Ambiente regione 

Cava Cavalletti, allarme polveri in Val Bisagno: Simone D’Angelo attacca la Regione e chiede una commissione urgente

Il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo punta il dito sui dati relativi al particolato nell’area dell’ex Cava Cavalletti e chiede alla Regione Liguria di chiarire anche l’impatto ambientale dei nuovi accordi legati al cantiere dello scolmatore

Torna ad alzarsi la tensione attorno all’ex Cava Cavalletti, in Val Bisagno, dove il dibattito sull’impatto ambientale delle attività presenti nell’area si intreccia ora con quello sui dati della qualità dell’aria e con i nuovi accordi legati allo scolmatore. A riaccendere il caso è il consigliere regionale del Partito Democratico (PD) Simone D’Angelo, che parla di una situazione ancora preoccupante e chiede la convocazione urgente di una commissione regionale per fare chiarezza.

Secondo Simone D’Angelo, la questione non può essere sottovalutata perché gli impianti si trovano a ridosso delle abitazioni, in una zona dove vivono famiglie e bambini e dove, sottolinea, la tutela della salute deve restare il punto centrale. Nel mirino del consigliere ci sono in particolare i dati sul particolato diffusi dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, che nell’ultimo mese avrebbero fatto registrare valori ritenuti degni di attenzione.

Il nodo, nella lettura del consigliere dem, sta proprio nello scarto tra i parametri normativi e quelli indicati dalla comunità scientifica. Da una parte, osserva, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure ritiene che i valori rientrino nei limiti previsti dalla normativa, che fissa per il PM2,5 una media annuale di 25 microgrammi per metro cubo. Dall’altra, però, in alcune giornate si sarebbero toccati picchi fino a 60 microgrammi e l’Organizzazione mondiale della sanità indica come riferimento una media giornaliera di 15 microgrammi per metro cubo. È su questa differenza che Simone D’Angelo fonda la sua richiesta di mantenere alta l’attenzione, insistendo sulla necessità di controlli continui, monitoraggi trasparenti e informazioni accessibili ai cittadini.

Ma la polemica non si ferma alla sola qualità dell’aria. Il consigliere regionale collega infatti la situazione della cava anche agli sviluppi del cantiere dello scolmatore, sostenendo che gli accordi siglati dalla struttura commissariale con le aziende attive nell’area per il riuso dei materiali di scavo rischino di aumentare ulteriormente la pressione ambientale sulla zona. Un passaggio che, a suo giudizio, rende ancora più urgente un chiarimento istituzionale complessivo.

Nel suo intervento Simone D’Angelo richiama anche il confronto aperto nelle scorse settimane sul ruolo degli organismi di controllo e di partecipazione. Il Comune di Genova, osserva, ha affrontato il tema attraverso l’Osservatorio ambiente e salute, mentre la Regione Liguria avrebbe scelto di non partecipare, sostenendo che quel confronto rappresenterebbe una duplicazione della commissione tecnica prevista da una delibera regionale. Una posizione che il consigliere giudica inaccettabile, perché considera l’Osservatorio uno spazio pubblico di confronto tra enti diverso da una sede puramente tecnica e dunque essenziale per garantire trasparenza e condivisione delle informazioni.

Da qui la richiesta di convocare al più presto una commissione in Regione che affronti nel dettaglio la situazione dell’ex cava, analizzi i dati sul particolato, verifichi i controlli effettuati e approfondisca le possibili conseguenze ambientali delle nuove attività collegate al riuso dei materiali. Per Simone D’Angelo, su un tema che tocca direttamente la salute pubblica non bastano rassicurazioni generiche, ma servono risposte rapide, responsabilità chiare e un livello di trasparenza che oggi, secondo il PD, non è ancora sufficiente.


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