Il locale di “Quattro amici al bar” esiste davvero: alla Foce restano targa, ricordi e il nome di Gino Paoli e di altri cantautori della scuola genovese

Dopo la morte di Gino Paoli, riaffiora un angolo simbolo della Foce dove nacque una stagione irripetibile della musica italiana. Tra via Casaregis e via Cecchi, il vecchio Bar Igea ha cambiato nome, ma continua a raccontare la storia dei cantautori genovesi

Con la scomparsa di Gino Paoli, morto oggi a 91 anni, Genova ritrova anche uno dei suoi luoghi più carichi di memoria: quell’angolo della Foce dove, tra un caffè, una chiacchiera e le prime intuizioni musicali, prese forma una parte della grande stagione dei cantautori genovesi. Non è soltanto una suggestione legata a “Quattro amici al bar”. Quel bar, infatti, è esistito davvero, e ancora oggi lascia tracce concrete nella città.

Il riferimento porta all’allora Bar Igea, tra via Casaregis e via Cecchi, alla Foce, indicato anche in una targa dedicata ai “cantautori genovesi e la Foce”. Proprio lì, come ricorda il pannello commemorativo, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta iniziarono a ritrovarsi compositori, interpreti e autori destinati a segnare profondamente la musica italiana. Tra i nomi ricordati compaiono anche Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi e Bruno Lauzi, insieme ad altri protagonisti di quella stagione irripetibile.

Nelle immagini inviate si vede bene come quel luogo non sia rimasto un semplice ricordo affidato ai racconti. Sulla facciata compare una lapide che lega in modo esplicito il vecchio Bar Igea a Luigi Tenco, ricordando che proprio lì, dal 1958 al 1967, il cantautore fece con altri artisti genovesi il suo “posto delle fragole”. Poco sopra l’ingresso si legge oggi l’insegna “Mini Mixing”, segno delle trasformazioni commerciali del locale nel corso degli anni, ma l’identità storica di quell’angolo resta ancora fortissima.
Anche all’interno sopravvive un richiamo diretto alla canzone più popolare di Gino Paoli sul tema dell’amicizia e del tempo che passa. Su una parete campeggia infatti la scritta “Eravamo quattro amici al bar”, quasi a trasformare il locale in una piccola stanza della memoria cittadina. È un dettaglio che rende ancora più evidente quanto quel brano, uscito molti anni dopo la stagione originaria dei ritrovi alla Foce, sia rimasto legato nell’immaginario collettivo a quel pezzo di Genova e a quella generazione di artisti.
Più che un semplice bar, quello della Foce è stato un crocevia umano e creativo. Le targhe e i pannelli lo raccontano come uno dei punti in cui è maturata la cosiddetta scuola genovese, nata tra incontri quotidiani, amicizie, provocazioni artistiche e voglia di cambiare la canzone italiana. Oggi, nel giorno dell’addio a Gino Paoli, quel luogo torna ad assumere un valore ancora più forte: non solo scenario di una canzone famosissima, ma frammento reale della storia culturale della città.


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