Buoni pasto anche da casa, svolta per i dipendenti del Comune: cambia tutto per oltre 2.500 lavoratori

Il Comune di Genova, in osservanza del nuvo contratto nazionale di lavoro entrato in vigore, riconoscerà i buoni pasto anche nelle giornate di lavoro agile. La novità riguarda più della metà dell’organico e chiude una battaglia politica e sindacale che andava avanti da tempo

Per chi lavora da remoto non ci sarà più una differenza di trattamento sul pasto. Al Comune di Genova arriva una novità destinata a incidere sulla vita quotidiana di oltre 2.500 dipendenti: i buoni pasto saranno riconosciuti anche nelle giornate svolte in lavoro agile. La comunicazione ufficiale è arrivata con una email della direzione competente inviata il 2 aprile, in cui si chiarisce che, dopo l’entrata in vigore dell’ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro, il beneficio verrà erogato anche per le prestazioni rese da remoto.

Il principio fissato dal Comune è che, ai fini del riconoscimento del buono pasto, le ore convenzionali della giornata in lavoro agile coincidono con quelle ordinarie che il dipendente avrebbe svolto in presenza. In altre parole, chi lavora per l’ente fuori dall’ufficio, ma dentro il proprio orario normale e con la consueta pausa pranzo, maturerà comunque il ticket. I buoni relativi al periodo tra il 24 e il 28 febbraio e quelli maturati nel mese di marzo saranno caricati sulle tessere nel corso di aprile.
A rivendicare il risultato è il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Mario Mascia, che parla di traguardo ormai raggiunto su un tema che, sottolinea, interessa oltre la metà dell’organico comunale. Per Mascia si tratta del riconoscimento di un diritto elementare, cioè quello alla retribuzione del pasto per chi lavora per il Comune indipendentemente dal luogo in cui svolge la prestazione.
Secondo l’ex assessore al Lavoro e alle relazioni sindacali della giunta Marco Bucci, il percorso per arrivare a questa decisione non è stato semplice. Mario Mascia ricorda infatti che la questione era stata sollevata già nel 2025, sia con un emendamento alle linee programmatiche di mandato sia con un’interrogazione a risposta immediata, entrambe iniziative pensate per impegnare formalmente l’amministrazione a riconoscere il buono pasto al personale ammesso al lavoro agile. Quel tentativo politico, spiega, non aveva trovato subito accoglimento, ma aveva comunque aperto un confronto poi proseguito nei mesi successivi.
Il tema, del resto, non riguardava una platea ristretta. Oltre ai dipendenti del Comune coinvolti in accordi individuali di lavoro agile o telelavoro, la questione si intrecciava anche con il percorso più ampio avviato sul territorio cittadino per condividere pratiche e modelli organizzativi legati alla flessibilità lavorativa. Nella lettura di Mascia, proprio per questo non era più accettabile che nel 2026 chi lavora da remoto venisse trattato peggio, sul piano economico, rispetto a chi presta servizio in ufficio.
Nel suo intervento il capogruppo azzurro collega questa novità a un percorso più lungo costruito negli ultimi anni insieme alle organizzazioni sindacali, ricordando il regolamento sul lavoro agile approvato nel febbraio 2025, il verbale di accordo su lavoro agile e coworking del 2 aprile 2024 e il protocollo d’intesa su flessibilità e lavoro agile del 26 luglio 2024. Per Mario Mascia, insomma, il riconoscimento dei buoni pasto anche da remoto non è un episodio isolato, ma il punto di arrivo di una linea politica e amministrativa che ha cercato di dare maggiori garanzie ai lavoratori comunali.
La novità ha quindi un peso pratico immediato, perché tocca il portafoglio e l’organizzazione di migliaia di persone, ma ha anche un significato più ampio: sancisce che il lavoro agile non può più essere considerato una modalità di serie B. E che, almeno sul piano del pasto, chi lavora da casa per il Comune di Genova avrà finalmente lo stesso riconoscimento di chi timbra in ufficio.
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