Emergenze e disabilità, Genova mette al centro le fragilità: al Sivori il confronto su soccorsi, diritti e buone pratiche

Al cinema Sivori una mattinata di lavoro dedicata alla gestione delle persone fragili o con disabilità nelle situazioni di emergenza. Per l’assessore alla protezione civile Massimo Ferrante è un tema ancora troppo poco conosciuto, ma decisivo per costruire una macchina dei soccorsi davvero efficace, inclusiva e preparata

Come si protegge davvero una città quando l’emergenza colpisce chi vive una condizione di fragilità o disabilità? È da questa domanda che ha preso avvio la mattinata di confronto ospitata oggi al cinema Sivori di salita Santa Caterina, dove il Comune di Genova ha promosso il convegno “Emergenza, disabilità e protezione civile. Ruoli, esperienze e buone pratiche”. Un appuntamento che ha acceso i riflettori su un aspetto spesso meno visibile della gestione delle crisi, ma tutt’altro che secondario: la capacità di organizzare soccorsi, informazione e interventi tenendo conto dei bisogni specifici delle persone più vulnerabili.

Ad aprire i lavori è stato l’assessore alla protezione civile Massimo Ferrante, che ha indicato con chiarezza il senso dell’iniziativa. Secondo Ferrante, il tema della gestione delle necessità delle persone fragili prima e durante un’emergenza resta ancora poco conosciuto, nonostante rappresenti un nodo centrale per chi si occupa di sicurezza, pianificazione e assistenza. L’idea del convegno, dunque, non è stata quella di un semplice momento istituzionale, ma di un’occasione concreta di scambio tra chi opera sul campo, chi rappresenta le persone con disabilità e chi, a livello pubblico, è chiamato a costruire strumenti sempre più efficaci di risposta.

Nel suo intervento l’assessore ha rivendicato il livello raggiunto dalla macchina genovese della protezione civile, definendola tra le migliori d’Italia per formazione e organizzazione, ma ha anche insistito sul fatto che proprio da una struttura già solida può e deve partire un ulteriore salto di qualità. Il punto, nella lettura di Massimo Ferrante, è che non si finisce mai di imparare quando si parla di emergenze, soprattutto se il confronto si apre davvero alle testimonianze delle persone fragili, delle famiglie, dei volontari e dei soccorritori. Ed è proprio questo che il Comune ha cercato di fare oggi: trasformare il convegno in uno spazio di ascolto, formazione e informazione rivolto non soltanto agli addetti ai lavori, ma anche alla cittadinanza.
Dopo l’apertura dell’assessore, la mattinata è proseguita con gli interventi dei funzionari della protezione civile attivi sul territorio genovese, chiamati a condividere esperienze operative e criticità concrete emerse nella gestione delle emergenze. Il confronto ha coinvolto istituzioni, sistema della protezione civile e associazioni rappresentative delle persone con disabilità, con l’obiettivo di mettere a fuoco non solo i ruoli di ciascuno, ma anche gli ostacoli che ancora esistono quando bisogna garantire una risposta rapida, efficace e davvero accessibile a tutti.
Uno dei punti centrali dell’incontro è stato proprio il tentativo di tenere insieme il piano tecnico e quello umano. Parlare di fragilità in emergenza, infatti, non significa soltanto ragionare su procedure, mezzi e protocolli, ma anche sulla qualità della comunicazione, sulla preparazione degli operatori, sull’accessibilità delle informazioni e sulla capacità di coinvolgere davvero tutta la popolazione nei piani di sicurezza. In questo senso il convegno ha valorizzato anche le buone pratiche maturate dal volontariato e dal terzo settore, realtà che spesso rappresentano il primo anello di contatto con i bisogni più delicati e che possono offrire competenze preziose nella costruzione di modelli più inclusivi.
L’appuntamento del Sivori si inserisce infatti in un quadro più ampio, quello dell’adeguamento della pianificazione comunale di protezione civile ai principi previsti dal Codice della protezione civile. Un aggiornamento che non viene letto soltanto come un passaggio amministrativo, ma come un cambiamento di approccio: il coinvolgimento della popolazione deve essere imparziale ed effettivo, e questo significa tenere conto anche delle condizioni di maggiore vulnerabilità, evitando che proprio chi ha più bisogno di supporto resti ai margini della pianificazione.
A collaborare alla realizzazione della giornata sono stati, accanto alla direzione protezione civile del Comune di Genova, il gruppo comunale volontari di protezione civile e antincendio boschivo “Gruppo Genova”, il gruppo comunale di Arenzano, il coordinamento protezione civile della provincia della Spezia, Pegasus Associazioni sportive e sociali italiane protezione civile nazionale organizzazione di volontariato e la Federazione italiana cinofilia sport e soccorso associazione di promozione sociale. Una rete ampia, che restituisce bene la dimensione collettiva di questo lavoro: le emergenze non si gestiscono mai da soli, e ancora meno si possono affrontare senza una collaborazione stabile tra enti pubblici, volontariato e mondo associativo.
Il messaggio uscito dalla mattinata è chiaro: una protezione civile moderna non può limitarsi a essere efficiente sul piano operativo, ma deve saper riconoscere le differenze, prevedere i bisogni e costruire strumenti che non lascino indietro nessuno. È qui che il tema delle fragilità smette di essere un capitolo laterale e diventa invece uno dei banchi di prova più seri per misurare la qualità di un sistema di soccorso. E Genova, con questo incontro, prova a dire che la sicurezza di una comunità si misura davvero da come riesce a proteggere le persone più esposte.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.