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Rapallo, cinghiali abbattuti all’alba nel fosso San Francesco: scoppia il caso dopo la denuncia dei volontari – VIDEO

Volontari del “Rifugio al Posto Sicuro” denunciano l’abbattimento di sette ungulati, tra cui tre piccoli, e chiedono chiarezza su autorizzazioni, mancato preavviso e assenza di soluzioni alternative anche per il futuro

È una denuncia dura, carica di amarezza, quella che arriva da Giada Marchi del “Rifugio al Posto Sicuro” dopo l’abbattimento dei cinghiali avvenuto questa mattina, attorno alle 6, nel fosso San Francesco a Rapallo. Secondo quanto riferito dalla volontaria, gli animali vivevano da mesi in quella zona, erano monitorati da cittadini e volontari fin da giugno dello scorso anno e non avrebbero mai dato problemi né mostrato comportamenti aggressivi. Proprio per questo, l’intervento eseguito all’alba, senza alcun preavviso, viene definito grave e ingiusto da chi in questi mesi aveva seguito la situazione da vicino cercando, sostiene l’associazione, soluzioni pacifiche e non cruente.

Nel racconto fornito da Giada Marchi, gli animali abbattuti sarebbero stati tre femmine adulte, un esemplare della cucciolata precedente e tre piccoli nati a giugno. Una presenza ritenuta stanziale e conosciuta da tempo anche da residenti e volontari, che avevano ricevuto, sempre secondo quanto denunciato, rassicurazioni dirette sul fatto che quei cinghiali non rappresentassero un pericolo e che non si sarebbe reso necessario procedere con l’uccisione. Per questo motivo, l’operazione di questa mattina ha provocato sconcerto e indignazione tra coloro che da mesi seguivano la vicenda.

La contestazione riguarda anche le modalità dell’intervento. Secondo quanto riferito, gli operatori avrebbero motivato l’azione parlando di pericolo legato alla peste suina africana, ma allo stesso tempo, sostiene l’associazione, non avrebbero indossato dispositivi di biosicurezza adeguati. Sempre secondo la denuncia, alle poche persone presenti sul posto all’alba sarebbe stato chiesto di allontanarsi proprio per ragioni di sicurezza collegate alla peste suina africana.

Nella ricostruzione dei volontari emerge anche l’episodio che avrebbe coinvolto un uomo, residente della zona, che da nove mesi monitorava costantemente il fosso San Francesco. L’uomo, viene riferito, sarebbe stato allontanato in malo modo durante l’intervento, con il richiamo a una normativa nazionale che imporrebbe l’abbattimento dei cinghiali in contesto urbano. Intanto, sempre secondo quanto segnalato, la polizia locale avrebbe effettuato con regolarità controlli nella zona per verificare che nessuno desse cibo agli animali.

Per il “Rifugio al Posto Sicuro” il punto centrale resta però un altro: il fosso sarebbe collegato direttamente al bosco poco più a monte e questo, secondo i volontari, rende probabile che altri cinghiali possano tornare a frequentare l’area o partorire nello stesso punto. Una gestione come quella avvenuta oggi, denunciano, rischierebbe quindi di non risolvere nulla e di riproporre a breve la stessa situazione, con nuovi abbattimenti e nuovi interrogativi.

L’associazione chiede ora chiarimenti ufficiali agli enti competenti per capire chi abbia autorizzato l’intervento, perché non sia stata data alcuna comunicazione preventiva ai cittadini che monitoravano la zona e per quale motivo non siano state valutate alternative come il trasferimento degli animali o altre forme di gestione non cruenta. Nella denuncia si parla apertamente di mancanza di trasparenza, di incoerenza tra i pericoli dichiarati e i comportamenti tenuti dagli operatori sul posto e di una gestione che, anziché prevenire futuri problemi, rischierebbe di lasciarli irrisolti.

La vicenda, adesso, è destinata ad aprire un caso pubblico a Rapallo. Da una parte ci sono le ragioni degli enti che hanno disposto l’intervento e che saranno chiamati a spiegare nel dettaglio quanto accaduto; dall’altra c’è la protesta di chi chiede rispetto per gli animali, chiarezza istituzionale e una gestione diversa della fauna selvatica in città.

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