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Cabinovia in Val Bisagno, affondo di Vince Liguria: «Cinquanta piloni alti fino a 40 metri, progetto irrealizzabile e senza consenso»

Dopo la presentazione a Tursi dello studio del Politecnico di Milano, arriva la bocciatura durissima del consigliere regionale Federico Bogliolo di Vince Liguria, che definisce la cabinovia un’ipotesi non sostenibile, priva di copertura finanziaria e lontana dalla sensibilità della vallata

La proposta della cabinovia per la Val Bisagno, appena uscita dalla presentazione ufficiale a Palazzo Tursi, incendia subito lo scontro politico. Dopo che lo studio del Politecnico di Milano ha indicato la funivia urbana tra Molassana e Brignole come la soluzione ritenuta più equilibrata rispetto alle altre alternative analizzate, cioè bus rapido di transito, tram e metro leggera tipo Skymetro, da Vince Liguria arriva una bocciatura senza appello. A guidare l’attacco è il consigliere regionale e coordinatore di Vince Genova Federico Bogliolo, che definisce l’ipotesi «irrealizzabile» e soprattutto «non condivisa dai cittadini».

Nel suo intervento, Bogliolo punta soprattutto su un tema: l’impatto dell’opera sulla valle. Secondo lo studio illustrato dal Politecnico di Milano, il tracciato della funivia urbana avrebbe una lunghezza di 6,5 chilometri, prevederebbe 50 piloni fuori dall’alveo del Bisagno e avrebbe altezze medie tra i 20 e i 25 metri, con punte fino a 40 metri nei tratti più delicati. Le distanze tra i sostegni variano da 150 a 350 metri, mentre le stazioni verrebbero in gran parte collocate a circa cinque metri dal piano strada, con l’eccezione della fermata Sardegna ipotizzata a livello stradale. È proprio questo impianto a essere finito nel mirino dell’esponente di Vince Liguria, che sostiene come una struttura di questo tipo finirebbe per incidere sulla valle non solo in larghezza ma anche in altezza, con un impatto visivo e urbano che, a suo giudizio, smentirebbe ogni racconto di “leggerezza” dell’intervento.

Per Federico Bogliolo c’è poi una contraddizione politica evidente. Se l’obiezione principale rivolta allo Skymetro era il suo peso urbanistico sulla Val Bisagno, osserva il consigliere regionale, allora la risposta non può essere un’infrastruttura sospesa sorretta da decine di piloni alti fino a quaranta metri. Nella sua lettura, la nuova proposta non alleggerirebbe affatto la presenza dell’opera nel paesaggio della valle, ma la trasformerebbe semplicemente in qualcosa di diverso, altrettanto invasivo e forse persino più difficile da far accettare ai residenti.

Un altro punto della polemica riguarda il tema del vento, diventato inevitabilmente centrale dopo i giorni di burrasca che hanno colpito Genova. Su questo aspetto lo studio del Politecnico di Milano ha adottato una soglia cautelativa di esercizio fissata a 70 chilometri orari e, sulla base delle rilevazioni anemometriche tra il 2019 e il 2025 in contesti vallivi simili, ha stimato che il superamento di quella soglia sarebbe raro, traducendosi in una sospensione totale del servizio per una o due giornate l’anno. Ma proprio qui Federico Bogliolo affonda, sostenendo che dopo quanto appena visto in città e in Val Bisagno appaia poco credibile liquidare il tema del vento come una variabile marginale. Per l’esponente di Vince Liguria, le considerazioni tecniche ascoltate in conferenza stampa sono sembrate scollegate dalla realtà concreta di un territorio dove le raffiche, in certe giornate, condizionano in modo pesante sicurezza e mobilità.

C’è poi il tema economico, che nell’intervento di Bogliolo viene usato per colpire sia il metodo sia il merito dell’operazione. Il consigliere regionale sottolinea che in passato esisteva un finanziamento da circa 500 milioni per lo Skymetro e che oggi, al contrario, la città si ritroverebbe senza copertura per la nuova proposta, ma con una consulenza già pagata al Politecnico di Milano per arrivare a un rendering e a uno studio di fattibilità della cabinovia. Su questo punto l’attacco politico è molto diretto: secondo Bogliolo la condivisione con la cittadinanza, ammesso che ci sia, starebbe arrivando dopo la consulenza e non prima, ribaltando così la logica che una scelta tanto delicata dovrebbe seguire. In altre parole, prima si spendono soldi pubblici per costruire un’ipotesi e solo dopo si verifica se quella ipotesi piace o meno alla valle.

Dal punto di vista tecnico, lo studio del Politecnico indica per la funivia urbana un investimento compreso tra 140 e 160 milioni di euro, molto inferiore ai 230-280 milioni stimati per il tram e ai 580 milioni dello Skymetro. Anche sul fronte della manutenzione, il documento quantifica costi annui attorno a un milione di euro, inferiori ai 2,5 milioni ipotizzati per la metro leggera. È però evidente che la partita politica non si giocherà soltanto sulle tabelle comparative. Per l’opposizione, infatti, il punto decisivo è che la nuova soluzione non avrebbe, allo stato attuale, una copertura finanziaria già definita come quella che accompagnava il vecchio progetto. E proprio questa assenza di fondi certi viene letta da Vince Liguria come il segnale di una proposta ancora più fragile, esposta al rischio di trasformarsi in una lunga operazione preliminare senza sbocco concreto.

Nel suo affondo, Bogliolo insiste anche su un elemento di metodo che nei prossimi giorni tornerà sicuramente al centro del dibattito: il rapporto con i quartieri. Per il consigliere regionale, la cabinovia non sarebbe “condivisa dalla valle” e questo giudizio arriva prima ancora che si apra formalmente il percorso partecipativo annunciato dal Comune. È una presa di posizione forte, che prova a intestarsi fin da subito l’umore dei residenti e a trasformare l’opposizione all’opera in una battaglia territoriale, non soltanto tecnica. Lo stesso Bogliolo annuncia infatti che le perplessità di Vince Liguria saranno portate sia in Consiglio comunale sia nelle strade della Val Bisagno, con incontri già programmati per discutere con la cittadinanza.

Il quadro, dunque, si sta già polarizzando. Da una parte la sindaca Silvia Salis e il Politecnico di Milano sostengono che la funivia urbana sia la soluzione più proporzionata ai flussi reali della valle, più regolare delle opzioni su strada, meno costosa dello Skymetro e meno impattante di tram e bus rapido in termini di opere invasive sul tessuto urbano e sull’alveo del Bisagno. Dall’altra Vince Liguria contesta proprio questa premessa e sostiene che i cinquanta piloni, le stazioni sopraelevate, i dubbi sul vento e l’assenza di un finanziamento già pronto rendano la proposta una strada poco credibile, oltre che lontana dalle aspettative dei cittadini. Lo studio conclude che la funivia si distingue per integrazione con il sistema esistente, affidabilità operativa, coerenza con la domanda e minore impatto infrastrutturale rispetto alle alternative su sede stradale, ma la reazione politica dimostra che il confronto è appena cominciato e che nessun dato, da solo, basterà a chiudere la discussione.

La sostanza è che da oggi la mobilità della Val Bisagno non si discute più attorno a un’unica grande opera, ma dentro un campo molto più ampio di alternative tecniche e di interpretazioni politiche. Bus rapido di transito, tram, funivia urbana e Skymetro sono ormai tutti sul tavolo, ma con pesi diversi e con sostenitori e avversari già schierati. E se lo studio del Politecnico ha dato alla giunta una base numerica su cui costruire il proprio percorso, la risposta di Bogliolo segnala che la battaglia vera non sarà solo sui tempi di percorrenza, sui costi o sulla capacità oraria. Sarà soprattutto sul consenso, sul paesaggio e sulla possibilità di convincere la valle che la soluzione proposta non sia semplicemente un altro progetto calato dall’alto.


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