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Depositi chimici, stop definitivo al trasferimento a Sampierdarena: il Consiglio di Stato chiude la partita

Respinto il ricorso presentato da Superba, Autorità di sistema portuale e commissario straordinario. Cade così in via definitiva l’ipotesi di spostare i depositi chimici da Multedo a ponte Somalia, accanto alla Lanterna. Eurforia nel Centro Ovest. Resta il problema dei depositi vicinissimi alle case a ponente. Salis: «Devono essere ricollocati in area demaniale, il più lontano possibile dalle abitazioni». Bucci: «Spetterà ora all’attuale amministrazione comunale, insieme all’Autorità portuale, individuare la soluzione tecnica per la riallocazione da inserire nel piano regolatore portuale»

Si chiude con una bocciatura definitiva una delle vicende più controverse degli ultimi anni sul fronte portuale e urbanistico genovese. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso contro la sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale della Liguria, nel 2024, aveva annullato la procedura scelta per trasferire i depositi chimici da Multedo all’area di Sampierdarena, a ponte Somalia, nella zona della Lanterna. A impugnare quella decisione erano stati la società Superba, l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale e il commissario straordinario per la ricostruzione del viadotto Polcevera Marco Bucci.

Con questo pronunciamento viene dunque meno, in modo definitivo, il progetto che puntava a spostare i depositi delle aziende Carmagnani e Superba fuori dal quartiere residenziale di Multedo per collocarli nell’area portuale di Sampierdarena. Il nodo centrale della vicenda era già stato fissato dal Tribunale amministrativo regionale, che aveva ritenuto non sufficiente il ricorso a un adeguamento tecnico funzionale, indicando invece la necessità di una variante al Piano regolatore portuale. Ora quella linea viene confermata anche dal massimo organo della giustizia amministrativa, mettendo la parola fine a un’ipotesi che per anni ha diviso politica, territori e istituzioni.

La decisione chiude quindi una stagione di scontro molto duro attorno a una scelta sostenuta a lungo dal centrodestra e dall’allora sindaco Marco Bucci, che aveva indicato nello spostamento dei depositi una soluzione per allontanare da Multedo un’attività considerata incompatibile con la vicinanza alle abitazioni. Dall’altra parte, però, si era consolidata nel tempo una forte opposizione da parte di cittadini, comitati e realtà locali di Sampierdarena, che avevano contestato quella destinazione sotto il profilo urbanistico, ambientale e della sicurezza.

«La sentenza del Consiglio di Stato conferma la posizione che abbiamo sempre espresso: i depositi chimici devono essere ricollocati in area demaniale, il più lontano possibile dalle case. L’Autorità portuale sta lavorando alla redazione del nuovo Piano regolatore portuale e quello è lo strumento che dovrà definire in quale area, interna al porto, dovranno trovare nuova collocazione i depositi costieri. Non basta disegnare sulla carta un trasloco da una parte all’altra della città, come ha fatto il centrodestra: è necessario un ragionamento di sistema, con gli strumenti adeguati, che tenga conto delle esigenze dei cittadini, della salute della città e dei traffici e dell’economia portuale». Così, in una nota, la sindaca di Genova Silvia Salis.

Tra i commenti politici arrivati dopo il verdetto c’è quello del senatore Lorenzo Basso, vicepresidente della Commissione Trasporti e Ambiente del Senato, che parla di una conclusione positiva per il territorio. Secondo l’esponente del Partito Democratico, la chiusura della vicenda rappresenta il riconoscimento di una battaglia portata avanti con determinazione da cittadini e comitati, capaci di tenere alta l’attenzione pubblica su un progetto ritenuto sbagliato sin dall’inizio.

Per Lorenzo Basso, infatti, la localizzazione a Sampierdarena non era sostenibile per ragioni urbanistiche, ambientali e di sicurezza. Nel suo intervento il senatore ha sottolineato come il risultato sia frutto di un percorso collettivo e abbia voluto ringraziare in particolare Barbara Barroero, definita un punto di riferimento costante di questa mobilitazione, ricordando anche il contributo del compianto Gianfranco Angusti, figura storica del sindacato e presenza importante in questa battaglia.

“La notizia che il Consiglio di Stato ha bocciato il trasferimendo dei depositi chimici da Genova Multedo a Sampierdarena è il giusto epilogo di una storia pasticciata e pericolosa sin dal suo inizio. In diverse occasioni ci siamo occupati di questo percorso, appoggiando e supportando il lavoro di Gianfranco Angusti delle Officine Sampierdarenesi e di Barbara Barroero, ma ora non c’è più nulla da inventarsi su questa storia e su questo sito: non resta che vederci e festeggiare al club dei Carbonai. Senza dimenticare come questo percorso avesse dato false speranze alle giuste richieste degli abitanti di Multedo: per loro, non dimentichiamolo, la soluzione va trovata ma non in quel modo”. Così Luca Pastorino, deputato ligure del Partito Democratico.

“Accolgo con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto di trasferimento dei depositi chimici.
Si tratta di un risultato importante, frutto della mobilitazione della cittadinanza del Centro Ovest, portata avanti con determinazione dalle Officine Sampierdarenesi, che hanno saputo rappresentare con forza le esigenze di sicurezza, tutela della salute e qualità della vita. Questa decisione conferma anche gli errori compiuti da Bucci quando era sindaco: chi conosce davvero il porto sapeva fin dall’inizio che quella collocazione non era sostenibile. In questo percorso ho condiviso l’impegno con Gianfranco Angusti, sostenendo le ragioni di un territorio che ha chiesto risposte chiare e scelte coerenti. Un ringraziamento va alle Officine Sampierdarenesi e alla presidente Barbara Barroero per il lavoro svolto in questi anni, così come a tutte le forze politiche del centrosinistra del Municipio Centro Ovest che hanno contribuito a questa battaglia.
Quella di oggi è una vittoria del territorio e della partecipazione, che dimostra come scelte calate dall’alto e non condivise siano destinate a fallire” dichiara il consigliere regionale Pd Federico Romeo.

Michele Colnaghi dedica «questa vittoria a Gianfranco Angusti, amico e storico presidente delle Officine Sampierdarenesi», e ringrazia anche i legali Tiragallo e Montarsolo e l’ingegnere ambientale Puppo per un risultato che definisce frutto di «un grande lavoro di squadra». Secondo il presidente del Municipio Centro Ovest, la sentenza del Consiglio di Stato chiude definitivamente l’ipotesi contestata da anni dai residenti, chiarendo che i depositi chimici devono lasciare Multedo ma «non possono finire a Sampierdarena» né essere imposti con «una scorciatoia come l’adeguamento tecnico funzionale». Colnaghi sottolinea inoltre che la decisione smonta la linea sostenuta in passato dalla precedente amministrazione, perché il trasferimento a ponte Somalia avrebbe comportato un forte impatto ambientale senza reali vantaggi per i traffici portuali.

Sulla stessa linea anche il capogruppo regionale del Movimento Cinque Stelle Stefano Giordano, che legge il verdetto come un punto di svolta che rimette al centro sicurezza e prevenzione, archiviando una soluzione ritenuta sbagliata e spinta, a suo giudizio, da equilibri di potere interni al porto. Anche il senatore del Movimento Cinque Stelle Luca Pirondini insiste sul fatto che «spostare un problema non è la soluzione al problema» e sostiene che una scelta del genere avrebbe dovuto nascere dall’ascolto del territorio. In questo quadro torna centrale il riferimento a Gianfranco Angusti, indicato da Colnaghi come figura simbolo di una battaglia lunga e condivisa.

Per il Partito Democratico, la sentenza del Consiglio di Stato non è soltanto lo stop definitivo al progetto di trasferimento dei depositi chimici a ponte Somalia, ma anche la chiusura di «una stagione di scelte calate dall’alto» attribuita a Marco Bucci. Il consigliere regionale Simone D’Angelo parla di una mobilitazione ampia di cittadini, lavoratori portuali, comitati e realtà locali e sostiene che l’ex sindaco «deve chiedere scusa ai cittadini di Sampierdarena e di Multedo» per aver alimentato uno scontro tra quartieri che chiedevano soltanto tutele e sicurezza.

Sulla stessa linea il segretario genovese del Partito Democratico Francesco Tognoni, secondo cui la decisione conferma che era giusto contestare «un’operazione portata avanti con arroganza e superficialità». Per Tognoni, per anni si è cercato di far passare come inevitabile una scelta che inevitabile non era e ora il Consiglio di Stato certifica «tutte le debolezze di quel percorso». La capogruppo del Partito Democratico Martina Caputo aggiunge poi che, oltre alla bocciatura del progetto, resta «un fatto politico e amministrativo grave», con il rischio che le conseguenze di questa vicenda ricadano ancora una volta sui cittadini genovesi.

“Il trasferimento dei depositi chimici a Ponte Somalia è il risultato di un percorso avviato quando ero sindaco di Genova, con l’obiettivo di eliminare dai centri abitati di quartieri densamente popolati una servitù rilevante, tutelare la salute e la sicurezza delle persone, migliorare la sicurezza del porto e rendere più moderna ed efficiente la sua organizzazione. Prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato, che impone una procedura differente senza esprimersi sulla locazione della futura collocazione degli impianti. Si tratta di un progetto che è stato accompagnato da tutte le verifiche tecniche e autorizzative necessarie. Spetterà ora all’attuale amministrazione comunale, insieme all’Autorità portuale, individuare la soluzione tecnica per la riallocazione da inserire nel piano regolatore portuale. Come presidente della Regione continuerò a seguire con attenzione ogni fase della vicenda, con l’auspicio che si possa arrivare a una definizione della questione nell’interesse della città e del suo porto”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci.

La sentenza, oltre a chiudere il capitolo giudiziario, riapre ora quello politico e pianificatorio. Il tema di come conciliare sviluppo del porto, sicurezza industriale, qualità urbana e tutela dei quartieri resta infatti tutto sul tavolo. Ed è proprio su questo terreno che si concentrano ora le richieste di chi, archiviata la battaglia su ponte Somalia, chiede una fase nuova fondata su una pianificazione più solida, condivisa e trasparente. Per Genova, insomma, non si tratta solo della fine di uno scontro, ma dell’inizio di una scelta che dovrà dire in che modo il porto e la città potranno convivere senza continuare a scaricare i conflitti su territori già fragili. E resta da affrontare anche la questione dei depositi vicinissimi alle case a Multedo.


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