Sanità 

Monossido e incidenti subacquei, il San Martino in prima linea: già 31 casi trattati in pochi giorni nel 2026

Al Centro di Ossigenoterapia Iperbarica dell’ospedale Policlinico San Martino si alternano emergenze legate alle immersioni e intossicazioni da monossido di carbonio, ma sono soprattutto queste ultime a preoccupare. Il servizio, unico punto di riferimento in Liguria, resta operativo giorno e notte e segue anche pazienti pediatrici in collaborazione con l’istituto Gaslini

C’è un reparto del Policlinico San Martino che lavora seguendo un ritmo scandito anche dalle stagioni. D’estate arrivano soprattutto i subacquei coinvolti in incidenti durante le immersioni, d’inverno aumentano invece i casi di intossicazione da monossido di carbonio, un’emergenza che continua a presentarsi con numeri importanti e che nelle prime settimane del 2026 ha già fatto registrare un dato molto alto.

Il Centro di Ossigenoterapia Iperbarica dell’ospedale genovese, unico riferimento in Liguria per questo tipo di trattamenti, affronta ogni anno un flusso costante di pazienti urgenti. Se sul fronte degli incidenti subacquei si nota una progressiva diminuzione, favorita da una maggiore sensibilizzazione del mondo delle immersioni sul tema della sicurezza, l’andamento delle intossicazioni da monossido di carbonio continua invece a mantenere alta l’attenzione. I casi trattati per incidenti subacquei sono stati 18 nel 2023, 24 nel 2024 e 9 nel 2025. Molto più pesante il bilancio delle esposizioni al monossido: 37 trattamenti nel 2023, 18 nel 2024, 35 nel 2025 e già 31 nella prima metà di gennaio 2026. Un dato che conferma quanto prevenzione e controlli sugli impianti di riscaldamento restino decisivi soprattutto nei mesi freddi.

Il centro è dotato di due camere iperbariche da dieci posti ciascuna, sistemate una accanto all’altra in una sala dedicata. Il funzionamento è affidato a operatori tecnici iperbarici che seguono tutte le fasi del trattamento da consolle esterne, mantenendo un collegamento costante con il personale sanitario presente all’interno insieme ai pazienti. A rafforzare il livello di sicurezza c’è anche un sistema di monitoraggio audio e video che permette di osservare e ascoltare in tempo reale ciò che accade in ogni camera durante le sedute.

L’organizzazione interna si regge su un’équipe composta da un medico referente, Paola Salvetti, una coordinatrice infermieristica, cinque infermieri e tre tecnici di camera iperbarica, con il supporto dei medici del pronto soccorso in pronta disponibilità quando si presentano urgenze. L’assistenza viene garantita senza interruzioni, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, in stretto raccordo con gli altri ospedali del territorio. L’attività ordinaria, invece, si concentra nelle ore del mattino, con una media di circa 25 pazienti al giorno.

Una parte particolarmente delicata del lavoro riguarda i bambini. Per i pazienti pediatrici è infatti attivo un protocollo condiviso con l’istituto Giannina Gaslini, che prevede per i minori di 14 anni il ricovero nella struttura pediatrica insieme a un accompagnatore prima del trasferimento per il trattamento iperbarico. Quando il piccolo paziente è molto piccolo o quando la situazione lo rende opportuno, il genitore accompagna il figlio o la figlia anche durante il percorso di cura.

Il trasferimento protetto viene organizzato in collaborazione tra i due ospedali. Per i bambini sotto i 3 anni è prevista per tutta la durata del trattamento la presenza di un anestesista rianimatore del Gaslini, mentre sopra questa età l’assistenza viene garantita da un pediatra oppure da un medico di pronto soccorso. Tra i casi affrontati dal centro genovese ce n’è anche uno che rende bene la delicatezza del servizio: la paziente più piccola sottoposta a trattamento aveva appena 40 giorni di vita.


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