Genova, 381 ragazzi in carico ai servizi: così il Comune prova a reggere la sfida dei minori stranieri non accompagnati

La commissione consiliare sulle politiche sociali fa il punto sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Il Comune di Genova rivendica un sistema più strutturato, tra prima assistenza, scuola, sanità, inserimento lavorativo e percorsi verso l’autonomia. Il progetto illustrato dall’assessora Lodi


A Palazzo Tursi il tema è finito al centro della commissione consiliare dedicata alle politiche sociali, con un focus su una delle questioni più delicate per il sistema cittadino dell’accoglienza: quella dei minori stranieri non accompagnati. A tracciare il quadro è stata l’assessora al sociale Cristina Lodi, che ha illustrato numeri, strumenti e progetti messi in campo dal Comune di Genova per gestire una presenza in crescita e provare a costruire percorsi che non si fermino alla sola emergenza.

Dall’inizio del 2026 il pronto intervento sociale è stato attivato per 110 ragazzi. Di questi, 27 risultavano già presi in carico da altre città e sono stati quindi riaccompagnati nei territori competenti. Al momento, il numero complessivo delle persone seguite dai servizi è pari a 381, dato che comprende anche 75 neomaggiorenni per i quali il Comune sta attivando percorsi personalizzati orientati all’autonomia. È da qui che parte la linea dell’amministrazione, che rivendica un lavoro non limitato all’obbligo di garantire ospitalità, ma costruito attorno all’idea di integrazione progressiva.
Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti del terzo settore, tutori, ufficio scolastico regionale, Defence for Children, Azienda sociosanitaria locale 3 e gestori delle comunità del Sistema di accoglienza e integrazione, è emersa la volontà di rafforzare una rete che tenga insieme protezione immediata e accompagnamento nel medio periodo. Il sistema cittadino, è stato spiegato, si regge infatti su più livelli: dall’accoglienza materiale ai servizi di mediazione interculturale, dal supporto legale all’iscrizione al servizio sanitario regionale, fino alla presa in carico dei bisogni sanitari più complessi.
Uno dei cardini è proprio il Sistema di accoglienza e integrazione, recentemente ampliato per rispondere a una domanda crescente. L’intervento non riguarda soltanto vitto, alloggio e vestiario, ma si allarga all’alfabetizzazione linguistica, all’inserimento scolastico e alla formazione professionale, con il ricorso a tirocini e borse lavoro. L’idea è quella di accompagnare questi ragazzi fino all’uscita dai programmi di accoglienza, cercando di costruire un passaggio meno traumatico possibile verso una sistemazione abitativa e una vita autonoma.
Particolare attenzione viene riservata all’aspetto sanitario, soprattutto per quanto riguarda il disagio psicologico e psichiatrico. In questa direzione si colloca il progetto sviluppato insieme ad Azienda sociosanitaria locale 3 e Associazione nazionale comuni italiani Liguria, finanziato attraverso il Fondo asilo, migrazione e integrazione. Il piano prevede un ambulatorio dedicato al primo screening sanitario per i minori arrivati da poco e presi in carico dall’ufficio cittadini senza territorio, ma anche un’équipe multidisciplinare con competenze sociali e sanitarie specifiche sui temi del trauma, delle dipendenze, dell’area consultoriale e dell’approccio transculturale. A questo si affiancano momenti di formazione e supervisione per gli operatori, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di risposta di chi lavora ogni giorno con situazioni particolarmente fragili.
Sul tavolo c’è poi un altro tassello, quello della pronta accoglienza temporanea. È infatti in fase di approvazione il progetto “Orizzonti di rinascita”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che punta a garantire una protezione immediata e, insieme, a sperimentare modalità nuove di presa in carico. La logica dichiarata è quella di trasformare l’accoglienza in un’occasione di inclusione e partecipazione, coinvolgendo istituzioni, servizi e comunità locali e provando anche a cambiare il racconto pubblico del fenomeno migratorio in città.
Sul versante educativo il Comune ha confermato la collaborazione con i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, per favorire un accesso rapido ai percorsi di alfabetizzazione e al conseguimento del titolo di studio di primo livello. In questo quadro si inserisce anche il progetto “Nuovi Percorsi”, che mette in campo mediatori culturali ed educatori professionali per sostenere l’inserimento scolastico. Parallelamente è stato avviato un confronto con le realtà associative impegnate nell’insegnamento dell’italiano, con l’obiettivo di arrivare a un protocollo condiviso insieme all’ufficio provinciale dell’istruzione.
Un altro snodo riguarda il passaggio alla maggiore età, spesso il momento più delicato. Proprio per questo alcuni programmi pensati in via principale per gli adulti, come “Find Your Groove”, “Common Ground” e “Iris”, vengono considerati opportunità concrete anche per i neomaggiorenni, così da aiutarli nella ricerca di un’occupazione e nel percorso verso l’indipendenza economica.
Nel suo intervento Cristina Lodi ha insistito sul fatto che il lavoro avviato dal Comune non debba essere letto soltanto come risposta a un obbligo normativo, ma come un investimento sulla coesione sociale della città. L’assessora ha anche richiamato il tavolo convocato in Prefettura, sollecitato da Tursi, come un passaggio importante per consolidare un confronto stabile tra tutti i soggetti che, a vario titolo, entrano in contatto con la vita di questi ragazzi. L’obiettivo, nella lettura dell’amministrazione, è costruire un sistema capace di reggere l’urto dei numeri senza rinunciare alla qualità dei percorsi. La sfida, adesso, sarà trasformare questa architettura di progetti e servizi in risultati concreti e verificabili nel tempo.
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