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Guardia medica, scontro totale su Cogoleto: la Regione difende il trasferimento, il Partito Democratico va all’attacco

Nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale Massimo Nicolò, arriva l’affondo di Katia Piccardo, che presenta un’interrogazione e chiede di fermare una scelta definita grave e calata dall’alto

Si allarga lo scontro politico sul trasferimento della guardia medica da Cogoleto a Pegli. Se da un lato la Regione, con l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, prova a rassicurare i cittadini sostenendo che il servizio resterà pienamente garantito, dall’altro cresce la protesta delle opposizioni, con la vicecapogruppo del Pd in consiglio regionale Katia Piccardo che parla di una decisione grave, incomprensibile e potenzialmente molto pesante per tutto il Ponente genovese.

Nelle scorse ore Massimo Nicolò ha difeso la scelta spiegando che, tra le 20 e le 8 del mattino, i residenti continueranno a chiamare lo stesso numero e riceveranno assistenza a domicilio, con l’unica differenza che il medico partirà da Pegli invece che da Cogoleto. Secondo l’assessore, l’eventuale allungamento dei tempi di percorrenza sarebbe limitato a pochi minuti e andrebbe letto alla luce del fatto che si tratta di prestazioni non di emergenza-urgenza, mentre per le emergenze resta attivo il 118. La Regione sostiene inoltre che la collocazione del servizio nella Casa di comunità di Pegli risponda a una logica organizzativa precisa, con due medici presenti nelle ore notturne, uno in sede e uno sul territorio, per garantire una risposta giudicata più efficiente e una migliore gestione delle risorse disponibili.

Ma alla versione della Giunta si contrappone con forza quella dell’opposizione. Katia Piccardo, esponente del Partito Democratico, annuncia di avere depositato un’interrogazione per chiedere all’esecutivo regionale di fermarsi e chiarire quali siano le reali intenzioni sul futuro dei servizi sanitari nel Ponente. Per la consigliera regionale, la soppressione della guardia medica a Cogoleto con spostamento a Pegli rischia infatti di lasciare scoperto un territorio già esposto, a suo giudizio, a smantellamenti, tentativi di depotenziamento e decisioni che stanno penalizzando la popolazione.

Nel mirino della consigliera non c’è soltanto il merito del provvedimento, ma anche il metodo con cui sarebbe stato comunicato. Piccardo parla di informazioni arrivate ai sindaci in modo informale, senza un confronto preventivo e senza garanzie adeguate, ricordando la contrarietà espressa dai sindaci Paolo Bruzzone e Francesco Silvestrini insieme agli amministratori del territorio. La vicecapogruppo dem sottolinea inoltre come, secondo quanto segnalato dai sindacati, non vi sarebbe stata neppure una comunicazione formale ai lavoratori coinvolti, elemento che giudica altrettanto grave.

Sul piano sostanziale, la consigliera insiste soprattutto su un punto: il trasferimento con accorpamento su Pegli rischierebbe di creare disagi rilevanti proprio per le criticità della viabilità tra Aurelia e autostrada, dove cantieri, restringimenti e problemi strutturali rendono gli spostamenti più lunghi e imprevedibili. Un quadro che, nella lettura di Katia Piccardo, diventa ancora più preoccupante se inserito dentro una situazione sanitaria già fragile, segnata dal rischio di depotenziamento dell’ospedale La Colletta e dall’incertezza che continua a pesare sul futuro del San Carlo di Voltri dopo l’annunciata uscita dell’Evangelico.

Il risultato è uno scontro ormai apertissimo. Da una parte la Regione rivendica una riorganizzazione che, secondo Massimo Nicolò, non riduce i servizi ma li rende più efficienti e sicuri; dall’altra il Pd chiede di sospendere tutto e aprire un confronto vero con i territori, sostenendo che il Ponente non possa continuare a pagare il prezzo di decisioni considerate sbagliate e calate dall’alto.


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