in vitro, altri dal vivo ma al momento non posso dichiarare che ci sia un farmaco risolutivo nella cura del Covid-19. Il virus è mutato, esistono degli studi che lo dimostrano, ma non è mutato in maniera significativa fortunatamente, soprattutto per la messa a punto del vaccino. Non sembra essere la mutazione la causa del calo dei morti e degli infetti>.

Gioacchino Angrarano, ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bari, Direttore UO Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera “Ospedale Policlinico Consorziale” di Bari, ha spiegato che “L’incontro ha spaziato dalla patogenesi alla terapia, alle modalità di gestione intra ed extra ospedaliera, evidenziando le esperienze fatte sul campo dai partecipanti, tutti di grande esperienza e coinvolti pienamente nell’argomento e nella gestione diretta dell’emergenza. Le ancora insufficienti conoscenze hanno reso difficile giungere ad una posizione comune sui singoli farmaci da utilizzare, ma è risultato evidente che i farmaci antivirali disponibili sono ampiamente insufficienti, mentre la terapia antinfiammatoria può risultare più efficace se effettuata con il giusto timing>.

Valentina Solfrini, del Servizio Assistenza Territoriale, Area Farmaci e Dispositivi Medici della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato come <Epidemiologi, infettivologi e responsabili dell’organizzazione dei servizi sanitari sono d’accordo sul fatto che non ci siano certezze sull’efficacia dei trattamenti e che debba prevalere un atteggiamento di prudenza nei confronti delle scelte terapeutiche. È molto importante promuovere la partecipazione di studi clinici, considerando comunque le opzioni terapeutiche che sono state giudicate ammissibili dall’AIFA e autorizzate dal Ministero della Salute. È necessario un atteggiamento di prudenza a tutela dei pazienti che è stato condiviso da tutti gli infettivologi e i responsabili dei servizi che hanno partecipato a questo appuntamento>.

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