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Rixi: «Gronda, progetto da rifare». Polemiche e pioggia di critiche di Pd, M5S, Avs e Lista Orlando

Per il Partito Democratico le parole del viceministro certificano il fallimento della destra dopo anni di promesse, rinvii e slogan sull’opera pronta a partire; per il Movimento 5 Stelle, invece, è la conferma che il tracciato sostenuto finora era sbagliato, troppo costoso e devastante per il territorio, proprio come denunciato da anni. Alleanza Verdi e Sinistra e Lista Orlando spingono ora per archiviare definitivamente la Gronda e investire sul trasporto pubblico

La Gronda torna al centro dello scontro politico ligure dopo le parole del viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, che ha di fatto messo in discussione l’impianto fin qui conosciuto dell’opera. Nel corso di un’intervista a Primocanale, Rixi ha spiegato che il progetto andrebbe ripensato, con un tracciato diverso, tempi più contenuti e un impatto minore sul territorio. Nel suo ragionamento, uno dei problemi principali è rappresentato dalla quantità di cantieri già aperti sulla rete autostradale ligure, che renderebbe complicato avviare un intervento di questa portata. A questo si aggiunge, secondo il viceministro, il fatto che il tracciato emerso dal dibattito pubblico ai tempi della giunta Marta Vincenzi sarebbe quello più pesante tra le ipotesi allora sul tavolo.

Da qui l’idea di rimettere mano al dossier e di tornare a ragionare su soluzioni diverse, compresa la possibilità di usare il ponte San Giorgio come parte di un nuovo assetto dell’attraversamento della Valpolcevera, eventualmente affiancandolo con un altro ponte o con una bretella in un’area diversa da quella attualmente ipotizzata. Rixi ha detto di essere disponibile a lavorare a una soluzione alternativa, ma ha anche sostenuto che servirebbe una scelta politica condivisa a livello cittadino, attraverso un confronto tra Comune, Regione, categorie economiche e territori. In sostanza, il viceministro ha lasciato intendere che il tempo per decidere sarebbe ora e che dal Ministero arriverebbe disponibilità a riaprire il ragionamento.

Parole che hanno provocato una reazione durissima da parte delle opposizioni, a cominciare dal Partito Democratico. Il segretario ligure Davide Natale e il capogruppo dem in Regione Armando Sanna hanno attaccato parlando di un clamoroso ribaltamento rispetto alla linea sostenuta fino a pochi mesi fa. «Sono trascorsi pochi mesi e siamo passati dal “manca solo una firma” a “il progetto è tutto da rifare”. Se non fosse che parliamo di una delle infrastrutture più importanti per lo sviluppo della Liguria, si potrebbe pensare di essere su “Scherzi a parte”. Invece purtroppo è la realtà di una vicenda che riguarda il futuro della nostra regione e che racconta tutta l’inadeguatezza della destra nel gestire i dossier strategici». Per Natale e Sanna, la destra avrebbe costruito attorno alla Gronda una lunga sequenza di annunci senza sbocchi concreti. «Altro che autoproclamarsi uomini del fare, qui non va avanti nulla, si rischiano di perdere finanziamenti, le aziende perdono competitività, la nostra regione è sempre più isolata e stanca di annunci che non diventano mai realtà». Nella loro nota c’è anche un affondo sulle risorse già spese, a partire da quelle per il lotto zero, delle quali annunciano di voler chiedere conto alla Corte dei Conti.

I due esponenti del Partito Democratico ricostruiscono anche la traiettoria politica del centrodestra sulla vicenda, ricordando come nel 2022 Edoardo Rixi sostenesse che bastasse una firma del ministro per sbloccare tutto e far partire i lavori. Oggi, osservano, si scopre invece che il progetto andrebbe rifatto da capo. Da qui la richiesta di aprire subito un tavolo istituzionale permanente con Regione, Comune di Genova, territori interessati e forze economiche, così da affrontare in modo trasparente sia il nodo della Gronda sia, più in generale, quello della viabilità autostradale ligure.

Sempre dal Pd arriva anche la presa di posizione del consigliere regionale Federico Romeo, che legge le dichiarazioni del viceministro come un arrivo tardivo su un’ipotesi già avanzata anni fa. Romeo ricorda infatti di avere proposto, quando era presidente del Municipio Valpolcevera, di valutare un ponte con caratteristiche adatte anche a sostenere un nuovo collegamento autostradale verso Voltri, integrando da subito la ricostruzione del ponte crollato con una visione complessiva del nodo autostradale. «Quella proposta però non fu presa in considerazione. Oggi, a distanza di anni, il viceministro arriva a riproporre una soluzione che allora fu ignorata, mentre nel frattempo si è perso tempo prezioso». Secondo Federico Romeo, il risultato è che il lotto zero sarebbe finito in un vicolo cieco, la Gronda sarebbe ferma e il governo starebbe rimettendo in discussione un’infrastruttura strategica per Genova e per il suo porto. «Riprendere oggi ipotesi che erano già state avanzate anni fa significa ammettere che finora questa destra ha solo perso tempo e che la città è stata lasciata senza risposte su un’opera fondamentale per il suo futuro».

Molto netta anche la reazione del Movimento 5 Stelle, che ha letto le parole di Rixi come una tardiva ammissione delle critiche portate avanti dal movimento per oltre un decennio. I portavoce del M5S Liguria hanno ironizzato sul fatto che soltanto adesso, dopo anni di sostegno incondizionato, qualcuno al Ministero si sia accorto che il progetto sarebbe troppo impattante. «Sono almeno 15 anni che denunciamo esattamente questo: il progetto della Gronda sostenuto e difeso per anni dalla destra ligure e nazionale è fuori scala, costosissimo e devastante per il territorio. Eppure, per anni siamo stati insultati, accusati di essere quelli che dicevano sempre no, quando in realtà stavamo semplicemente segnalando l’evidenza avvalendoci del parere di esperti». E ancora: «È esattamente quello che il Movimento 5 Stelle propone da anni. Se davvero il Governo vuole rimettere mano al progetto della Gronda, si parta da un principio semplice: sì a progetti che tengano conto dell’equilibrio del territorio e delle reali esigenze di mobilità». La chiusura è politica e polemica insieme: «Prima di aprire nuovi tavoli, qualcuno dovrebbe anche avere l’onestà di chiedere scusa. Per anni siamo stati attaccati per aver contestato un progetto che oggi gli stessi promotori definiscono eccessivamente impattante. La realtà è che avevamo ragione noi».

Sul fronte di Alleanza Verdi e Sinistra e della Lista Orlando, la linea è ancora più radicale e punta apertamente all’archiviazione della Gronda. La capogruppo di Avs in Regione Selena Candia e il capogruppo della Lista Orlando Gianni Pastorino sostengono che all’estero si investe sul trasporto pubblico mentre in Italia si continua a discutere di un’opera ritenuta «costosissima e inutile», che adesso lo stesso viceministro scoprirebbe anche irrealizzabile. Secondo i due esponenti, solo il potenziamento della A7 potrebbe avere un senso in relazione al porto, mentre il resto non avrebbe mai avuto una reale utilità. Candia e Pastorino definiscono anacronistica la bretella di Ponente della Gronda e contestano l’idea, ripetuta per anni, che essa avrebbe risolto i mali della viabilità ligure assorbendo una quota significativa del traffico che attraversa la A10. A loro giudizio, la vera alternativa sarebbe stata ridurre il traffico interno alla città spostando utenti dall’auto privata al trasporto pubblico. La loro conclusione è netta: la sostenibilità passa dai mezzi pubblici e dal rispetto del territorio, e proprio per questo salutano con soddisfazione quella che, nelle loro parole, dovrebbe diventare un’uscita di scena definitiva della Gronda.

Le dichiarazioni del viceministro hanno dunque riaperto un fronte politico che sembrava cristallizzato, ma lo hanno fatto nel modo più esplosivo possibile: mettendo in dubbio l’impianto stesso di un’opera che per anni è stata presentata come decisiva e imminente. Il risultato è un paradosso che pesa su una delle partite infrastrutturali più simboliche della Liguria: mentre il governo apre alla riscrittura del progetto, l’opposizione accusa il centrodestra di avere perso anni, speso risorse e lasciato il territorio fermo allo stesso punto, ma con meno certezze di prima.


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