Cultura - 

Palazzo della Borsa fa viaggiare Genova nel tempo: in mostra mappe storiche, tecnologie digitali e il futuro della città

Da oggi al 29 marzo la Sala delle Grida ospita “Il futuro di ieri”, un’esposizione che racconta come Genova sia cambiata attraverso carte, strumenti scientifici e visioni urbanistiche. Per la prima volta il pubblico potrà vedere la preziosa carta ottocentesca realizzata da Ignazio Porro

Genova si guarda allo specchio delle sue mappe e prova a leggere, dentro il proprio passato, anche le tracce del futuro. È questo il cuore della mostra “Il futuro di ieri. Una storia di mappe e trasformazioni a Genova”, inaugurata oggi nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa, in via Venti Settembre 44, dove resterà allestita fino al 29 marzo. L’esposizione, promossa dal Comune di Genova con il contributo dell’Unione europea nell’ambito del programma “Programma nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027”, costruisce un percorso che attraversa due secoli di trasformazioni urbane e accompagna il visitatore in un viaggio che parte dall’Ottocento, attraversa il Novecento, arriva al presente e si spinge fino a uno sguardo proiettato sul 2126.

Il cuore più prezioso della rassegna è rappresentato dalla carta a colori della città realizzata nell’Ottocento da Ignazio Porro, esposta al pubblico per la prima volta. Si tratta di un documento di straordinario valore storico e scientifico, capace di restituire l’immagine di una Genova studiata, misurata e rappresentata con criteri moderni in un’epoca in cui la conoscenza accurata del territorio stava diventando decisiva non solo per fini militari, ma anche per la pianificazione urbana. La mostra ruota proprio attorno alla figura di Ignazio Porro, ingegnere militare, ufficiale del Genio e studioso di topografia, che nel diciannovesimo secolo firmò una delle più importanti rappresentazioni scientifiche del territorio genovese.

Dopo l’annessione di Genova al Regno di Sardegna nel 1815, emerse infatti con chiarezza l’assenza di una carta topografica davvero accurata della città. Fu così che a Ignazio Porro venne affidato il compito di costruire una nuova rappresentazione del territorio, utile per leggere e governare uno spazio urbano che stava cambiando. Arrivato a Genova nel 1832, l’ingegnere mise a punto proprio qui la celerimensura, metodo innovativo di misurazione che permetteva di determinare rapidamente distanze e altitudini grazie all’uso di strumenti ottici, anticipando tecniche che sarebbero rimaste centrali nella topografia per oltre un secolo.

La mostra non si limita però a esporre carte e documenti. Il percorso è costruito come un racconto immersivo, in cui ogni passaggio apre una diversa dimensione narrativa e mostra come il disegno del territorio non sia mai stato un gesto neutro o puramente descrittivo. Rappresentare una città significa anche orientarne il cambiamento, suggerire espansioni, immaginare nuovi assi viari, definire spazi pubblici e mettere ordine nel rapporto tra costruito e paesaggio. In questo senso la cartografia diventa una chiave di lettura potente per capire come è nata la Genova moderna.

Tra i momenti centrali del racconto espositivo compare anche il “Piano regolare” di Carlo Barabino, architetto di città dal 1818, che immaginò l’espansione urbana oltre le mura seicentesche e fondò la crescita di Genova su una conoscenza sempre più precisa del territorio. Da lì il percorso si allarga a uno dei passaggi decisivi della storia cittadina, la nascita della Grande Genova nel 1926, quando l’unificazione dei comuni limitrofi diede forma istituzionale a un processo di crescita che era già in atto, spinto dallo sviluppo industriale, dalle nuove infrastrutture e da connessioni urbane sempre più fitte.

La mostra accompagna poi il visitatore fino all’oggi e oltre, mostrando come la lettura del territorio sia cambiata ancora con l’arrivo dei database digitali, delle scienze geospaziali, dei sistemi informativi territoriali, della navigazione tridimensionale e dei cosiddetti “gemelli digitali urbani”. Il salto tecnologico, però, viene raccontato non come una rottura netta, ma come la prosecuzione di una lunga storia fatta di strumenti diversi e di una stessa esigenza di fondo: capire la città per poterla governare, tutelare e trasformare.

«Questa mostra offre l’opportunità di riscoprire la storia della nostra città attraverso uno strumento affascinante e fondamentale come la cartografia», commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari. «Le mappe non raccontano soltanto ciò che Genova è stata, ma mostrano anche come la conoscenza e lo studio del territorio abbiano orientato nel tempo le scelte urbanistiche e culturali che ne hanno plasmato lo sviluppo. L’esposizione rappresenta inoltre un’occasione importante per valorizzare e rendere accessibile al pubblico un patrimonio scientifico e documentario di grande valore, ma forse il più importante risultato è il grande impegno nel costruire percorsi di alta divulgazione scientifica e di coinvolgimento degli istituti scolastici genovesi. La capacità di declinare la ricerca scientifica nei confronti del più ampio pubblico è infatti il segno tangibile di una dimensione partecipata della conoscenza, cui oggi è fondamentale fare ricorso per costruire una coscienza civica adeguata alle sfide della contemporaneità».

Accanto alla lettura storica, la rassegna mette al centro anche il tema della trasformazione digitale. «Il percorso espositivo mette in dialogo il passato e il futuro della conoscenza territoriale», aggiunge l’assessora all’Informatica e alla Transizione digitale. «Dalle prime tecniche di rilevazione di Ignazio Porro, arriviamo alle tecnologie digitali e ai sistemi informativi territoriali che oggi utilizziamo per analizzare i dati urbani e pianificare lo sviluppo della città. È un’occasione per mostrare come la trasformazione digitale sia uno strumento fondamentale per comprendere, gestire e immaginare Genova nei prossimi decenni».

L’esposizione è a ingresso libero e sarà visitabile con orario 9-19, con ultimo ingresso alle 18. Non si tratta però di una semplice mostra da guardare: attorno al percorso principale è stato costruito un calendario fitto di incontri, visite, laboratori e conferenze che allarga il discorso dalla storia urbana alle professioni del futuro, dalla divulgazione scientifica ai sistemi informativi geografici. Un modo per trasformare Palazzo della Borsa in uno spazio dove il passato della città dialoga direttamente con le domande del presente.

In fondo al percorso resta forse l’idea più forte dell’intera rassegna: le mappe non servono soltanto a sapere dove siamo stati. Servono anche a capire dove possiamo andare. E in una città complessa come Genova, stratificata, verticale, difficile e affascinante, questa forse è la lezione più attuale.

Il calendario completo degli appuntamenti collaterali si apre il 19 marzo dalle 16 alle 17 con “Carte e vedute di città italiane tra il Quindicesimo e il Diciottesimo secolo”, incontro con Marco Folin moderato da Matteo Previtera. Il 20 marzo dalle 15 alle 16 sarà la volta di “Imprese storiche e commercio nelle trasformazioni della città” con Barbara Grosso, Fondazione Il Secolo XIX e Camera di Commercio. Il 21 marzo dalle 17 alle 18 è in programma “Ignazio Porro, una storia mai raccontata” con Matteo Previtera e Massimo Malagugini. Il 22 marzo dalle 14.30 alle 16 spazio a “Genova la nostra storia – Scambio figurine”, appuntamento pensato per chi vuole completare l’album della Coop Liguria e approfondire le trasformazioni della città. Il 23 marzo dalle 15 alle 16.30 si terrà “Genova, le sue mura e i suoi muri” con Francesco Faccini, Giovanna Franco, Stefano Musso, Emiliano Beri e Pietro Piana, moderati da Martino Terrone. Il 24 marzo dalle 15 alle 16 sarà in programma “Genova si trasforma” con Rinaldo Luccardini e Alessandro Bellagamba. Il 26 marzo dalle 14.30 alle 16 si terrà “Il futuro di ieri è oggi: i Sistemi Informativi Geografici del Comune di Genova a servizio della città” con Fai, Gabriele Garnero e Marco D’Orazi, moderati da Stefania Traverso. Il 27 marzo dalle 14.30 alle 16.30 si svolgerà la tavola rotonda “Professioni del futuro”, a cura di Stefania Traverso, Monica Sebillo, Sergio Farruggia e Dunia Pepe, con la partecipazione di Trimble, Geolander, Gter, Geosolutions, Octave, Movyon, Geographical Information Systems International Group, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale, Dipartimento di Economia e IMATI. Il 28 marzo dalle 17 alle 18 sarà la volta di “Genova che non c’è” con Valter Scelsi e Nicola Valentino Canessa. Il 29 marzo dalle 17 alle 18 chiuderà il programma “Guarda dove cammini”, conferenza-spettacolo prodotta dall’Ufficio Sistema informativo territoriale, di e con Carlo Mondatori e Martino Terrone.


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