I capolavori liguri strappati alle bombe: Genova riscopre Carlo Ceschi, l’uomo che salvò la memoria della Liguria

Alla Camera di Commercio di Genova un pomeriggio di studi ha rimesso al centro la figura di Carlo Ceschi e il destino dei monumenti liguri durante la guerra, tra memoria, tutela e nuove sfide per il patrimonio culturale


Genova torna a interrogarsi su una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della propria storia culturale, quella dei monumenti feriti, salvati e ricostruiti dopo la Seconda guerra mondiale. Lo ha fatto nel corso di un partecipato pomeriggio di studi ospitato dalla Camera di Commercio, occasione scelta per presentare la ristampa del volume di Carlo Ceschi “I monumenti della Liguria e la guerra 1940-45”, pubblicato da Sagep su iniziativa di Cristina Bartolini. Un appuntamento che non si è limitato alla dimensione editoriale, ma ha trasformato il libro in un punto di partenza per riflettere su come il conflitto abbia cambiato la mappa artistica della Liguria e su come oggi debba essere difeso un patrimonio che continua a chiedere attenzione, competenze e visione.
Il cuore dell’incontro è stato proprio questo: capire come la “geografia” della storia dell’arte ligure sia mutata dopo i bombardamenti e le distruzioni belliche, e come quella frattura abbia inciso sulla distribuzione dei beni storico-artistici, sulla memoria collettiva e persino sull’identità dei luoghi. La ristampa dell’opera di Carlo Ceschi è stata così letta non solo come recupero di una testimonianza preziosa, ma come uno strumento per rimettere in circolo una coscienza storica che riguarda l’intero territorio regionale.
Nei saluti istituzionali è emersa con forza la convinzione che la tutela del patrimonio culturale non possa più essere affrontata come una somma di interventi isolati. La consigliera Donatella Alfonso, delegata dalla sindaca Silvia Salis, il soprintendente Vincenzo Tinè, la soprintendente Francesca Imperiale e il segretario generale della Camera di Commercio di Genova Maurizio Caviglia hanno insistito sulla necessità di fare rete, di costruire nuove energie comuni e di garantire la trasmissione dei beni culturali alle generazioni future in condizioni di integrità e accessibilità. Il messaggio emerso è chiaro: la conservazione del patrimonio non riguarda solo il passato, ma la qualità civile e culturale del presente.
Tra i passaggi più significativi della giornata c’è stato anche il richiamo al ruolo diretto avuto dalla stessa Camera di Commercio nella stagione del dopoguerra. Maurizio Caviglia ha ricordato che anche l’ente camerale fu coinvolto in quella fase di ricostruzione, sottolineando come la storica Sala Dorata di Palazzo Tobia Pallavicino fosse stata colpita dai bombardamenti e come i danni vennero riparati subito dopo la fine del conflitto, in tempo per accogliere, nell’autunno del 1946, la visita del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. Un episodio che restituisce concretezza al tema della giornata e mostra come la guerra abbia inciso profondamente anche su luoghi simbolici della vita istituzionale genovese. Lo stesso Caviglia ha poi richiamato l’accordo quinquennale di collaborazione strategica sottoscritto oggi con l’Archivio di Stato di Genova, pensato per rafforzare la valorizzazione e l’accessibilità pubblica del patrimonio culturale.
A dare spessore scientifico al confronto sono stati poi gli interventi degli storici dell’arte Franco Boggero e Pietro Boccardo, insieme al professore ordinario di Restauro dell’Università degli Studi di Genova Stefano Francesco Musso, che hanno ricostruito l’eredità lasciata da Carlo Ceschi e l’attualità del suo insegnamento. Il ritratto emerso è quello di una figura centrale nella storia della tutela italiana, non soltanto per il ruolo di soprintendente ai Monumenti, ma per il metodo con cui affrontò il rapporto tra distruzione, recupero e restauro in anni segnati dalla devastazione.
Durante la guerra, Carlo Ceschi si distinse infatti come un precursore della protezione moderna degli edifici monumentali. Non si limitò a una funzione amministrativa o teorica, ma lavorò concretamente tra le macerie, insieme al suo staff, per recuperare frammenti architettonici, scultorei e pittorici strappati a chiese e palazzi dai bombardamenti. Un impegno che ne fa, ancora oggi, una figura di riferimento per chiunque si occupi di restauro e salvaguardia del paesaggio storico. Alla sua attività sul campo si affiancò anche quella di docente universitario e studioso, con un profilo culturale di altissimo livello, legato all’eredità di Benedetto Croce e a una visione del patrimonio del tutto incompatibile con la cementificazione indiscriminata.
Il suo nome resta inoltre legato a battaglie che hanno inciso sulla forma stessa della Liguria contemporanea. Ceschi collaborò infatti anche all’elaborazione del piano regolatore di Genova e alla tutela del Monte di Portofino, dimostrando come il tema della conservazione non potesse essere separato da quello della pianificazione urbanistica e della difesa del paesaggio. È proprio questa capacità di tenere insieme monumenti, città e territorio a rendere la sua lezione ancora così attuale, in un tempo in cui la pressione sulle aree urbane e costiere continua a porre interrogativi delicati.
A rendere ancora più solida la sua eredità c’è poi un altro testo fondamentale, “Teoria e storia del restauro”, che continua a essere adottato in università e accademie e che conferma il peso intellettuale di uno studioso capace di lasciare un segno sia nella pratica sia nella riflessione teorica. Il senso complessivo dell’incontro genovese è stato allora proprio questo: ricordare Carlo Ceschi non come una figura del passato da celebrare in modo rituale, ma come un modello di rigore, competenza e responsabilità pubblica di cui oggi si avverte ancora il bisogno.
La giornata alla Camera di Commercio ha così finito per parlare non soltanto della Liguria ferita dalle bombe, ma anche della Liguria che seppe reagire, ricucire e salvare la propria identità culturale. Ed è probabilmente questo il messaggio più forte emerso dalla ristampa del volume: dietro ogni monumento restituito alla città non c’è solo un intervento tecnico, ma una scelta di civiltà.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.