Oltre 70 mila presenze per il ventennale del riconoscimento internazionale dei palazzi dei rolli patrimonio Unesco

Tre giorni da tutto esaurito per i Rolli Days di primavera, con il 60,3 per cento di nuovi visitatori, migliaia di giovani e pubblico arrivato da tutta Italia e dall’estero. Silvia Salis: «Investire sulla valorizzazione del patrimonio storico e artistico significa rafforzare l’identità di Genova e accrescerne l’attrattività»


Genova chiude l’edizione primaverile dei Rolli Days con un bilancio che parla da solo: oltre 70 mila presenze in tre giorni, da venerdì 27 a domenica 29 marzo, per una manifestazione che si conferma il cuore pulsante dell’offerta culturale cittadina. L’appuntamento del 2026, costruito attorno al tema “Condividere è proteggere”, ha celebrato i vent’anni del sito riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura e ha richiamato in città visitatori di tutte le età, con una presenza particolarmente significativa nella fascia tra i 26 e i 35 anni, che da sola ha rappresentato il 16,4 per cento del pubblico.

Il dato che più colpisce, oltre ai numeri complessivi, è la capacità dell’evento di allargare ancora il proprio raggio d’azione. Più di sei visitatori su dieci, il 60,3 per cento, hanno preso parte ai Rolli Days per la prima volta, mentre il restante 39,7 per cento era composto da pubblico fidelizzato. Un segnale chiaro, che racconta non soltanto il successo di una formula ormai consolidata, ma anche la forza di una proposta capace di parlare continuamente a persone nuove, intercettando curiosità, turismo culturale e desiderio di riscoperta del patrimonio storico genovese.
A sottolineare la portata del risultato è stata la sindaca Silvia Salis, che ha legato il successo della manifestazione a una visione più ampia di città. «Le presenze registrate in questa edizione dei Rolli Days confermano la forza di una manifestazione che, anno dopo anno, sa valorizzare e aprire a un pubblico sempre più ampio uno dei patrimoni culturali più importanti della nostra città. Nel ventennale del riconoscimento Unesco, il messaggio di questa edizione ha trovato risposta in una partecipazione ampia e trasversale di un pubblico in arrivo da tutta Italia e dall’estero, con una significativa presenza di giovani. Un risultato che ci dice con chiarezza che investire sulla valorizzazione del patrimonio storico e artistico significa rafforzare l’identità di Genova e accrescerne l’attrattività». Parole che segnano una linea precisa: fare della cultura non solo uno strumento di tutela, ma anche una leva concreta di crescita turistica, economica e sociale.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che ha letto l’edizione appena conclusa come la conferma di un modello fondato sulla conoscenza e sulla partecipazione. Per Giacomo Montanari il ventennale non rappresenta una semplice ricorrenza celebrativa, ma l’occasione per rafforzare il legame tra cittadini, istituzioni e visitatori, rendendo accessibili i Palazzi dei Rolli e trasmettendone il valore alle nuove generazioni. Il forte afflusso di nuovi pubblici, secondo l’assessore, dimostra che la strada giusta passa da qualità, ricerca e divulgazione, con l’obiettivo di costruire una cultura viva, inclusiva e capace di prendersi cura di un sito monumentale complesso aprendolo allo stesso tempo alla conoscenza del mondo.
Anche l’assessora al Turismo Tiziana Beghin ha rimarcato il peso strategico della manifestazione, soprattutto sul versante dell’attrattività esterna. Per Tiziana Beghin l’alta percentuale di visitatori provenienti da fuori regione e l’aumento dei nuovi utenti confermano l’efficacia delle azioni di promozione turistica avviate dalla città. Eventi di questo tipo, ha evidenziato, generano ricadute diffuse sul territorio, aiutano a destagionalizzare i flussi e consentono di valorizzare anche luoghi meno noti, in una prospettiva di sviluppo sostenibile dell’offerta turistica genovese.
A dare ulteriore consistenza al bilancio finale ci sono i dati sulla provenienza del pubblico. I Rolli Days hanno richiamato persone da 92 province italiane, confermando un respiro ormai ampiamente nazionale, ma al tempo stesso hanno registrato un’importante presenza di visitatori stranieri. È la fotografia di un evento che non vive più soltanto della partecipazione locale o regionale, ma che si è imposto come una delle grandi occasioni culturali capaci di portare Genova dentro i circuiti di viaggio e di interesse del turismo culturale contemporaneo.
Tra gli elementi che hanno contribuito maggiormente all’attenzione del pubblico ci sono state anche le aperture per la prima volta di siti particolarmente attesi. Grande interesse ha accompagnato la Badia di Sant’Andrea, complesso monastico di Cornigliano, e la Grotta Pavese Doria, considerata uno degli esempi più raffinati tra le grotte polimateriche del Cinquecento sopravvissute nelle ville e nei giardini genovesi. Proprio l’apertura della Grotta Pavese Doria rappresenta il punto di arrivo di un lavoro di sensibilizzazione portato avanti nelle ultime edizioni della manifestazione, con l’obiettivo di richiamare attenzione sulla necessità di interventi conservativi, conoscitivi e di valorizzazione per manufatti unici.
Non sono mancati, naturalmente, i grandi classici del sistema dei Palazzi dei Rolli, quelli che continuano a esercitare un fascino fortissimo su chi arriva in città e su chi la vive tutto l’anno. A concentrare maggiormente l’interesse dei visitatori sono stati soprattutto Palazzo Rosso, Palazzo Tobia Pallavicino, Palazzo Nicolosio Lomellino e Palazzo Bianco, confermando il ruolo centrale dei Musei di Strada Nuova e delle principali sedi istituzionali nell’esperienza culturale genovese. È qui che la strategia di valorizzazione sembra avere trovato uno dei suoi punti di forza più evidenti: rendere accessibili e leggibili luoghi simbolo senza trasformarli in semplici cartoline, ma mantenendone viva la dimensione storica e identitaria.
Un contributo decisivo alla riuscita dell’evento è arrivato anche dalla presenza di oltre cento divulgatori scientifici provenienti da tutta Italia, professionisti delle discipline umanistiche che hanno svolto ancora una volta un ruolo fondamentale di mediazione tra il patrimonio artistico e i pubblici più diversi. La loro partecipazione ha confermato quanto le iniziative culturali possano diventare anche un laboratorio di riconoscimento e valorizzazione delle professionalità legate alla storia dell’arte, alla ricerca e alla divulgazione, in un Paese che possiede una densità straordinaria di patrimonio ma che troppo spesso non riesce a trasformarlo in frequentazione abituale da parte dei cittadini.
Il successo dei Rolli Days, però, non si è fermato alle visite nei palazzi. Un forte afflusso di pubblico si è registrato anche per i “Rolli Live”, i flash mob musicali che per due giorni hanno animato via Garibaldi, trasformando il cuore monumentale della città in uno spazio ancora più vivo e condiviso. In mezzo alle esibizioni è arrivato anche l’omaggio della città a Gino Paoli, con le sue canzoni risuonate tra le facciate e gli interni dei palazzi cinquecenteschi. E c’è stato spazio anche per la partecipazione diretta, grazie a “Open Piano – A piano for all”, iniziativa che ha messo a disposizione due pianoforti in libera fruizione dalle 10 alle 18 all’altezza di Palazzo Tursi e Palazzo Lercari Parodi, invitando cittadini e visitatori a fermarsi, ascoltare o improvvisare qualche nota.
Alla fine, più dei numeri pur eccezionali, resta la sensazione di una città che ha trovato nei Rolli Days una formula capace di mettere insieme tutela, racconto, partecipazione e richiamo turistico. Genova, in questo fine settimana di primavera, ha mostrato ancora una volta il volto di una capitale culturale che sa accendere curiosità, attrarre nuovi pubblici e trasformare il proprio patrimonio in un’esperienza collettiva. E il dato dei 70 mila ingressi, con una platea sempre più nuova e trasversale, dice che la direzione imboccata non è soltanto quella giusta: è quella che oggi più di ogni altra riesce a far parlare la città ben oltre i suoi confini.
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