Addio a David Riondino, l’ultimo progetto con Sergio Maifredi si ferma a un passo dal debutto: «Stavamo preparando uno spettacolo su Georges Simenon»

È morto a 73 anni il cantautore, attore, regista e scrittore. Il ricordo di Sergio Maifredi, fondatore e direttore artistico di Teatro Pubblico Ligure, con cui collaborava da oltre quindici anni: «Con lui se ne vanno le ballate, i sogni e le emozioni»

Con la morte di David Riondino si interrompe anche un percorso artistico che negli ultimi quindici anni aveva incrociato più volte la Liguria e il lavoro di Teatro Pubblico Ligure. A ricordarlo, poche ore dopo la notizia della scomparsa, è Sergio Maifredi, fondatore e direttore artistico della compagnia, che affida al dolore ma anche alla memoria di un lungo sodalizio parole nette e molto personali. «Con David Riondino se ne vanno le ballate, i sogni e le emozioni che sapeva suscitare con le parole e la musica», dice Sergio Maifredi, che poi aggiunge: «Sentiremo la mancanza di un uomo e di un artista libero, controcorrente, scomodo, ironico e colto come David Riondino. Un artista per me sempre contemporaneo con uno sguardo sempre oltre».

Il vuoto, nelle parole di Maifredi, è anche quello lasciato da un lavoro che stava prendendo forma proprio in queste settimane. I due stavano infatti preparando “Il Mediterraneo in barca”, nuovo spettacolo con David Riondino protagonista nel ruolo di Georges Simenon, previsto in debutto il 25 giugno al teatro romano di Fiesole. Un progetto a cui, racconta il direttore artistico di Teatro Pubblico Ligure, l’artista teneva molto. È questo dettaglio a dare ancora più peso al commiato, perché restituisce l’immagine di un autore che non aveva smesso di immaginare, studiare e costruire nuove scene.


Sergio Maifredi parla di un rapporto nato ben prima della collaborazione diretta. Ricorda di avere ascoltato alla fine degli anni Ottanta uno dei primi dischi di Riondino, “Racconti picareschi”, e di essere rimasto colpito in particolare da “L’impiegatino asburgico”, brano che gli fece pensare di trovarsi davanti a «un genio assoluto». L’incontro personale sarebbe arrivato anni dopo, grazie a Dario Vergassola, mentre la collaborazione professionale prese avvio nel 2011 con “Odissea un racconto mediterraneo”. Da lì sarebbe nato un legame stabile, fatto di spettacoli, confronto artistico e progettazione condivisa.
Nella ricostruzione di Maifredi emerge il ritratto di un intellettuale curioso, trasversale, capace di passare con naturalezza da un autore classico all’altro, dalla letteratura alla musica, dalla satira alla scena. «Aveva una cultura sterminata, era preparato su qualunque argomento gli proponessi», dice ancora il direttore artistico, ricordando i lavori costruiti insieme attorno alle “Argonautiche”, al “Corsaro nero”, alle terzine di Dante Alighieri e al “Decameron”, tema su cui Riondino aveva curato anche una trasmissione per la Radiotelevisione italiana con Maurizio Fiorilla. Non soltanto interprete, quindi, ma presenza stabile anche nel consiglio artistico di Teatro Pubblico Ligure, dove, secondo Maifredi, sapeva sempre offrire uno sguardo originale e meditato.
Negli anni la collaborazione ha prodotto anche altri titoli significativi, tra cui “La Buona Novella”, spettacolo realizzato con il musicista Fabio Battistelli e poi ripreso dopo tempo, fino ad arrivare a una delle apparizioni più recenti in Liguria. L’ultimo spettacolo andato in scena è stato “La Traviata delle camelie”, con David Riondino e Dario Vergassola sul palco il 21 dicembre al Teatro Sociale di Camogli, in una produzione che i due artisti avevano voluto riportare davanti al pubblico dopo anni. Per Teatro Pubblico Ligure, spiega ancora Maifredi, Riondino era «l’essenza del nostro viaggiare» e dentro il percorso “Parole antiche per pensieri nuovi” rappresentava sempre “parole nuove”.
La scomparsa di David Riondino, morto a Roma il 29 marzo 2026 all’età di 73 anni, chiude una traiettoria artistica fuori dagli schemi, nella quale si sono intrecciate canzone d’autore, teatro, televisione, scrittura e satira. Nato a Firenze il 10 giugno 1952, aveva lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Biblioteca nazionale del capoluogo toscano, prima di affermarsi in un percorso creativo che lo avrebbe portato a sperimentare linguaggi diversi senza mai fermarsi in una sola definizione.
Giovanissimo, insieme alla sorella Chiara Riondino, era stato tra i fondatori del Collettivo Víctor Jara, esperienza che già lasciava intravedere il suo modo di abitare la scena culturale, sempre tra teatro, musica e animazione. Negli anni aveva collaborato con riviste di satira e controcultura come “Tango”, “Il Male”, “Cuore”, “Comix” e “Boxer”, oltre a intervenire sul quotidiano “il manifesto”. In una sua definizione, l’intellettuale era una persona che comunica, partecipa e trasforma la propria esperienza in qualcosa di utile anche agli altri, senza trasformare il sapere in potere. Una frase che, letta oggi, sembra raccontare bene anche il suo stile.
Sul piano musicale il nome di David Riondino resta legato anche alla scrittura, insieme a Lu Colombo, di “Maracaibo”, canzone destinata a diventare uno dei brani più riconoscibili dell’estate italiana dei primi anni Ottanta. Con la stessa artista firmò anche “Dance All Nite” e “Aurora”. Nel frattempo pubblicava i suoi album, da “David Riondino” a “Boulevard”, e apriva concerti di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi, costruendo una presenza sempre personale nella musica d’autore italiana.
Parallelamente cresceva il suo percorso teatrale e televisivo. Debuttò sul piccolo schermo negli anni Ottanta e nel tempo partecipò a programmi molto diversi tra loro, mentre a teatro portò avanti un lavoro sempre più centrale, fatto di recital, drammaturgie originali e sodalizi importanti. Tra questi, uno dei più noti fu quello con Dario Vergassola, con cui condivise spettacoli come “I cavalieri del Tornio – Recital per due” e “Todos Caballeros”. Nel 1995 salì anche sul palco del Festival di Sanremo insieme a Sabina Guzzanti con “Troppo sole”, canzone legata all’omonimo film per la regia di Giuseppe Bertolucci.
Attore, regista, autore, cantautore, ma anche consulente artistico, Riondino ha attraversato decenni di cultura italiana mantenendo una cifra personale riconoscibile, capace di tenere insieme ironia e profondità, leggerezza apparente e grande densità culturale. È anche questo che emerge dal ricordo di Sergio Maifredi, forse la testimonianza più immediata e più concreta di queste ore, perché non si limita a commemorare un artista già consegnato alla memoria, ma racconta un uomo ancora pienamente immerso nel lavoro, nei progetti e nelle idee.
Per questo la frase finale di Maifredi suona quasi come una definizione definitiva. «Sono onorato di avere lavorato con lui più di 15 anni», dice. Ed è in quel tempo lungo, fatto di spettacoli, amicizie, studi e palcoscenico, che si misura oggi il peso della scomparsa di David Riondino. Non soltanto per chi lo ha conosciuto, ma anche per una scena culturale che perde una voce irregolare, colta e difficilmente sostituibile.
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