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Cabinovia in Valbisagno, esplode il caso in aula: cartelli dell’opposizione contro Silvia Salis, tensione in Sala Rossa

Dopo la frase della sindaca sulla mobilità in Valbisagno, il centrodestra attacca in consiglio comunale con cartelli e accuse di ricatto politico. Intanto Silvia Salis ribadisce che quello sul tavolo non è ancora un progetto, ma lo studio del Politecnico di Milano da discutere con il territorio

La cabinovia della Valbisagno incendia il clima politico a Palazzo Tursi e trasforma il dibattito sulla mobilità in uno scontro aperto tra maggioranza e opposizione. A far esplodere la polemica è stata la frase pronunciata dalla sindaca Silvia Salis, che ha legato l’eventuale bocciatura dell’intervento da parte della maggioranza e dei territori alla fine delle lamentele sui tempi necessari agli spostamenti: «Se alla fine la maggioranza esprimerà contrarietà a questo progetto insieme ai territori, non voglio più sentire nessuno che si lamenta di quanto ci mette ad andare in centro». Parole che il centrodestra ha interpretato come una sorta di aut aut e che nel pomeriggio hanno provocato una protesta plateale in consiglio comunale.

Nella Sala Rossa, infatti, alcuni esponenti dell’opposizione hanno esposto cartelli con la scritta “La città non si ricatta”, dando forma visibile alla contestazione contro la linea della sindaca. I cartelli sono poi stati ritirati dai cursori dell’aula su richiesta del presidente del consiglio comunale Claudio Villa, ma il gesto ha segnato uno dei momenti più tesi della giornata politica genovese.

La mattinata era già stata segnata da un chiarimento arrivato dalla stessa Silvia Salis, che aveva insistito su un punto: ciò che è stato presentato finora non sarebbe un progetto definitivo, ma il risultato di uno studio elaborato dal Politecnico di Milano. La sindaca ha ribadito che ci sarà un confronto con il territorio proprio a partire dalle conclusioni di quel lavoro tecnico, che al momento individua nella cabinovia la soluzione preferibile. Una precisazione che, però, non è bastata a smorzare le critiche. Contro di sono schierati già alcuni comitati della Valbisagno, oltre all’associazione indipendente “Metrogenova”.

Ad alzare i toni nel pomeriggio è stata soprattutto Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, che ha attaccato duramente il metodo politico della sindaca. Nella sua lettura, la frase pronunciata da Silvia Salis equivale a dire ai cittadini che, se non passerà quella soluzione, non avranno più titolo per lamentarsi dei problemi di traffico e collegamento con il centro. Per Bianchi si tratta di un’impostazione inaccettabile, perché mette sul tavolo una scelta presentata come obbligata e svuota di significato ogni promessa di partecipazione preventiva.

L’esponente di FdI ha costruito la sua critica proprio attorno a questo passaggio, sostenendo che la condivisione con i territori evocata dalla sindaca rischi di restare soltanto formale se il messaggio politico che passa è quello del “o così o niente”. Da qui l’accusa di avere sostituito il confronto con una pressione politica e morale sui genovesi, in un quadro che, secondo l’opposizione, confermerebbe una gestione molto verticale della vicenda.

Il punto vero dello scontro, in fondo, sta tutto qui. Da una parte Silvia Salis continua a sostenere che la città si trovi ancora nella fase dello studio e del confronto, non in quella di una decisione già blindata. Dall’altra, il centrodestra legge quelle parole come il segnale che la scelta sia già stata sostanzialmente orientata e che chi si oppone rischi di essere indicato come corresponsabile dei futuri problemi di mobilità della vallata.

Così la cabinovia, prima ancora di diventare o meno un’opera, è già diventata un caso politico pieno, capace di spaccare l’aula e di alzare ulteriormente la temperatura del confronto tra la giunta e l’opposizione. E la sensazione è che il dibattito sia appena cominciato.


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