Parità sul lavoro, passa l’ordine del giorno della maggioranza: Genova difende il presidio sui territori
Il Consiglio comunale approva l’atto presentato dal capogruppo della Lista Silvia Salis Filippo Bruzzone e sottoscritto da tutta la maggioranza progressista. Nel mirino c’è il rischio che una riforma troppo centralizzata indebolisca la figura della consigliera di parità e la tutela concreta contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro. Favorevole la giunta. L’opposizione ha votato contro

Il Consiglio comunale di Genova ha approvato (24 voti a favore dalla maggioranza e 12 contrari dall’opposizione) l’ordine del giorno straordinario presentato dal capogruppo della Lista Silvia Salis Filippo Bruzzone e sottoscritto da tutta la maggioranza progressista per chiedere la tutela della figura della consigliera e del consigliere di parità nelle istituzioni locali. Al centro dell’atto c’è la preoccupazione che il nuovo schema di decreto legislativo in discussione a livello nazionale, pur muovendosi nella direzione condivisibile di rafforzare l’indipendenza dell’organismo nazionale, possa però comprimere o addirittura svuotare quella dimensione territoriale che negli anni ha rappresentato uno degli strumenti più concreti nella lotta alle discriminazioni sul lavoro.

Nel documento approvato si sottolinea che la tutela contro ogni forma di discriminazione non può restare una semplice affermazione di principio, ma deve tradursi in una infrastruttura reale fatta di prossimità, ascolto e capacità di intervento. È proprio su questa idea che, negli ultimi vent’anni, l’Italia ha costruito una rete di consigliere e consiglieri di parità a livello comunale, metropolitano, provinciale e regionale, considerata dalla maggioranza un presidio avanzato e diffuso, capace di intervenire nei contenziosi lavorativi, prevenire discriminazioni sistemiche e accompagnare lavoratrici e lavoratori più fragili, in particolare donne, madri lavoratrici e persone che vivono in territori periferici o aree interne.


L’atto mette in guardia contro il rischio di una riforma che, accentuando la centralizzazione, finisca per allontanare proprio quel presidio dai luoghi in cui le discriminazioni nascono e si manifestano ogni giorno. Secondo la maggioranza, infatti, una autorità indipendente ma priva di un radicamento concreto nei territori rischierebbe di diventare un organismo distante, più simbolico che efficace, incapace di intercettare con tempestività le discriminazioni legate al lavoro, alla maternità, alla precarietà e alle condizioni sociali più vulnerabili.
Nel testo si richiama anche il quadro europeo, ricordando che le direttive comunitarie impongono sì standard minimi vincolanti per il funzionamento degli organismi di parità, come indipendenza dalla politica e finanziamenti stabili, ma richiedono anche facilità di accesso per i cittadini, principio che secondo i firmatari deve tradursi pure in una presenza territoriale concreta e diffusa. A sostegno di questa impostazione viene citato anche il modello dell’Emilia-Romagna, che ha già definito forme di collegamento e collaborazione tra la consigliera o il consigliere regionale di parità e gli altri organismi di garanzia, rafforzando la rete locale.
L’ordine del giorno ricorda poi come gli enti locali liguri, a partire dal Comune di Genova, dalla Città metropolitana e dalla Regione Liguria, abbiano investito negli anni nella collaborazione con le consigliere di parità, riconoscendone il ruolo nei tavoli sul lavoro, nelle crisi aziendali, nella contrattazione e nelle politiche attive. Eppure, osserva la maggioranza, il quadro resta segnato da discriminazioni dirette e indirette, da ostacoli nella progressione verso ruoli di responsabilità e da difficoltà nella conciliazione tra vita e lavoro, tutti elementi che continuano ad alimentare un divario di genere ancora lontano dall’essere superato.
Con l’approvazione dell’atto, la giunta viene quindi impegnata a rappresentare formalmente a Governo e Parlamento la necessità di modificare il decreto, prevedendo una articolazione territoriale stabile e strutturata del nuovo organismo di parità, anche attraverso sedi locali o presidi permanenti. Viene inoltre chiesto di mantenere e rafforzare le funzioni oggi esercitate dalle consigliere e dai consiglieri di parità regionali e territoriali, in particolare per quanto riguarda il contenzioso lavoristico, il monitoraggio delle discriminazioni nei luoghi di lavoro e la partecipazione ai tavoli istituzionali. Il documento invita anche a promuovere in sede Associazione nazionale comuni italiani una posizione condivisa a difesa del principio di territorialità e a garantire, nelle more del nuovo assetto, la piena continuità dei presidi esistenti e la valorizzazione delle competenze già maturate.
Nel suo intervento in aula, Filippo Bruzzone ha rivendicato il valore dell’atto e ha ringraziato la maggioranza per averlo sottoscritto, spiegando che si tratta di un documento importante per il futuro di una figura forse non molto conosciuta all’interno dell’ordinamento, ma fondamentale per la tutela di lavoratrici e lavoratori che subiscono discriminazioni. Il capogruppo della Lista Silvia Salis ha anche precisato che nelle premesse non c’è alcuna critica pregiudiziale al livello nazionale, ma la volontà di aprire una discussione seria e concreta sulla riforma, partendo da un punto fermo: la presenza sui territori non può essere sacrificata.
Bruzzone ha poi insistito su un aspetto che considera decisivo, cioè la storia stessa degli enti liguri in questo campo. Ha ricordato come a Genova e in Liguria le consigliere di parità siano state dotate di strutture e spazi istituzionali interni agli enti, una scelta tutt’altro che scontata in Italia, dove spesso queste figure ricevono nei propri studi professionali, perdendo così quella riconoscibilità istituzionale che invece, secondo la maggioranza, è essenziale. Proprio per questo, ha concluso, non ci si può permettere di perdere o anche soltanto depotenziare una figura così importante in una società che continua a produrre disuguaglianze e discriminazioni nei luoghi di lavoro.
Nel dibattito in aula è arrivato anche il parere favorevole dell’assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone, che ha richiamato il ruolo diretto del Comune su questi temi. Rita Bruzzone ha ricordato che tra le deleghe che le sono state assegnate ci sono proprio le pari opportunità e le politiche di genere, sottolineando come dentro l’ente si stia costruendo la certificazione per la parità di genere, percorso che sta diventando sempre più rilevante anche per aziende e istituzioni. L’assessora ha inoltre richiamato il Piano integrato di attività e organizzazione, ricordando che al suo interno trova spazio anche il Piano delle azioni positive per lo sviluppo delle pari opportunità sul luogo di lavoro.
Nel motivare il suo sì, Rita Bruzzone ha insistito soprattutto sul tema della prossimità, definendolo centrale. L’assessora ha osservato che nessun organismo è più vicino ai cittadini del Comune e ha ricordato come all’interno di Palazzo Tursi esista già un ufficio Pari opportunità e Benessere, al quale si rivolgono non soltanto donne ma anche uomini che lavorano nell’ente e che segnalano discriminazioni di genere, di orientamento, legate alla disabilità o ad altre condizioni personali. Proprio questa esperienza concreta, secondo Rita Bruzzone, dimostra quanto sia essenziale mantenere un presidio territoriale forte e accessibile.
L’assessora ha poi ribadito che l’Unione Europea chiede agli Stati membri di rafforzare gli organismi di parità, ma non di centralizzarli, e ha auspicato che anche sulla figura dei consiglieri di parità si possa arrivare a una soluzione che conservi il radicamento territoriale. Un passaggio che ha rafforzato la linea della maggioranza, tutta orientata a difendere un sistema di tutela diffuso e vicino alle persone.
Il voto favorevole del Consiglio rappresenta così un segnale politico chiaro: per la maggioranza progressista genovese la difesa dei diritti passa anche dalla difesa di presidi territoriali concreti, capaci di stare accanto alle persone e di intervenire là dove le discriminazioni si consumano davvero.
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