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Morto in strada in via XII Ottobre, il Comune: «Gregory era seguito, ma aveva sempre rifiutato l’accoglienza»

Dopo la morte del senza dimora trovato ieri sera sotto i portici di via XII Ottobre, la sindaca Silvia Salis e l’assessora al Welfare Cristina Lodi parlano di una notizia che «addolora molto» e rilanciano il tema della presa in carico sanitaria e sociale delle persone che vivono in strada

Dopo la morte del senza dimora trovato ieri sera sotto i portici di via XII Ottobre, arriva la presa di posizione del Comune di Genova. In una nota diffusa oggi, la sindaca Silvia Salis e l’assessora al Welfare Cristina Lodi parlano di una notizia che «ci addolora molto» e che, allo stesso tempo, impone una riflessione su che cosa si possa fare di più e meglio per le persone che vivono in condizioni di estrema fragilità.

Al centro della ricostruzione dell’amministrazione c’è la situazione di Gregory, che secondo quanto spiegato da Cristina Lodi era già conosciuto dai servizi sociali e seguito dagli operatori dell’educativa territoriale e dai volontari. L’assessora ricorda anche che lui era stato incontrato insieme alla sindaca Silvia Salis nel corso dell’ultimo censimento delle persone senza dimora effettuato in città. Il punto più delicato, sottolineato dal Comune, è che l’uomo avrebbe rifiutato nel tempo le soluzioni di accoglienza che gli erano state proposte, pur essendo malato da tempo e pur avendo avuto, in passato, alcuni ricoveri in ospedale.

Nella nota, Cristina Lodi insiste sul fatto che il contatto con l’educativa di strada e con il mondo del volontariato resta costante attraverso una cabina di regia già attiva, e spiega che anche in queste ore il confronto prosegue per affrontare insieme il dolore per la perdita e verificare ogni aspetto della vicenda. L’assessora precisa inoltre che, al momento, non ci sarebbero problemi di disponibilità dei posti nelle strutture di accoglienza, che restano numerosi e vengono continuamente proposti a chi vive in strada ma decide di non accettarli. Nelle ultime settimane, aggiunge il Comune, Gregory era stato seguito dagli operatori dell’educativa di strada e aveva ricevuto beni di prima necessità, continuando però a rifiutare l’ingresso in una sistemazione protetta.

Il passaggio politico più forte della dichiarazione riguarda però il nodo sanitario. Per Cristina Lodi, infatti, le persone che vivono in strada presentano sempre più spesso problematiche complesse anche dal punto di vista medico, e questo rende necessario un doppio sforzo: da una parte rafforzare il lavoro di relazione e fiducia per convincere chi è in difficoltà ad accettare l’accoglienza, dall’altra costruire una presa in carico sanitaria ospedaliera e ambulatoriale più forte, più continua e più capace di intercettare situazioni di sofferenza estrema prima che sia troppo tardi.

Nella stessa comunicazione, l’assessora collega anche quanto accaduto al lavoro di monitoraggio avviato a Genova per conoscere meglio il fenomeno della grave emarginazione. Proprio oggi, ricorda, è previsto un primo confronto nazionale sul censimento delle persone senza dimora avviato anche nel capoluogo ligure, per la prima volta in collaborazione con l’Istituto nazionale di statistica. L’obiettivo dichiarato è capire con maggiore precisione non solo quanti siano i senza dimora presenti sul territorio, ma soprattutto quali siano le loro condizioni di disagio, nella convinzione che solo una conoscenza puntuale possa tradursi in una presa in carico davvero efficace e multidisciplinare.

Le parole di Silvia Salis e Cristina Lodi arrivano dopo una morte che ha profondamente colpito la città e che riporta al centro un tema spesso affrontato solo nelle emergenze. Il punto, adesso, non è soltanto il numero dei posti disponibili, ma la capacità concreta di costruire percorsi che riescano a unire assistenza sociale, salute, ascolto e continuità di intervento per chi, anche quando viene raggiunto dai servizi, continua a restare ai margini.


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