Porto 

Porto, aspettando le risposte di Delrio

Di Black Giac – Delrio ci prova a infondere tranquillità allo shopping genovese sull’orlo di una crisi di nervi per l’ormai imminente riforma delle Autorità Portuali e il congiunto rinnovo della presidenza di quella di Genova che avrà un ruolo centrale per il sistema ligure. Il fatto è che non ci riesce. Perché tanti sono i temi che tengono svegli tutti coloro che per un motivo e per l’altro vivono sulle e per le banchine dello scalo genovese e le ragioni sono tra le più diverse. Intanto i terminalisti: qualcuno di oloro é preoccupato per la possibile candidatura di Rino Canavese manager di fiducia del gruppo Gavio, peccato originale di un uomo che però ha dalla sua quello di essere un ex presidente di Autorità Portuale e quindi è a conoscenza dei meccanismi della burocrazia portuale, cosa che in un momento come questo risulterebbe preziosa in vista della riforma.

Come in un film giapponese di Hakira Kurosawa i “sette samurai” che da sempre si sfidano tra Molo Giano e il Vte nella difficile coesistenza cronica che caratterizza lo scalo genovese forse preferirebbero, come auspicato dal ministro che Merlo rimanesse come commissario garantendo gli attuali equilibri nel classico approccio “gattopardesco” avvantaggiato del tipo “occorre che tutto resti com’é perché tutto resti com’é”.

Ufficialmente in queste ore il presidente Toti é a Roma per discutere proprio della candidatura per Palazzo S. Giorgio una volta stabilito definitivamente l’addio di Merlo che nel frattempo continua a sbattere le porte ricambiato al punto che all’inaugurazione del Nautico non gli é stata riservata neppure una sedia. Toti vedrebbe bene Sandro Biasotti in quel ruolo ma i più maligni sostengono che questa candidatura ripetuta quasi come un mantra negli ultimi giorni sia stata caldeggiata per bruciare l’ex presidente della Regione. In molti poi si domandano se il parlamentare sarebbe l’uomo giusto per governare una transizione molto delicata come quella che vedrebbe sintesi e unificazioni non certo indolori. Alla fine, insomma, la comunità portuale come tradizione si presenta in ordine sparso con poche idee ma confuse in attesa della grande svolta che dovrebbe rilanciare il sistema portuale italiano nello shipping internazionale, un treno che non aspetta.

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