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La Fiera del libro torna a casa: Galleria Mazzini si riprende la scena, sfuma l’ipotesi Porto Antico

L’edizione primaverile della Fiera del libro si farà di nuovo in Galleria Mazzini. Scartata l’ipotesi Porto Antico, giudicata troppo costosa per gli operatori. Per il Comune il ritorno nello storico spazio ottocentesco rientra in una strategia più ampia per riportare pubblico e iniziative di qualità nel cuore della galleria

La Fiera del libro torna in Galleria Mazzini anche per l’edizione primaverile e si rimette così nel solco della sua collocazione più naturale, dopo che l’ipotesi di trasferimento al Porto Antico è tramontata. A pesare sulla scelta sono stati soprattutto i costi, ritenuti troppo elevati dai titolari delle bancarelle, che alla fine hanno spinto a ripiegare sulla sede storica, nel cuore del centro cittadino dopo che era stata negata l’installazione del mega capannone, troppo impattante, in piazza Matteotti. Era stato concesso, tra le polemiche, dalla precedente giunta

La decisione, però, non viene letta dal Comune soltanto come una soluzione di ripiego o come un ritorno obbligato. Al contrario, per l’assessora al commercio e turismo Tiziana Beghin questa edizione può diventare un tassello utile dentro un progetto più ampio, quello di riportare persone, frequentazione e iniziative di qualità dentro Galleria Mazzini, spazio di fine Ottocento che da tempo cerca una nuova centralità nella vita cittadina.

Tiziana Beghin spiega che l’amministrazione sta ragionando anche su un alleggerimento dei costi per l’allestimento: «Proveremo a fare uno sconto sull’occupazione suolo». Ma il punto, chiarisce l’assessora, va oltre la singola manifestazione. L’obiettivo di Tursi è infatti quello di rilanciare la galleria attraverso eventi capaci di attrarre visitatori e di restituire valore a uno spazio che oggi soffre il confronto con altri assi commerciali del centro.

È in questa logica che il ritorno della Fiera del libro assume un significato più ampio. «Noi stiamo anche lavorando per rivitalizzare Galleria Mazzini, anche con eventi di qualità che conquistino visitatori alla struttura di fine Ottocento. Vogliamo riportare le persone nella galleria», dice Tiziana Beghin, indicando una linea che non si limita al commercio ambulante ma punta a ridefinire l’identità stessa dello spazio. L’idea è quella di far tornare Galleria Mazzini un luogo vissuto, attraversato e riconoscibile, non semplicemente un passaggio tra una via e l’altra.

In questo percorso rientrano anche altri appuntamenti già in cantiere. L’assessora ricorda infatti che pure la Design Week porterà iniziative all’interno della galleria, nel tentativo di costruire una continuità di presenze e occasioni. Il problema, del resto, è noto: Galleria Mazzini resta in una posizione delicata, stretta tra aree commercialmente più forti come via Roma e via 25 Aprile, che continuano a rappresentare il distretto più attrattivo per il comparto della moda e dello shopping di fascia alta. Proprio per questo, nella visione del Comune, la galleria ha bisogno di una strategia dedicata.

Il ragionamento di Tiziana Beghin guarda anche più avanti e coinvolge le associazioni di categoria. L’assessora parla infatti di una fase di transizione per quest’anno, ma annuncia un lavoro in corso con Confcommercio e Confesercenti per arrivare a un protocollo condiviso che ridisegni criteri e standard dei mercatini e delle iniziative ospitate in centro. La direzione indicata è chiara: meno appuntamenti improvvisati, più selezione, maggiore qualità e anche una cura diversa dell’impatto estetico. In sostanza, per il futuro il Comune vuole alzare l’asticella, puntando su eventi più coerenti con il pregio architettonico e commerciale di Galleria Mazzini.

Così il ritorno della Fiera del libro, oltre a risolvere il nodo logistico dell’edizione primaverile, diventa anche un segnale politico e urbano. Non soltanto perché evita agli operatori i costi del Porto Antico, ma perché rilancia uno spazio storico che l’amministrazione vuole riportare al centro della vita cittadina. E in questa partita, per il Comune, la sfida non è solo organizzare un evento, ma usare quell’evento per riaccendere una galleria che da troppo tempo aspetta di tornare davvero protagonista.

Due settimane prima c’era stato un confronto in aula del Consiglio comunale tra l’assessora al commercio e turismo Tiziana Beghin e l’ex assessora Paola Bordilli, oggi capogruppo della Lega, autrice della sistemazione con il capannone in piazza Matteotti. Paola Bordilli aveva presentato un ordine del giorno che poi era stato bocciato dall’aula.

Beghin aveva spiegato che il ritorno in Galleria Mazzini non andava letto come una scelta meramente logistica, ma come un tassello dentro un progetto più ampio di rivitalizzazione della struttura ottocentesca. L’assessora aveva annunciato la volontà di provare a riconoscere uno sconto sull’occupazione del suolo per l’allestimento e aveva chiarito che il lavoro dell’amministrazione mirava a riportare persone nella galleria, anche attraverso eventi di qualità capaci di restituirle attrattività. Il ragionamento di Tursi, in sostanza, era che Galleria Mazzini non potesse più essere trattata come una semplice area di passaggio o come una location neutra da riempire occasionalmente, ma dovesse tornare a essere un luogo vivo, riconoscibile e coerente con la sua identità urbana e commerciale.

Era su questo sfondo che si inseriva la risposta molto netta data in Consiglio comunale all’ordine del giorno presentato da Paola Bordilli, atto poi bocciato dall’aula e finalizzato, nella sostanza, a mantenere l’impostazione nata negli anni dei lavori in Galleria Mazzini. L’assessora aveva esordito dicendo che l’amministrazione ascoltava con attenzione la preoccupazione espressa nell’ordine del giorno e che condivideva pienamente il valore storico e culturale della ricorrenza, oltre all’obiettivo di celebrare nel modo migliore i cento anni della Fiera del libro, definita la più antica d’Italia. Ma subito dopo aveva messo in chiaro che andavano corrette alcune ricostruzioni giudicate non aderenti alla realtà e aveva avvertito che un’approvazione del documento così com’era avrebbe impegnato il Comune verso soluzioni da lei definite impraticabili e persino potenzialmente dannose per la città, pur se magari favorevoli per l’associazione dei librai.

Il primo punto contestato da Tiziana Beghin riguardava l’utilizzo di piazza Matteotti. L’assessora aveva insistito nel dire che non era corretto affermare che la Fiera del libro si svolgesse normalmente lì. La collocazione storica, aveva ribadito, era Galleria Mazzini. Piazza Matteotti, nella ricostruzione fatta in aula, era stata una soluzione straordinaria, eccezionale e temporanea, resa necessaria solo dai lavori di ristrutturazione che avevano interessato la galleria. Tiziana Beghin aveva riconosciuto che quella sistemazione potesse essersi rivelata più vantaggiosa dal punto di vista economico, ma aveva chiarito che l’unica delibera concessoria esistente agli atti del Comune autorizzava quello spostamento esclusivamente in relazione ai lavori, e non per ragioni diverse o come modello stabile. Proprio questo, secondo l’assessora, era confermato anche dal fatto che per quello spazio non risultasse nemmeno una tariffa definita in modo ordinario.

L’altro fronte sul quale l’assessora aveva voluto smentire la versione dell’ordine del giorno riguardava i rapporti con i librai. Tiziana Beghin aveva respinto l’idea che il confronto fosse stato tardivo o addirittura negato, sostenendo invece che le interlocuzioni fossero partite per tempo, addirittura già durante la Fiera invernale. In quella fase, aveva spiegato, era stato chiarito che si sarebbe dovuto aprire un tavolo per individuare la soluzione migliore per le edizioni future, compreso l’appuntamento del centenario, e che piazza Matteotti non potesse essere considerata automaticamente la sede da confermare. L’assessora aveva anche negato che l’amministrazione avesse respinto senza motivazione le proposte avanzate dagli operatori, rivendicando al contrario un lavoro continuo per trovare una soluzione sostenibile per tutti.

Il cuore politico dell’intervento di Tiziana Beghin era però un altro e riguardava il metodo con cui gestire gli spazi pubblici più delicati del centro cittadino. L’assessora aveva detto chiaramente che l’impegno dell’amministrazione era valorizzare il patrimonio della città e che piazza Matteotti, come altre piazze storiche, era allora oggetto di una rinnovata attenzione. Per questo, aveva spiegato, quegli spazi dovevano essere concessi seguendo criteri oggettivi, trasparenti e programmabili, valutando l’impatto visivo, i tempi di occupazione e la qualità complessiva degli eventi. E su quest’ultimo punto aveva precisato che la qualità della Fiera del libro non era in discussione, ma che ciò non toglieva la necessità di sottoporla a una valutazione coerente con le regole generali. In questa chiave l’ordine del giorno presentato da Paola Bordilli veniva letto da Tiziana Beghin come un atto che, mentre formalmente chiedeva un confronto, in realtà avrebbe vincolato il Comune a una sola soluzione, quella di piazza Matteotti, che l’amministrazione non era disposta a garantire in via esclusiva.

Non meno significativo era stato il passaggio sui contributi economici. Tiziana Beghin aveva voluto rispondere anche alle ricostruzioni circolate sui giornali e nel dibattito politico, definendole poco veritiere. In aula aveva ricordato che il Comune, nel 2023, aveva sostenuto la Fiera del libro con 53.865 euro, cifra che a suo dire andava ben oltre il semplice costo della copertura. Nel 2024 il contributo era stato di circa 31-32 mila euro e nel 2025, per la sola edizione primaverile, di altri circa 18 mila euro. Il messaggio, in quel caso, era stato duplice: da una parte smentire l’idea di un’amministrazione distante o disinteressata, dall’altra rivendicare il fatto che il sostegno pubblico alla manifestazione fosse stato concreto e significativo.

Lo scontro con Paola Bordilli finiva quindi per allargarsi ben oltre il tema della singola edizione della Fiera del libro. In gioco c’era infatti una diversa idea di gestione del centro cittadino. Da un lato c’era chi tendeva a difendere la situazione creatasi negli anni dei lavori in Galleria Mazzini, quando la manifestazione era stata spostata in via straordinaria e aveva trovato in piazza Matteotti una collocazione economicamente più redditizia. Dall’altro c’era l’impostazione di Tiziana Beghin, che provava a riportare tutto dentro una regia più ampia: rilanciare Galleria Mazzini, selezionare meglio eventi e mercatini, costruire un protocollo con Confcommercio e Confesercenti, ridurre la quantità e aumentare la qualità, anche attraverso criteri stilistici più severi e coerenti con il pregio architettonico degli spazi.

Per questo il ritorno della Fiera del libro in Galleria Mazzini assumeva allora un valore che andava oltre il calendario primaverile. Diventava il simbolo di una battaglia sulla forma del centro, sull’uso degli spazi pubblici e sul tipo di città commerciale che l’amministrazione intendeva costruire. Tiziana Beghin non negava il valore storico della manifestazione, anzi lo rivendicava, ma rifiutava l’idea che il centenario potesse tradursi in una deroga automatica o in una scorciatoia amministrativa. Il messaggio uscito dal Consiglio comunale era stato chiaro: il confronto continuava, le soluzioni si stavano cercando, ma il Comune non intende più muoversi su basi occasionali o in assenza di criteri chiari.


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